Lugano. Perno e perla del Ticino

Compie un anno il LAC, edificio che raccoglie in sé l’arte, il teatro, la danza e la musica. Ed è già diventato il fiore all’occhiello della cultura a Lugano. Ma la città e il Canton Ticino hanno in serbo diverse altre sorprese…

LAC, Lugano - esterno panoramico ©LAC 2015 - photo Studio Pagi
LAC, Lugano - esterno panoramico ©LAC 2015 - photo Studio Pagi

Per anni riflesso automatico domenicale dei milanesi, la gita a Lugano ha perso nel tempo un po’ di smalto – complici anche i costi dei treni e il famigerato bollo autostradale, necessario per non dover ricorrere alle tortuose strade statali. Tagliato anche il cordone ombelicale televisivo (ormai da tempo la RSI non si riceve più in Italia), il vicinissimo Canton Ticino sembrava essersi in un certo senso allontanato.
Da qualche anno, però, l’offerta culturale costituisce un ottimo motivo per una visita a Lugano (e dintorni). Nel campo delle arti visive, la rincorsa è stata lunga: negli Anni Novanta e Zero, le mostre di nomi di richiamo come Botero e Basquiat, curate da Rudy Chiappini al Museo d’Arte; poi il progressivo allontanamento dagli artisti locali; infine l’interregno di Bruno Corà, che con Marco Franciolli ha iniziato una serie di mostre di grande qualità. Una serie portata poi avanti dal solo Franciolli (con l’ausilio di Bettina della Casa, Elio Schenini e Guido Comis), prima alla guida del Museo Cantonale e del Museo d’Arte, ora direttore del Masi, la sezione di arti visive del LAC – Lugano Arte Cultura che riunisce l’istituzione comunale e quella cantonale.

PRIMA CANDELINA SUL LAC
Ha già un anno di vita il Lac: annunciato inizialmente per il 2013, all’inizio di settembre 2015 ha aperto il nuovo centro culturale (più di cento milioni di euro di finanziamento pubblico) che vuole fare di Lugano un punto di riferimento sul piano turistico e culturale. Al centro del lungolago, l’ampia Piazza Luini – abbracciata dalle due ali del palazzo – è un bel viatico per il monumentale ingresso. L’architettura di Ivano Gianola, a un primo impatto un po’ algida, si rivela in realtà accogliente. Le arti visive sono distribuite su tre piani in sale dagli spazi modulabili – 2.500 mq, con il sotterraneo che presenta con ingresso gratuito estratti della collezione a rotazione, e gli altri due piani dedicati alle temporanee. Unica pecca, le luci: se le due stanze affacciate sul lago godono di una luce naturale davvero invidiabile, quelle interne sono immerse in un’atmosfera un po’ buia. Musica e teatro hanno invece a disposizione tre sale dagli alti requisiti tecnici: Sala teatro, Teatro studio e Sala 4. E nell’ampia hall ci sono anche una libreria e un bar.

Anthony McCall – Solid Light Works - veduta della mostra presso MASILugano, Lugano 2015 - photo Stefania Beretta, Verscio
Anthony McCall – Solid Light Works – veduta della mostra presso MASILugano, Lugano 2015 – photo Stefania Beretta, Verscio

