A sorpresa il Louvre Abu Dhabi rimanda la mostra del Salvator Mundi di Leonardo. Ignoti i motivi

A sole due settimane dall’inaugurazione, il Louvre Abu Dhabi annuncia che la tanto attesa esposizione del Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, l’opera più costosa della storia, è rimandata a data da destinarsi. Sconosciute le motivazioni ed intanto cresce la schiera di coloro che reputano che l’opera non sia di Leonardo…

Talmente incredibile che non riuscivamo a crederci. Abbiamo letto il comunicato stampa emesso dal Louvre Abu Dhabi almeno due volte per convincerci che fosse vero. La tanto attesa esposizione del Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, annunciata da mesi e prevista per il prossimo 18 settembre, è stata rimandata a data da destinarsi. Nessun cenno nel comunicato alle motivazioni di questo sorprendente rinvio. Poche righe che ricordano come il quadro sia uno dei venti dipinti sopravvissuti conosciuti dal maestro del Rinascimento italiano e null’altro. La nota si conclude con un laconico “Ulteriori dettagli saranno annunciati presto. Fine” che lascia alquanto interdetti.

UN’ATTESA SPASMODICA

Louvre Abu Dhabi, ph. Mariacristina Ferraioli
Louvre Abu Dhabi, ph. Mariacristina Ferraioli

Da quando è apparso sul mercato il Salvator Mundi non ha fatto altro che alimentare dibattiti sulla sua effettiva attribuzione generando un’attenzione mediatica senza precedenti. Un interesse che è cresciuto esponenzialmente dopo la vendita all’asta da Christie’s a New York, a novembre 2017, per la cifra straordinaria di 450 milioni di euro. Il prezzo più alto mai pagato per un’opera d’arte.Per settimane ci si è interrogati su chi fosse il facoltoso collezionista in grado di spendere una cifra tale per acquistare un dipinto. Poche settimane di attesa e poi l’annuncio sul profilo Instagram del museo emirino per comunicare al mondo che il dipinto di Leonardo da Vinci era pronto a volare verso il Louvre Abu Dhabi. L’opera è diventata così, in un solo colpo, il pezzo forte della collezione del Louvre Abu Dhabi, contraltare simbolico della Gioconda a Parigi. Un’attenta strategia mediatica ha portato a centellinare le notizie sull’effettiva esposizione del capolavoro procrastinata di quasi un anno rispetto all’acquisto. Un’operazione di marketing scaltrissima che ha alimentato l’attesa del pubblico per ammirare l’opera dal vivo, trasformando di fatto l’esposizione del quadro in un evento imperdibile.La data stabilita era il 18 settembre. Almeno fino a poche ore fa.

NON UN BUON SEGNALE

Louvre Abu Dhabi Exterior view © Louvre Abu Dhabi – Photography Roland Halbe
Louvre Abu Dhabi Exterior view © Louvre Abu Dhabi – Photography Roland Halbe

Senza dubbio, l’acquisizione del capolavoro di Leonardo ad una settimana dall’inaugurazione del museo è stato un colpo epocale, soprattutto in termini di pubblicità e ritorno d’immagine, che ha reso chiaro al mondo quali siano le forze economiche messe in campo dall’Emirato. Una macchina apparentemente perfetta che cammina grazie alla collaborazione integrata tra il Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e la casa madre parigina, responsabile di fatto della programmazione culturale e delle scelte per quanto riguarda la collezione. Dunque, anche dell’acquisto del dipinto di Leonardo. E per rimarcare il legame assoluto tra i due museo, il Salvator Mundi dopo essere stato esposto per qualche mese negli Emirati dovrebbe volare a Parigi, dove sarà il pezzo forte della mostra che celebrerà i 500 anni dalla morte di Leonardo e che si svolgerà dal 24 ottobre 2019 al 24 febbraio 2020. A questo punto il condizionale è d’obbligo perché non è chiaro quale siano le intenzioni dei due musei. Fatto sta che dopo mesi di attesa, un annuncio così improvviso e lapidario, a sole due settimane dalla mostra, getta una luce sinistra sul museo e sull’intera vicenda ed alimenta in maniera consistente quelle voci che sostengono che il dipinto non appartenga a Leonardo da Vinci, ma a Bernardino Luini (Dumenza, circa 1481 – Milano, 1532), discepolo del maestro del Rinascimento. Con l’aggravante che l’immagine del museo, che è stato da poco inserito nella lista del Time dei 100 posti più interessanti da visitare al mondo, rischia di uscirne compromessa.

I DUBBI SULLA PATERNITÀ DELL’OPERA

Non è la prima volta che l’opera viene attribuita a Luini. Realizzata presumibilmente negli stessi anni in cui Leonardo dipinse la Gioconda (1503-1506), l’opera, definita “la più grande riscoperta artistica del XXI secolo”, rappresenta Gesù Cristo benedicente che regge un globo trasparente con la mano sinistra. Storia controversa quella del dipinto che fu registrato per la prima volta nella collezione di Re Carlo I (1600-1649), per poi passare nella collezione del figlio Carlo II prima che se ne perdessero le tracce per un secolo e mezzo. La teoria dell’attribuzione a Luini ha trovato nuovo vigore recentemente quando Matthew Landrus, ricercatore presso il Wolfson College di Oxford e uno dei massimi studiosi di Leonardo, ha di nuovo messo in dubbio la paternità del dipinto al maestro del Rinascimento italiano. Secondo lo studioso il dipinto sarebbe stato realizzato da Luini, uno dei più talentuosi assistenti di Leonardo. “Il segno, il drappeggio d’oro e la modellatura del volto del Salvator Mundi”, ha rivelato Landrus in un’intervista a The Guardian, “presentano notevoli somiglianze stilistiche con il Cristo tra i dottori di Luini (1515-30)”. Solo una piccola parte, che oscilla tra il 5-20%, sarebbe opera di Leonardo intervenuto sul dipinto a lavoro finito e solo sulle ombreggiature con la tecnica dello sfumato per mitigare i cambiamenti intensi nei valori tonali del quadro di Luini. Un’ipotesi che, se confermata, ribalterebbe completamente il valore dell’opera. E mentre crescono ipotesi e illazioni, nessuna nuova data è stata scelta per l’effettiva esposizione del dipinto con la ricorrenza del primo anniversario, il prossimo 11 novembre, che incombe prepotentemente e rischia di essere festeggiato senza la sua opera più importante.

– Mariacristina Ferraioli

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AutoriLeonardo da Vinci, Bernardino Luini
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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.