La nuova Galleria Nazionale di Roma. L’opinione di Costantino D’Orazio

A poche ore dall’opening della nuova mostra allestita presso il museo capitolino, una riflessione sull’operato del direttore Cristiana Collu e sul suo approccio anti-accademico a una storica istituzione romana.

Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni

ADDIO ALLA MANUALISTICA
Cristiana Collu ha personalizzato in modo estremamente radicale l’allestimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. E in tempi di super-direttori di musei non possiamo sorprenderci per questa scelta curatoriale, legittima e autorizzata. Via la visione “manualistica” e accademica della storia dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento, dentro una serie di connessioni elaborate con l’ausilio di Saretto Cincinelli (a cui, credo, vada il merito di aver dato un posto d’onore a Daniela De Lorenzo e Antonio Catelani, due bravi artisti fiorentini che la scena nazionale aveva un po’ perso di vista).
Un’operazione provocatoria che punta a far discutere, perché la Galleria Nazionale (come adesso basta chiamarla) è sempre stata il punto di riferimento della nostra storia dell’arte moderna, un percorso ordinato e progressivo, l’esperienza fondamentale di ogni studente, da ripetere più volte durante la propria vita per rileggere con sguardi diversi gli artisti e le opere che hanno costruito il nostro presente. Negli ultimi decenni, mai nessuno si era permesso di mettere in discussione la funzione “didattica” dell’allestimento della collezione della GNAM. Nessuno, prima di Cristiana Collu.

Cristiana Collu - photo Adolfo Franzò
Cristiana Collu – photo Adolfo Franzò

UN NUOVO APPROCCIO
Ha fatto bene? Come ha osato? Dove andranno i poveri professori del liceo a insegnare l’arte moderna? Cosa consiglieranno i professori universitari alle loro matricole? Come l’operazione del super-direttore, anche queste domande sono lecite.
Ma, al contrario di quanto si possa pensare a prima vista, forse questo allestimento è il più formativo che si potesse pensare oggi. È un percorso al passo con i tempi. Risponde al modo in cui oggi procede la formazione dei giovani e l’aggiornamento degli adulti. Fluida, orizzontale, eternamente presente, l’arte moderna e contemporanea può essere letta come un intreccio di suggestioni, frutto di una visione del tutto personale e opinabile. Magari così la GNAM diventerà il posto più frequentato dai giovani, proprio perché potranno “navigare” nelle sale proprio come fanno sul loro smartphone.
Certo, il fatto che questo accada alla Galleria Nazionale fa una certa impressione. Rischia di scardinare anche le sicurezze più consolidate. Soprattutto se ciò avviene senza il briciolo di una spiegazione, di un testo introduttivo, di una didascalia. Senza alcun approfondimento del pensiero che ha mosso Collu e Cincinelli all’accostamento delle opere.
In molti casi, il legame è talmente evidente (forse un po’ troppo?) che non c’è bisogno di alcun approfondimento (oppure no?): la figura femminile sdraiata ha affascinato generazioni di artisti, le rovine del Foro Romano passano indenni tra i pittori del Grand Tour, le sculture fumetto di Pascali e le foto di Basilico, la cera piace a Medardo Rosso come ad Alessandro Piangiamore, le ninfee, poi, un must da Monet ad Arienti.
In altri è un po’ più criptico: i segni di Capogrossi di fronte a una fotografia di Jeff Wall, una natura morta di Morandi accanto a un Concetto Spaziale di Fontana.
Ma forse l’obiettivo è proprio quello di far lavorare il nostro cervello, spiazzare il nostro sguardo, costringerci ad abbandonare le nostre “magnifiche sorti e progressive”.

Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni

UNA PROPOSTA TEMPORANEA?
È corretto che tutto questo accada alla Galleria Nazionale? È giusto che la madre di tutti i musei d’arte moderna e contemporanea d’Italia rinunci a essere il grembo a cui tutti noi tornavamo per rimettere in ordine i nostri pensieri e trovare una soluzione ai nostri dubbi?
Poi viene in mente che questo non è il riallestimento permanente della collezione, bensì una mostra temporanea (con un titolo, una data di inizio e fine) che il 15 aprile 2018 chiuderà. E tutto, forse, tornerà al suo posto: la GNAM si è solo presa un momento di pausa e ha lasciato spazio a una proposta, un tentativo, un’idea. Giusto, spazio alle idee, ma con il coraggio di spiegarle fino in fondo e la consapevolezza che si tratta di opinioni disponibili a essere messe in discussione.
E allora, che dibattito sia!

Costantino D’Orazio

Roma // fino al 15 aprile 2018
Time is Out of Joint
a cura di Cristiana Collu in collaborazione con Saretto Cincinelli
GNAM
Viale delle Belle Arti 13106 32298221
[email protected]
http://lagallerianazionale.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56677/time-is-out-of-joint/

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Costantino D'Orazio
Costantino D'Orazio (Roma, 1974) è uno storico dell'arte e saggista.

8 COMMENTS

  1. Si se é mostra temporanea. Anche in altri musei si sono fatti accostamenti per temi eccetera. Ma l’arte non si conosce tramite navigazioni casuali con lo smartphone e non si puó negare ogni ricostruzione storica come un persistere di passate “magnifiche sorti e progressive” . Le opere spogliate del loro contesto , dei loro rapporti diventano gusci vuoti per tutti gli usi , ma l’uso è il parente povero dell’interpretazione

  2. Quindi una grande opera di arredamento d’interni? Perché cos’è un’opera decontestualizzata e non giustificata nel suo disporsi in un determinato spazio accanto ad altri oggetti? Ma non era già stato fatto al Mart? Eclettismo da cabinet de curiosites in definitiva snobistico, non certo giovanilista. Chiediamoci piuttosto se questa apparente libertà interpretativa e facilità non nascondano semplice incompetenza per la materia che si sta maneggiando…

  3. Non male, ma non nuovo, visto che Gino Marotta ha già “relazionato” le sue opere contemporanee con quelle storicizzate presenti nelle sale nel 2012, con la sua splendida mostra “Relazioni pericolose”. Forse la Collu ha preso spunto proprio da lui!

  4. Gli smartphone servono e sono determinanti per publicizzare gli eventi, non a omologarli. Non penso che nell’aldilà ci sia bisogno dello smartphone o di pokemon per interagire con l’Assoluto.

  5. Sinceramente il “nuovo” concetto mi sembra più antiquato del “vecchio”, anche perché non c’è una disposizione davvero eterogenea, ma una giustapposizione infantile e estremamente kitsch in molti casi (vedi le statue neoclassiche addossate a pezzi contemporanei come in un colpevole horror vacui). Se deve esserci eterogeneità, allora si è fallito anche in questo. La galleria vive in funzione della sua didatticità: giusto non considerarla inamovibile, figuriamoci. Ma rimarrà comunque così per due anni: due anni di “mostra di museo”, un frullatone in nome di un concetto mitteleuropeo che va solo a far male alle singole opere. E tanti complimentoni per l’angolo con “rosso” di Burri e la battaglia di Fattori. “Il sangue, il sangueeeee!”

    • Sicuramente bisogna sostenere i vecchi artisti italiani e i giovani amici degli amici a far nulla

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