Cifre mostruose: per 450milioni di dollari venduto a New York il Salvator Mundi di Leonardo

Dopo mesi d’attesa è stato finalmente battuto all’asta da Christie’s New York, il dipinto Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci. Una vendita destinata a rimanere nella storia non solo per la cifra stratosferica raggiunta ma anche perché il dipinto è l’unica opera di Leonardo da sempre in mani private. Abbiamo seguito l’asta in diretta per voi ed ecco cosa è successo…

Leonardo da Vinci, Salvator Mundi
Leonardo da Vinci, Salvator Mundi

Le premesse c’erano tutte anche se probabilmente nessuno si aspettava che il il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519) potesse raggiungere una cifra così. Dopo 19 minuti di rilanci estenuanti, il martelletto del battitore di Christie’s a New York ha chiuso la partita a 400 milioni di dollari. Che tra tasse, diritti d’asta e varie, vuol dire 450.312.000 dollari. La cifra più alta mai pagata per un’opera d’arte.

UN EVENTO STORICO

Il momento in cui viene chiusa l'asta per il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci
Il momento in cui viene chiusa l’asta per il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci

C’era tutta “l’arte che conta” ad assistere all’asta da Christie’s del Salvator Mundi, dipinto realizzato presumibilmente negli stessi anni in cui Leonardo lavorò alla Gioconda (1503-1506) e che è stato, come era prevedibile, il lotto più importante dell’Evening Sale of Post-War and Contemporary Art del 15 novembre. Dal collezionista svizzero Uli Sigg, che possiede la più importante raccolta di arte cinese del mondo a Dasha Zhukova, ex moglie di Roman Abramovič e fondatrice del Garage Museum of Contemporary Art di Mosca, da Budi Tek, il più importante collezionista cinese, a Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani, sorella dell’Emiro del Qatar e presidente dei musei dell’emirato. Ed ancora Eli Broad, uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti e persino Gerhard Richter, tra gli artisti viventi più cari del mondo. Un “parterre des rois” giunto a New York per assistere alla serata-evento in cui il mercato dell’arte moderna, dato sempre un po’ più in crisi rispetto a quello dell’arte contemporanea, si è preso la sua rivincita, mandando in frantumi il record precedente che apparteneva finora ai 300 milioni di dollari pagati per Interchange di Willem De Kooning nel 2015.

UN’OPERA CONTROVERSA

L’opera, considerata “la più grande scoperta artistica del XXI secolo”, ha alle spalle una storia controversa che passa anche attraverso un lungo dibattito sull’attribuzione che ha coinvolto i più grandi studiosi di Leonardo al mondo. Il dipinto, un olio su tavola che rappresenta Gesù Cristo benedicente che regge un globo trasparente con la mano sinistra, è stato a lungo attribuito alla bottega di Leonardo e quindi venduto in varie fasi a prezzi notevolmente inferiori. È stato riconosciuto come un’opera di Leonardo solo nel 2011 quando il dipinto venne incluso nella grande mostra Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan alla National Gallery di Londra. Sono tre gli studiosi internazionali che hanno confermato l’autenticità dell’opera: Pietro C. Marani e Martin Kempt, due tra i maggiori specialisti di Leonardo al mondo. A cui si aggiunge anche Nicholas Penny, direttore della National Gallery di Londra, che ha ospitato il dipinto nella mostra “Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan” nel 2011, certissimo che si tratti di un Leonardo. Di parere contrario Carmen Brambach, esperta di pittura italiana del Rinascimento del Metropolitan Museum di New York, che sostiene che la maggior parte del “Salvator Mundi” sia “stata eseguita da Giovanni Boltraffio, assistente di studio di Leonardo, con qualche passaggio del maestro”

L’OPERA TRA APPARIZIONI E SPARIZIONI

A rendere complicato lo studio dell’opera una serie continua di apparizioni e sparizioni del dipinto che per un lungo periodo è stato addirittura considerato irrimediabilmente perduto. Il Salvator Mundi fu registrato per la prima volta nella collezione di Re Carlo I (1600-1649), per poi essere ereditato dal figlio Carlo II. Per oltre 140 anni non si seppe più nulla del dipinto che riapparve nuovamente nel 1900, quando venne acquistato da Charles Robinson come opera di Bernardino Luini. Nel 1958 il dipinto venne venduto ad un’asta da Sotheby’s per 60 sterline. Non si sa chi fu l’acquirente in quell’occasione perché l’opera scomparve per oltre 50 anni. Riappare nel 2005 acquistato da una piccola casa d’aste americana, ma l’exploit definitivo dell’opera arriva tra il 2011 e il 2012, in occasione della già citata mostra della National Gallery. Dopo anni di indagini e un accurato restauro, infatti, il dipinto è ufficialmente attribuito a Leonardo, e nel 2013 è stato acquistato dal miliardario russo Dmitry Rybolovlev, ultimo proprietario dell’opera, che l’ha acquistata per la cifra stratosferica di 127 milioni di dollari.

UN TROFEO PER ULTRA-MILIARDARI

Chiunque sia il nuovo proprietario, costui ha di certo acquistato un capolavoro che esula dal solo campo dell’arte. Ha comprato uno status, un trofeo desiderato e ambitissimo. Certamente unico. Tutti gli altri 19 dipinti di Leonardo sono, infatti, disseminati tra i più importanti musei del pianeta e dunque giammai accessibili ai privati. Nel mese precedente la vendita il dipinto è andato in tour a Hong Kong, San Francisco e Londra prima di approdare a New York. La scelta di Hong Kong da parte della casa d’asta potrebbe indicare che Christie’s ha ritenuto che ci fosse un forte interesse ad Oriente per l’opera. Che si debba guardare forse ai nuovi mercati per scorgere il proprietario?

– Mariacristina Ferraioli

CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.
  • Angelov

    Uno sguardo che non ha prezzo
    valutato solo 400 milioni di dollari
    riuscirà a salvare dalla bancarotta
    il suo avventato acquirente?