Per quanto riguarda il settore arti visive, dunque, il Lac ha riunito in un’unica istituzione –denominata Masi e diretta da Marco Franciolli – il Museo Cantonale e il Museo d’Arte (comunale). Il programma di mostre del primo anno è stato certamente di livello. Magari non sempre sperimentale come accadeva con le mostre precedenti, ma sempre rigoroso e d’impatto, tra taglio scientifico e divulgativo nel senso migliore del termine.
L’esordio è stato affidato a Orizzonte Nord-sud, mostra con pregevoli confronti a coppie (de Chirico/Böcklin, Casorati/Vallotton, Fontana/Giacometti…), che indicava la Svizzera e il Ticino come crocevia tra rigore mitteleuropeo di stampo post-romantico e aperture (iconografiche e di atmosfera) verso il “calore” mediterraneo. In contemporanea, la mostra di Anthony McCall concedeva qualcosa in più alla spettacolarità, mentre nello Spazio -1 i coniugi Olgiati proponevano una bellissima installazione di Giulio Paolini. Forse però il capolavoro del primo anno è stata la successiva mostra su Rodchenko fotografo, esposizione ricca di scatti che andava molto oltre le immagini più conosciute del grande costruttivista; così come la monografica su Dieter Roth faceva scoprire a fondo il suo periodo meravigliosamente sperimentale degli Anni Settanta e Ottanta. La Press Art, infine, è protagonista della mostra estiva del 2016, che presenta la Collezione Nobel, dedicata esclusivamente a opere che contengono riviste e giornali o vi si riferiscono. Un modo originale per ripercorrere la storia dell’arte e del mondo dal Novecento a oggi.
Per l’autunno, dal 4 settembre, il programma prevede una grande mostra su Paul Signac con 150 opere da una collezione privata svizzera. In ottobre, poi, il Masi aggiungerà un nuovo tassello alla generale e benemerita riscoperta di Antonio Calderara, con una retrospettiva che parte dal poco conosciuto periodo figurativo per poi analizzare il peculiare astrattismo dell’artista lombardo. In novembre sarà la volta del giovane Marco Scorti, vincitore del premio Manor Ticino.

Marco Scorti, Untitled #3, 2009
Marco Scorti, Untitled #3, 2009

E poi lo Spazio -1: succursale niente affatto secondaria, lo spazio espositivo ricavato all’esterno del Lac all’inizio di riva Caccia è da non perdere, perché ospita un estratto della Collezione dei coniugi Olgiati, in via di donazione definitiva al Lac. Vi si possono vedere opere dal Futurismo al Nouveau réalisme fino a tanto ottimo contemporaneo: Walker, Tillmans, Vo, Wool, Quaytman, Vezzoli, Gordon… E vi si tengono mostre temporanee, come quella citata di Paolini e poi Sulla croce, a tema religioso e politico-sociale. Il 18 settembre sarà la volta di un’esposizione dei coniugi Kabakov. Altra sede esterna da non sottovalutare, l’ex Museo Cantonale, ora ribattezzato Palazzo Reali. Se le grandi mostre sono ormai al Masi, lo storico museo di via Canova propone mostre di ricerca e insolite (come la bella monografica di recente dedicata ad Armand Schulthess), oppure appendici delle mostre che si tengono al Lac, con un occhio speciale sull’arte del territorio ticinese.
Passando al teatro, il direttore Carmelo Rifici ha già presentato la stagione 2016/17, intitolata Logos, tra prosa, danza, circo e musica. Tra i registi attesi, nomi come Romeo Castellucci, Emma Dante e Cristoph Marthaler. Il programma di Luganomusica è invece diretto da Etienne Reymond. Celebrata l’ultima edizione dell’ormai tradizionale Progetto Marta Argerich, chiuso per mancanza di fondi, per il 2016-17 si attendono nella Sala teatro orchestre ospiti come la Budapest festival orchestra, l’orchestra filarmonica della BBC e l’Orchestra dell’accademia nazionale di Santa Cecilia, oltre naturalmente alla gloriosa Orchestra della Svizzera italiana. La sala Teatrostudio è invece adibita alla musica da camera, mentre la Sala 4 vede la proiezione di film e video su temi musicali.

Lugano e l'arte - (c) Artribune Magazine
Lugano e l’arte – (c) Artribune Magazine

