Licenziato in Germania il sociologo scomodo. Andrej Holm avrebbe militato nella Stasi

Il motivo centrale del licenziamento sarebbe una militanza di cinque mesi nella polizia militare della Ddr nel 1989, l’anno del crollo del muro. Per i suoi sostenitori però l’azione contro il famoso sociologo sarebbe da attribuire al suo impegno a favore delle politiche per un’edilizia sociale, contro gli interessi privati e la speculazione

Andrej Holm
Andrej Holm

La notizia è rimbalzata su molti giornali tedeschi e, in Italia, è stata raccolta negli scorsi giorni da un articolo firmato da Jacopo Rosatelli su Il Manifesto. Il sociologo Andrej Holm è stato licenziato dall’università Humboldt a Berlino: la colpa del famoso esperto di urban studies sarebbe stata quella di aver militato per cinque mesi, a 18 anni, nella Stasi, la polizia politica della Ddr, nel 1989. Ora questo ricordo di un passato ormai vecchio quasi trent’anni torna come un boomerang a interferire con la vita del docente: “si è rotto il rapporto di fiducia”, spiegano i portavoce dell’Università. “Il docente avrebbe dovuto segnalare questa macchia nel suo cv, fin dal tempo della sua assunzione, nel 2005”. Per lo stesso motivo Holm ha dovuto dimettersi dalla carica di Sottosegretario presso il Senato di Berlino – Dipartimento per lo sviluppo urbano, che aveva assunto a dicembre su invito del partito di sinistra Die Linke. Ma quello che sembrerebbe un j’accuse nei confronti del quarantaseienne per qualcosa accaduto tempo fa, assumerebbe per i suoi sostenitori i contorni di quella che in Italia si chiama macchina del fango.

LA MACCHINA DEL FANGO

Holm è infatti un intellettuale politicamente molto attivo, che ha sposato la lotta dei movimenti berlinesi contro la speculazione edilizia e la gentrificazione e non è stato mai, come spiega Rosatelli, molto apprezzato dai socialdemocratici del partito di sinistra Spd, di cui fa parte anche il rettore della Università Humboldt. Lo studioso su twitter non fa molti riferimenti al licenziamento, ma nel frattempo sul suo blog commenta così le dimissioni da sottosegretario: “Per me è molto chiaro che il dibattito che si è scatenato in queste ultime settimane non ha solo a che vedere con la mia persona, quanto con cosa voglio fare all’interno della sinistra di questo governo: promuovere politiche sociali e urbane che diano priorità alle persone e non ai profitti privati. Ecco perché la pressione contro di me è stata enorme ed ecco perché tantissime persone, invece, mi hanno sostenuto (a Berlino c’è stata una raccolta di firme di 16mila cittadini a favore del sociologo, ndr)”.

CITTÀ, HOUSING E SVILUPPO URBANO AL CENTRO DEL DIBATTITO

Le polemiche di coloro che non mi vogliono come Sottosegretario, ma anche la questione del licenziamento, hanno dimostrato che il problema non è la questione relativa alla Stasi, ma la paura del cambiamento e le politiche di housing sociale”, ha continuato il sociologo, dimostrando come sui temi della città, della riqualificazione in opposizione alla gentrification e della relazione tra casa, tessuto urbano, quartieri e comunità si sta giocando la partita del presente. Lo dimostra, in un contesto solo apparentemente meno politico, anche lo scandalo che l’intervento di Patrick Schumacher, alle redini dello studio Zaha Hadid Architects, ha generato al World Architecture Festival di Berlino lo scorso novembre. Come già riportato da Artribune il suo discorso inneggiava, infatti, all’abolizione dell’edilizia sociale, dei piani regolatori, alla promozione della privatizzazione dello spazio pubblico. A seguito dell’exploit di Schumacher, tedesco naturalizzato britannico, fondatore della disciplina da lui stesso chiamata parametricismo, lo studio di Hadid ha pubblicato una lettera aperta per prendere le distanze dalle sue affermazioni, a dimostrazione di quanto sia nevralgico il tema in questo momento, non solo nel dibattito culturale.

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