Bergamot Station. Ultima fermata dell’arte in California

Una vecchia stazione ferroviaria si è trasformata, dagli Anni Novanta a oggi, in un vero e proprio polo creativo della West Coast americana, accogliendo gallerie, studi di design e anche il Santa Monica Museum. Ma ora il museo si è trasferito altrove e una ferrovia leggera è in procinto di tornare ad animare la stazione. Confermando l’estrema mobilità creativa dell’area losangelina.

Bergamot Station, Santa Monica - photo CalderOliver
Bergamot Station, Santa Monica - photo CalderOliver

UNA STAZIONE FATTA AD ARTE
Alla Bergamot Station di Santa Monica, California, a pochi isolati dall’Oceano Pacifico, i galleristi aspettano il ritorno dei treni. Con uno stato d’animo simile a quello dell’appostamento per l’atterraggio di un Ufo. I treni non volano, certo, ma rimangono, per la comunità artistica radunata intorno alla vecchia stazione ferroviaria, oggetti non bene identificati. È comprensibile.
Sono passati circa trent’anni da quando un treno si è fermato alla Bergamot. E l’ultimo viaggio su rotaia dalla cittadina sull’oceano alla Downtown di Los Angeles risale ad almeno cinquant’anni fa. Nel 1994, nella stazione dismessa hanno invece trovato dimora studi di designer, un caffè bohemien e, soprattutto, gallerie d’arte. Che si sono sistemate nei container e nei magazzini e hanno adattato gli spazi in modo creativo. Quattro anni più tardi si è trasferito nel complesso il Santa Monica Museum of Art, già noto per le mostre dal taglio originale e l’attenzione per artisti in ascesa.
Insomma, il compound culturale, fondato dal gallerista Wayne Blank, si è affermato in pochi anni come uno dei fulcri della scena artistica nella vasta regione metropolitana di Los Angeles.

UN GENIUS LOCI CHE ATTIRA
Anche l’identità visiva è stata subito ben definita. Le gallerie sono disposte in un labirinto che, a tratti, ricorda l’architettura spontanea e casuale, ma anche comunitaria, di certi sobborghi abusivi. E, allo stesso tempo, terrazze di legno sopraelevate e lastre di metallo corrugato fanno pensare alle case eclettiche della vicina Venice e ai progetti visionari di Frank Gehry, la cui villa di Santa Monica è a distanza di passeggiata dalla stazione.
La location funky-chic è stata la rampa di lancio per l’arte emergente ma anche un palcoscenico inusuale per autori affermati e luogo di mostre sofisticate, da Ed Ruscha al grande fotografo d’architettura Julius Schulman. Un equilibrio consolidato. Con il suo giro di pubblico e di collezionisti. Con il suo genius loci.

La villa di Frank Gehry a Santa Monica
La villa di Frank Gehry a Santa Monica

IL RITORNO DEI TRENI
Ora che i treni, con il prolungamento della Expo Line – la ferrovia leggera – stanno per tornare in stazione, oltre alla prospettiva accattivante di uno shopping culturale post-moderno, sono emerse le perplessità. “In realtà, abbiamo grandi aspettative su quello che il treno porterà alla Bergamot”, dice Om Bleicher della bG Gallery, una delle quaranta gallerie d’arte della stazione. “Tanto che abbiamo organizzato una festa “Expo-sé” per celebrare l’arrivo del treno. Personalmente, ritengo che sia un modo eccellente per collegare le diverse zone artistiche di Los Angeles. Le preoccupazioni sono invece sulle proposte di sviluppo della stazione. Il progetto in cantiere prevede uno spazio per il parcheggio che minaccia la sopravvivenza di un business culturale come quello delle nostre gallerie”.