AFFRESCHI E GALLERIE PRIVATE
Dall’arte contemporanea si passa subito all’architettura e alla pittura antica: di fianco al Lac sorge la chiesa di Santa Maria degli Angioli, terminata nel 1515, da non perdere in particolare per l’affresco di Bernardino Luini. Ecco poi la “mitica” via Nassa, la strada dello shopping per eccellenza, con tutto il campionario tipico di abiti di lusso, gioielli, orologi di botteghe storiche come Somazzi e tabacco di qualità – per il cioccolato meglio invece addentrarsi nelle vie retrostanti.
Ma via Nassa negli ultimi anni è diventata anche sede di gallerie d’arte. Se è durata poco la permanenza di Sperone, rimangono Allegra Ravizza e la Imago Art Gallery. Uscendo da via Nassa ci sono poi, fra gli altri Cortesi, Studio Dabbeni, De Primi, Photografica Fine art e Monica de Cardenas che, dopo la prima sede svizzera a Zuoz, ha aperto anche a Lugano. Ad Agra, poi, nelle immediate vicinanze, c’è un nome importante come Buchmann.
Non solo contemporaneo, però. Nella centralissima piazza della Riforma, nella quale si sbuca percorrendo via Nassa, c’è Canesso, che propone pittura antica italiana. E anche Lugano ha la sua serata di apertura congiunta delle gallerie, la Open gallery, in programma due volte l’anno in aprile e in dicembre. Quello delle gallerie private è un settore che è stato per anni un po’ carente in città, ma che negli ultimi tempi ha visto varie aperture di livello e trasferimenti di gallerie in precedenza attive altrove. In fondo, sembrano funzionare meglio le proposte storiche o storicizzate, e stenta un po’ di più il contemporaneo stretto.
Una galleria giovane come la Theca Gallery, ad esempio, con un programma dedicato al contemporaneo, aveva esordito a Lugano per poi trasferirsi a Milano dopo un anno. Il titolare Andrea Alpini spiega: “Avevo aperto a Lugano perché riconoscevo nella Svizzera alcuni valori e metodi di lavoro, quali previsione e rigore. Ma, nonostante le collaborazioni esterne con banche e la partecipazione a fiere internazionali, ho deciso di spostarmi dopo un anno a Milano perché volevo lavorare a più stretto contatto con curatori e istituzioni e confrontarmi attivamente con un pubblico più ampio e preparato sui temi di ricerca proposti dalla galleria”. Allegra Ravizza, invece, che si dedica maggiormente a nomi storicizzati, sembra soddisfatta della scelta di trasferirsi in terra elvetica: “Mi sono trasferita a Lugano perché il programma della mia galleria, specializzata nelle avanguardie degli Anni Sessanta e Settanta con un’attenzione particolare ai Gruppi N e Zero, trova da sempre maggior interesse fra i collezionisti svizzeri e tedeschi rispetto a quelli italiani. Ci tengo a sottolineare che la mia scelta di aprire a Lugano non ha niente a che vedere con ragioni fiscali o con interessi legati alla voluntary disclosure. Inoltre la qualità della vita a Lugano è ottima… e anche il clima!”.

La Chiesa di Santa Maria degli Angioli a Lugano, con gli affreschi di Bernardino Luini
La Chiesa di Santa Maria degli Angioli a Lugano, con gli affreschi di Bernardino Luini

IL MUSEO DELLE CULTURE E LO STORICO CANTONALE
Riprendendo il nostro percorso: da piazza Riforma, sotto lo sguardo delle sculture di Lorenzo Vela che decorano la facciata del Palazzo Civico, sede del Consiglio Comunale (e all’interno, nel vestibolo, c’è un altro sguardo difficile da dimenticare, quello dell’accigliato Spartaco di Vincenzo Vela), si prosegue per via Canova dove sorge l’ex museo Cantonale, che propone ancora mostre di livello. E continua a esporre giovani ticinesi e svizzeri, da noi poco conosciuti ma sperimentali e interessanti – si veda il ciclo di mostre dedicate ai giovani che da anni anima l’ala est del museo.
Di nuovo sul lungolago, un’atmosfera a parte ed estremamente rilassante è quella che si trova all’interno del Parco Ciani, che giunge fino al Lido (al suo interno la Villa Ciani, ottima per quanto difficile sede espositiva, è ultimamente un po’ trascurata dopo aver ospitato mostre come quella di Tony Cragg). Qualche passo ancora e c’è il Museo delle culture, con mostre strettamente etnografiche ed esposizioni che istituiscono collegamenti col linguaggio artistico contemporaneo. E un’altra sede suggestiva di mostre pubbliche, finora sottoutilizzata, è la limonaia di Villa Saroli, a due passi dal centro allontanandosi dal lungolago.

