La guerra nelle fotografie di Carlo Valsecchi in mostra a Reggio Emilia

Ha ripercorso la linea del fronte dal Veneto al Friuli Carlo Valsecchi, fotografando i luoghi che fecero da cornice agli orrori della Prima Guerra Mondiale. Ora alcuni di quegli scatti sono in mostra alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia

Carlo Valsecchi (Brescia, 1965) ci pone di fronte a un tema ancestrale, antico come l’uomo, cantato, ritratto, sofferto da sempre: la guerra. La sua nuova mostra di venti fotografie di grande formato, alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, corredata da un catalogo targato Silvana Editoriale, si intitola appunto Bellum e affronta la tematica con uno sguardo preciso, come dichiara nel suo statement: “Il conflitto ancestrale tra uomo e natura e tra uomo e uomo; l’uso della natura come difesa dall’altro uomo e parimenti la difesa dell’uomo dalla natura”.

Carlo Valsecchi. Bellum. Exhibition view at Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2022. Photo Roberto Marossi

Carlo Valsecchi. Bellum. Exhibition view at Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2022. Photo Roberto Marossi

LA GUERRA VISTA DA CARLO VALSECCHI

Si tratta del suo viaggio nel “cuore di tenebra”, avviato tre anni fa su stimolo di Luigi Maramotti e Sara Piccinini, che l’ha condotto sulle Alpi seguendo la linea del fronte della Prima Guerra Mondiale dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Un viaggio nell’orrore, nel lato oscuro dell’uomo, ma anche nella violenza imponderabile della natura, sovrana assoluta della sorte ed enigmatica e sfuggente interlocutrice. Un viaggio che ha simulato una sorta di campagna di guerra: tragitti spericolati sulle strade carrabili militari, piazzamenti degli strumenti fotografici a ridosso del fronte come fossero mitraglie, appostamenti a tutte le ore del giorno e della notte, con una preferenza per la stagione invernale per cogliere le luci e le forme che l’artista aveva ideato nella sua mente. Valsecchi ha rivissuto le fatiche, le ansie, le attese dei giovani mandati in guerra, con l’aggiunta di domande esistenziali, attraverso i luoghi svuotati di vita, come i forti, i boschi, le radure e la baracca nella quale Ermanno Olmi ha girato il film Torneranno i prati. Eppure, quelle immagini sono calme, statiche, silenziose.
Il lavoro va visto attraverso una triade concettuale, cara all’artista, che è spazio-luce-tempo. Riferimenti fisici forti, come la teoria della relatività, per la quale le tre dimensioni del piano cartesiano agiscono su un palcoscenico dato dal tempo. Si unisce la luce, che è la misura del tempo nell’universo, ma quando è assente determina la presenza di un buco nero, l’abisso per antonomasia. Per Valsecchi, la luce è forma tangibile con il dono di rendere visibile il tempo, cercata come un animale raro e prezioso nei suoi appostamenti.

LE FOTOGRAFIE DI VALSECCHI IN MOSTRA A REGGIO EMILIA

“‘Bellum è attesa, è tempo senza termine, è assenza di futuro”, scrive Valsecchi. I luoghi sono indagati al limite dell’astrazione, come per #01152 Rotzo, Vicenza, IT.2020, dove il muro diventa un intrico di linee e crepe informali, oppure al limite dell’antropizzazione come per #01125 Roana, Vicenza, IT.2020, dove la vista dall’interno del forte rievoca la forma di un teschio, oppure #01130 Asiago, Vicenza, IT. 2020, dove la facciata è disegnata da una serie di volti attoniti a bocca aperta. Viceversa, la natura assume le forme dell’artificio, come per #01145 Fogliano Redipuglia, Gorizia, IT. 2021, dove la macro sui rami gelati imita il filo spinato. Ci sono poi immagini che sottolineano la violenza della natura, come quella dei monconi di pini abbattuti dall’uragano di Vaia del 2018 in #01147 Grigno, Trento, IT.2020, metafore anche della violenza umana, rimandando ai corpi mutilati sul campo di battaglia.
In apertura della mostra, un’immagine della terra nera come l’abisso, solcata da graffi e animata da inquietudine (#01137 Cogollo del Cengio, Vicenza, IT. 2021).
Nietzsche diceva in Al di là del bene e del male: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. Valsecchi ce lo dice con un peso sul cuore attraverso l’immagine in chiusura, #01167 Sacrario Militare di Redipuglia, Fogliano di Redipuglia, Gorizia, IT.2021, che, nell’iscrizione ripetuta all’infinito “presente”, ricorda che l’abisso è dentro di noi e la storia si ripete senza che l’uomo impari mai.

Neve Mazzoleni

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Neve Mazzoleni

Neve Mazzoleni. Background di storica dell’arte e filosofa, perfezionata in management dell’arte e della cultura e anche in innovazione sociale, business sociale e project innovation. Per anni è stata curatrice ed exhibition manager della collezione corporate internazionale di UniCredit all’interno…

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