DUBBI E CONTRASTI
In altre parole, gli studi per la nuova stazione sembrano a molti galleristi più adatti a un grande centro commerciale che a un complesso artistico.  Non solo. Molti temono che i treni portino a rialzi negli affitti dei lotti di terreno (ora divisi tra una porzione di proprietà del gallerista Wayne Blank e l’altra, più grande, del Comune di Santa Monica). Soprattutto, temono lo snaturamento. La perdita della serena aria occidentale della Bergamot. Ma molto sta cambiando nella scena artistica di L.A.
Nei mesi scorsi, la competizione tra i diversi progetti di sviluppo ha innescato una faida tra le gallerie e il Santa Monica Museum. Quest’ultimo aveva favorito un progetto che prevedeva una larga donazione per il museo e la costruzione di un albergo di lusso vicino alla stazione. Come risposta, Blank, promotore di un progetto alternativo, ha triplicato il canone di affitto del SMMoA. Portandolo al livello delle gallerie commerciali. Allo stesso tempo ha abbandonato il suo progetto per avere le mani libere. “Bergamot funzionava bene prima dell’arrivo del museo e continuerà altrettanto bene nel caso questo dovesse cambiare sede” ha dichiarato Blank, secco. Il risultato è che il museo ha lasciato la stazione di Santa Monica e ha aperto nuovi uffici a Century City. Ha iniziato una fase che definisce “unbound”, senza legami; ma anche senza fissa dimora. E annunciato iniziative di mostre a spot in luoghi pubblici e privati, dentro e fuori i confini di Santa Monica.

Uno scatto di Danielle Acoff in mostra ad aprile 2016 alla bG Gallery
Uno scatto di Danielle Acoff in mostra ad aprile 2016 alla bG Gallery

ARTE IN MOVIMENTO
Forse è un sintomo, non necessariamente negativo. L’arte oggi è mobile a Los Angeles, più che mai. Galleristi e artisti si trasferiscono qui da New York a causa dei costi impossibili della Grande Mela, attirati dalla resurrezione della Downtown della Città degli Angeli. E dal magnete del nuovo Broad Museum, finanziato dai collezionisti miliardari Eli ed Edith Broad. Il rinnovato Arts District è una delle mete preferite, insieme a Little Tokyo e Chinatown. Dove, in centri multifunzionali come il The Reef, gallerie d’arte e start-up tecnologiche condividono gli spazi. Una delle ultime gallerie newyorchesi ad aprire, appena a est di Downtown, è stata Maccarone, lo scorso settembre. Arrivano gli artisti che a East L.A. e a North Hollywood riescono a trovare grandi loft e studi a prezzi competitivi. E c’è l’idea di collegare il nuovo The Broad con il “vecchio” ma innovativo Moca, sponsorizzato largamente sempre dalla coppia Eli-Edith. Alcune ville private del celebrato modernismo californiano di Richard Neutra e John Lautner diventano dependance di musei o location per mostre ad hoc. La nuova Bergamot è ambita da istituzioni quali l’UCLA – University of California Los Angeles, che vorrebbe inaugurare lì un think tank diretto dal celebre regista teatrale Peter Sellars, e il California Institute of Arts. C’è chi sta pensando a opere d’arte lungo i tratti della nuova ferrovia (e perfino nei treni), che collegherà, saltando l’infernale traffico della megalopoli, Santa Monica a Downtown, il Broad e il Moca alla Bergamot, gli studi degli artisti emergenti della zona est con le ville dei collezionisti di West L.A. Il successo del mese della fotografia in aprile è stato un assaggio, con mostre intriganti nelle gallerie della stazione, da Robert Berman alla Rose Gallery e alla bG. L’arte è mobile a Los Angeles. E l’ultima fermata è quella della Bergamot Station.

Fabio Sindici

http://bergamotstation.com/

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Fabio Sindici
Fabio Sindici è giornalista e autore televisivo. Ha scritto reportage e inchieste di approfondimento per quotidiani e riviste nazionali, come La Stampa, L’Espresso, Vanity Fair. È stato co-autore di programmi di viaggio e cultura per RAI Uno. Ha realizzato una serie di profili di artisti per il magazine d’arte Terzocchio. Per Ulisse, la rivista di bordo dell’Alitalia, ha scritto storie di viaggio in tutto il mondo. Nato e cresciuto a Roma, il lavoro e la curiosità lo hanno portato a seguire il restauro delle nicchie dei Buddha di Bamyan in Afghanistan, dopo la distruzione dei talebani, come le fiere d’arte contemporanea di Miami, New York e Londra; gli artisti di strada a Los Angeles e i percorsi tortuosi degli ultimi scritti di Franz Kafka tra Israele e i caveau svizzeri. Oltre che a Roma, ha vissuto a Parigi e Londra. Attualmente scrive per le pagine di cultura, esteri e costume della Stampa.