Nonostante abbia trovato dimora nel cuore della tradizione impressionista, il Cneai ha saputo costruirsi un’identità autonoma, che l’ha reso un centro d’arte pluridisciplinare, dall’impronta fortemente contemporanea. Oggi il Cneai festeggia i suoi vent’anni e cambia sede, spostandosi da Chatou a Pantin.

Ha lo statuto di Centro nazionale d’arte contemporanea, il Cneai, acronimo che sta per Centro Nazionale Edizione Arte Immagine, diretto da Sylvie Boulanger. Siamo a Chatou, nel dipartimento dell’Yvelines, ovvero in quella che è universalmente nota come “isola degli impressionisti”. Dove, cioè, venne applicato il metodo dell’en plein air, la pittura all’aperto che contribuì in maniera determinante alla fortuna (non immediata) di quello straordinario gruppo di pittori che operavano a Parigi.

PUBBLICAZIONI D’ARTISTA

Non è stato dunque semplice, per un centro come il Cneai, attirare l’attenzione sulla produzione contemporanea. Il rischio – che ben conosciamo in Italia – era di restare fatalmente ancorati a un passato glorioso.
Ma non è questo il caso: in vent’anni, il Cneai è riuscito a ritagliarsi un’identità molto definita, lavorando in primo luogo su un’estesa collezione di edizioni, multipli e pubblicazioni d’artista. Sotto il nome FMRA sono infatti raccolti 12mila “vinili, libri, riviste, poster, flyer, adesivi, cassette, dépliant, cartoline, cd, dvd, pagine web, libri da colorare ecc.”, con un arco temporale che si apre negli Anni Sessanta e arriva a oggi, e una rosa di nomi di oltre 2.500 artisti. Va da sé che un’istituzione del genere si sia costituita anche come editore, producendo lo stesso genere di opere che colleziona; e così finora sono usciti 74 titoli, con progetti firmati da artisti quali Yona Friedman, Hans-Peter Feldmann e Leonor Antunes, e tutto questa senza contare l’attività di produzione di multipli.
Nella stessa linea di lavoro, raro esempio di coerenza, nel 2004 è stato fondato il Salon Light, fiera dedicata agli editori di pubblicazioni d’artista. Dieci anni per dieci edizioni, finché nel 2015 l’evento ha cambiato nome per diventare Salon MAD, allargando il campo d’intervento ma restando nell’ambito di stampe, multipli, libri, film e dischi d’artista.

One Sculpture a Day, David de Tsharner, vue d'exposition, photo cneai =
One Sculpture a Day, David de Tsharner, vue d’exposition, photo cneai =

RESIDENZA, SCULTURE E MUSEO

In secondo luogo, nel 2006 – alle soglie del primo decennale – è stata avviata la residenza d’artista Maison Flottante, naturalmente sull’acqua, commissionata al duo di designer bretone Ronan & Erwan Bouroullec e realizzata insieme alla coppia di architetti Jean-Marie Finot e Denis Daversin. Attraccata accanto al centro d’arte, “ospita per durate variabili autori, artisti, scrittori, teorici per concepire e realizzare progetti votati alla pubblicazione, spesso a più mani”.
E già sarebbe moltissimo, ma il Cneai non si è fermato, e dal 2010 ha iniziato le attività di un “museo senza muri”, ovvero una serie di opere collocate in esterno (tutte firmate da Yona Friedman), mentre la sede della Maison Levanneur nel 2012 veniva ristrutturata dagli architetti Philippe Bona ed Elisabeth Lemercier.

UN PROGRAMMA INTERDISCIPLINARE

Se tutto questo riguarda gli spazi fisici, il contenitore, sul fronte dei contenuti l’intensità dell’impegno non è stato minore: “Il Cneai ha inventato un nuovo modello di programmazione collaborativa”, raccontano. “Ogni stagione, dei gruppi di ricerca generano – insieme a numerosi partenariati scientifici – un programma di creazione ed esposizioni”. Collaborazione che si estende al pubblico, poiché “i progetti sono inaugurati da un festival interdisciplinare aperto a tutti e gratuito”.

Salon Light #10 at cneai =
Salon Light #10 at cneai =

UNA NUOVA VITA PER IL CNEAI

Di tutto questo parliamo perché, per festeggiare i vent’anni, il Cneai chiude. E non è uno scherzo. Chiude negli spazi di Chatou per trasferirsi a settembre in quel di Pantin, sul canale dell’Ourcq (si resta a bordo acqua, perché va bene cambiare, ma l’identità si mantiene), negli spazi degli ex Magazzini generali.
Per festeggiare il ventennio appena trascorso, il Cneai guarda al passato in maniera divertente e divertita, invitando il pubblico a un pic-nic e a una serata sull’isola del impressionisti. Un evento che si terrà domani sera, il 6 luglio, e se avrete voglia di andarci abbigliati in stile, tanto di guadagnato. E poi l’8 e 9 luglio ci saranno le performance di Yona Friedman, con 600 hula-hoop “inclusivi”, e le mostre di Pascal Doury e Jean-Baptiste Caron allestite fino al 22 luglio.
Dopodiché, si chiude veramente e l’appuntamento sarà per il 9 settembre. A Pantin, questa volta.

– Marco Enrico Giacomelli

www.cneai.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.