L’ARCHITETTURA
Tornando verso il centro e piazza Riforma, difficile sottrarsi alla visita da Münger, storica pasticceria/bar in via Luvini che rappresenta una buona alternativa a pizzerie e ristoranti, mai economici da queste parti. Non rimane che affrontare l’impegnativa scalata verso stazione (la funicolare è fuori uso fino al prossimo dicembre) passando per via Cattedrale o per la salita Chiattone e i loro negozi fra il tipico e il turistico.
Ma un altro itinerario possibile è quello architettonico, che non manca di edifici contemporanei: a Lugano si incontrano molti esempi di costruzioni della cosiddetta scuola ticinese. Dell’esponente più in vista, Mario Botta, si possono vedere il Palazzo dei Cinque continenti nel quartiere Paradiso, la biblioteca Salita dei frati e la sede della BSI. E sulle Prealpi luganesi, sulla cima del monte Tamaro, c’è la chiesa progettata da Botta e affrescata da Enzo Cucchi. L’esempio più recente delle realizzazioni della scuola ticinese è poi ovviamente il Lac di Ivano Gianola.

Museo Vincenzo Vela, Ligornetto
Museo Vincenzo Vela, Ligornetto

I FESTIVAL
Infine, capitolo festival. In luglio e agosto si svolge il Longlake, diffuso in tutta la città e suddiviso in dieci sottoprogrammi, tra musica jazz, classica, pop e dance, urban art, teatro… In luglio, il Lugano Buskers Festival invade il lungolago e il Parco Ciani con l’arte di strada. Le vie dei Pardi, poi, è una succursale luganese del Festival del cinema di Locarno: in agosto vengono proiettate alcune delle pellicole presentate durante la rassegna. E in settembre apre anche una fiera d’arte: la Wopart, dedicata interamente alle opere su carta.

NON SOLO LUGANO
Da tempo il Ticino cerca di scrollarsi di dosso la nomea di cantone “minore” della Svizzera. Almeno in campo artistico si stanno facendo grandi passi avanti, oltre che con l’apertura del Lac, anche instaurando collaborazioni con importanti musei della svizzera tedesca e francese. E non va dimenticato il gran numero di musei di qualità che costellano le altre città del Cantone.
Già a Montagnola, poco sopra Lugano, c’è Il Museo Herman Hesse, ospitato a Casa Camuzzi, dove lo scrittore (qui presentato anche in veste di pittore) visse. A Bré c’è invece il museo dedicato a Wilhelm Schmid, esponente della Nuova Oggettività. Allontanandosi da Lugano: a Chiasso, cittadina di frontiera, vale la visita il M.a.x. museo. La sua vocazione principale è la grafica del Novecento, ma vi si tengono anche ottime mostre di arte contemporanea oltre a mostre sull’incisione antica.
A Mendrisio, il Museo d’Arte spazia dall’antico al moderno al contemporaneo, e nella vicina Rancate c’è la Pinacoteca Züst, che fa un egregio lavoro sull’arte antica. Sempre nel mendrisiotto, a Ligornetto, è da non perdere il museo dedicato a Vincenzo Vela, sia per la collezione di capolavori dello scultore e dei fratelli Spartaco e Lorenzo che per la bellezza di villa e giardino (e anche qui, nel rimodernamento della casa in cui abitò lo scultore, c’è lo zampino di Mario Botta).

Cacao Collective - Fabbrica del Cioccolato, 2016
Cacao Collective – Fabbrica del Cioccolato, 2016

A Bellinzona, fra i tre castelli, ci sono la bellissima Villa dei Cedri, con le sue collezioni che si concentrano soprattutto sulla pittura dell’Ottocento (peccato solo per il ridimensionamento del programma espositivo dopo l’ultimo cambio di amministrazione); il CACT, centro d’arte votato al contemporaneo; e il Museo in Erba, specializzato in mostre didattiche per l’infanzia.  Nei dintorni di Bellinzona, poi, ha appena aperto la Fabbrica del Cioccolato (di cui vi abbiamo parlato qui). Spingendosi più a nord, c’è il Museo Comunale di Ascona che, oltre a proporre buone mostre di contemporaneo, ospita una bella collezione di dipinti di Marianne von Werefkin. Mentre Locarno offre Casa Rusca, con mostre sui protagonisti del secondo dopoguerra, e l’importante Collezione Ghisla, che affianca alla raccolta mostre temporanee (in questi mesi, François Morellet e Grazia Varisco).

Stefano Castelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #32 – Speciale Svizzera

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.