Moda. Lo sciroppo di Gucci, il pastis di Rihanna

Valgono di più le sciroppose collezioni che, stagione dopo stagione, presenta per Gucci Alessandro Michele a Milano o la freakness ormonale messa in scena da Rihanna qualche giorno fa a Parigi con la sua Fenty per Puma line? Aldo Premoli dice la sua.

Fenty for Puma 2017
Fenty for Puma 2017

DUE COLLEZIONI UN PROPRIETARIO
Il bello è che sia Alessandro Michele sia Rihanna lavorano per lo stesso dominus, quel François-Henri Pinault, fresco erede di un padre che ha fatto fortuna con il commercio di legname con i materiali da costruzione e poi con la distribuzione di materiale elettrico… in Africa. François Pinaut, a partire dal 1999, si è poi comprato Gucci, Bottega Veneta, Ysl, Balenciaga, Stella McCartney, Sergio Rossi, Alexander McQueen e Boucheron. L’erede François-Henri prima si è sposato la bellissima Salma Hayek e poi ha aggiunto a questo impero da 14,6 miliardi di euro l’anno il marchio sportivo Puma. Ha fiutato subito che, lusso o non lusso, il futuro dell’abbigliamento si trova nel continente gymn.
Sì lo so, le vestali della moda non amano scendere in questi dettagli, preferiscono tratteggiare ad acquarello le prodezze di una rouche o di una lunghezza o citare riferimenti colti per sentirsi all’altezza delle “coltissime” cartelle stampa che accompagnano ogni presentazione di Michele. Ma io non sono una vestale e sono interessato alla moda come a uno – ma straordinario – tra i possibili indicatori di un’epoca o, forse senza esagerare, anche solo di un momento che stiamo vivendo.

Fenty for Puma 2017
Fenty for Puma 2017

RIHANNA, LA FREAK
Così quando guardo alla sfilata di Gucci penso: cosa? Per chi? Perché? Quando? E un sorriso affiora inevitabilmente alle labbra. Quando guardo alla freakness di Rihanna penso che esprime un’estetica per me aliena. Ma comunque interessante. Rihanna è una couturier? Per niente, è una celebrity planetaria che presta la sua enorme popolarità per spostare la percezione di un marchio sportivo. In cambio di una consistente quantità di denaro. Ha disegnato lei questi abiti? È stata lei a fornire il concetto dello show? Ne ha fornito per lo meno l’ispirazione? Non importa a nessuno.
Però presenta la “sua” collezione a Parigi all’Hotel Salomon de Rotshild, costruito nel XIX secolo nell’ottavo arrondissement, sede un tempo di show super classici come quelli di Yves Saint Laurent e Valentino Garavani. E sono state scelte a questo scopo modelle perfette per rinfocolare le attualissime polemiche sulla teoria gender. Sono tutte-tutti bellissimi, tutte-tutti un po’ Maria Antonietta. A qualsiasi razza o sesso appartengano, sono state infilate dentro corsetti allacciati con cordini che sono maxi stringhe e incrociati a super classici dell’abbigliamento gymn. Un pasticcio sfacciato, realizzato in tessuti lussuosissimi e plastiche altrettanto costose. Operazione riuscita? Che importa, non è di certo quello che venderà Puma.
Pastis all’anice dunque o sciroppo all’albicocca?

Aldo Pemoli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. In questo periodo ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualemnte è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiuesta”, direttore della piattaforma super local SudStyle.it. Senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide. A Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Nel 2021 ha fondato La Cernobbina Artstudio. Svolge la sua attività di visiting professor per Accademie del nord come del Sud della penisola.