Addio galleria, arriva il Link Point

Fondata nel 2000, la Fabio Paris Art Gallery cessa quest’anno l’attività per lasciare posto al Link Point, espansione fisica del progetto Link Center for the Arts of the Information Age. Il nuovo spazio sarà inaugurato il 29 settembre, in occasione Notte Bianca dell’Arte a Brescia, con un progetto di Adam Cruces, artista americano di stanza a Zurigo. Fabio Paris ci ha raccontato i motivi della sua decisione.

Fabio Paris - photo Rinaldo Capra

Dopo dodici anni di attività chiudi la galleria per concentrarti sul progetto Link Art Center, un centro culturale che promuove la ricerca artistica con le nuove tecnologie. Come sei arrivato a questa decisione?
È nata, piuttosto naturalmente, dallo sviluppo di una posizione fortemente critica nei confronti del sistema del mercato dell’arte e dal mio tentativo di affermare, al suo interno, una posizione differente. Nel corso dell’ultimo decennio, il sistema dell’arte si è rivelato gonfiato almeno quanto il sistema economico-finanziario di questo ultimo decennio. È stato un decennio frettoloso e ingordo: troppe fiere, strapotere di alcuni curatori, spietate ‘cupole’ di certi galleristi, proliferare di biennali, aste gonfiate. Una grande abbuffata che ha snaturato il sistema dell’arte.

La ricerca artistica ne esce messa male, in questo scenario…
Solo in parte. Parallelamente a questo mondo artificiale la ricerca nell’arte contemporanea non si è interrotta, e in un certo mondo “trasversale” ha continuato a produrre sostanza. È in questo fertile terreno che ho navigato in questi anni con la mia galleria. Cercando l’arte nei posti “sbagliati”, come la rete: ci trovavo freschezza e una capacità di raccontare e criticare il presente ancora vergine. È stato uno sforzo premiante, ma anche difficile da sostenere per una galleria privata, soprattutto in Italia, dove attorno a queste ricerche manca ancora un contesto, una consapevolezza culturale. È stata la necessità di creare questo terreno che ci ha spinto a fondare un’istituzione come il Link Art Center. In questo senso, questa nuova avventura rappresenta l’evoluzione naturale della mia attività: un ventaglio di proposte e progetti allettanti, insieme alla volontà di relazionarsi con il sistema dell’arte senza dover a tutti i costi sottostare alle regole sempre più fragili di un mercato drogato.

Ryan Trecartin – Roamie View. History Enhancement – 2009-10 – photo Eva Flury – image courtesy House for Electronic Arts, Basilea

Lo spazio fisico della galleria però rimarrà aperto, giusto?
Sì, lo spazio della galleria si trasformerà in uno spazio multipiattaforma del Link Art Center; lo abbiamo chiamato Link Point. Sarà uno spazio per l’esposizione di opere, per organizzare workshop, piccole conferenze, presentazione di libri delle edizioni Link, e una vetrina sulle nostre attività internazionali. Una base temporanea per un’istituzione nomade.

Il Link sta proseguendo, anche nei contenuti, le linee di ricerca già tracciate negli ultimi anni dalla galleria, mi pare…
Sì, la galleria in questi ultimi anni ha cercato di rispecchiare la complessità che caratterizza il panorama artistico contemporaneo, collocandosi tra le prime gallerie private in Europa a presentare e vendere new media art. Il Link Art Center raccoglie il testimone, ma sviluppa questa linea di ricerca su una scala, e con una visione, più ampia.

Quando nasce il Link Art Center?
Ufficialmente, nel marzo 2011. Ma le premesse per la creazione di un centro d’arte del terzo millennio  risalgono almeno al 2008, quando assieme a Domenico Quaranta sviluppammo il progetto Holy Fire. Art of the Digital Age, ospitato dall’iMAL di Bruxelles come evento collaterale ad Art Brussels. Il successo di pubblico e di critica di quella mostra furono la prima vera premessa per riflettere sul valore di ciò che stavamo facendo, e sulla necessità di attivare strategie di più ampio respiro.

Collect the WWWorld. The Artist as Archivist in the Internet Age – veduta della mostra presso lo Spazio Contemporanea, Brescia 2011

Il sodalizio con Quaranta è stato dunque centrale?
Sì. Abbiamo pensato: perché non mettere assieme le nostre esperienze e ufficializzare questa collaborazione? Domenico come curatore e io come organizzatore. Poi sentimmo la necessità di coinvolgere una terza persona: Lucio Chiappa, un professionista della comunicazione e del marketing. Gli incontri di questo terzetto per stendere il documento programmatico e l’atto costitutivo del Link Art Center sono durati circa un anno e mezzo. Nel marzo 2012 abbiamo battezzato la nuova creatura, che nel settembre dello stesso anno ha inaugurato, a Brescia, la prima mostra, Collect the WWWorld. Direttori di museo e curatori stranieri vennero a visitarla e da lì iniziarono le nostre prime collaborazioni con l’estero. La mostra è stata richiesta dalla House of Electronic Arts Basel, dove è stata da marzo a maggio; a ottobre verrà riproposta a New York da 319 Scholes e nel 2013 al LABoral di Gijon, in Spagna. Parallelamente sono arrivate le edizioni (Link Editions), altri progetti espositivi, ed ora il Link Point. Continuando a pedalare…

Valentina Tanni

www.linkartcenter.eu

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.