In mostra a Milano le madri guerriere di Luca Vecchi alla Ad Gallery

Alla Ad Gallery di Milano sarà esposta “Okaa- Sama | Onorevole Madre”, la mostra fotografica personale di Luca Vecchi, regista e fondatore del collettivo The Pills. Un’esposizione d’autore a cura di Paola Aloisio.

Okaa sama, Mostra di Luca Vecchi a Milano
Okaa sama, Mostra di Luca Vecchi a Milano

Luca Vecchi è un vero personaggio. Folle, divertente, curioso di tutto. Con la sua comicità e con quella dei suoi amici – The Pills – ha conquistato qualche anno fa il web dando inizio a una vera rivoluzione italiana, giovane e fresca. Luca Vecchi non è solo un ragazzo dalla battuta pronta. È uno che con l’arte “indaga” diversi aspetti del mondo, anche culturali e sicuramente molto pop, e si diverte anche! Il 10 maggio Luca Vecchi inaugura a Milano la sua prima personale fotografica (fino al 12 maggio) ospitata alla Ad Gallery, in via Errico Petrella 21, a due passi dalla Stazione Centrale. Un’inaugurazione accompagnata da una proposta food, targata Takochu di Lorenzo Ferraboschi, a base di takoyaki, le tradizionali polpette di polpo fritto giapponese, accompagnate dal saké di Saké Company.

VECCHI E LA CULTURA GIAPPONESE

Vecchi (Roma, 1985), diplomato in regia cinematografica presso la Nuova Università del Cinema di Roma di Cinecittà e laureato in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, è volto noto al grande pubblico come sceneggiatore, regista e attore comico; cofondatore di The Pills, collettivo ironico e scanzonato con all’attivo oltre otto anni di attività su cinema, web e tv, Vecchi coltiva parallelamente una variegata gamma di interessi, fra cui spicca da sempre la passione per l’arte e la cultura giapponese. La fotografia lo accompagna fin dagli anni degli studi in Tv e Cinematografia ed è come sintesi di questi due percorsi che l’artista propone al pubblico, Okaa- Sama | Onorevole Madre. La mostra, che vede il sostegno dell’associazione Giappone in Italia, dopo l’appuntamento inaugurale alla fondazione Besso di Roma, porta nel capoluogo lombardo l’originale interpretazione che Luca Vecchi ha saputo dare della figura della donna e della femminilità: un profilo combattente e guerriero che vede le madri vestire le tipiche armature rituali Yoroi della tradizione giapponese, per comporre un tributo alla figura della donna che sceglie di essere madre e generare la vita. Le donne di Luca Vecchi sono proposte in composizioni fotografiche a tiratura limitata, in formule composite: trittici, dittici e foto singole, fra cui uno degli scatti già premiato con la “Honourable mention” del Monochrome Photograpic Award 2018.

LE DONNE DELLA MOSTRA

La mostra è composta da 4 trittici, 8 dittici e scatti singoli; le opere sono proposte al pubblico in formato espositivo e a disposizione per l’acquisto in tiratura limitata e in Okaa-sama, Vecchi veste le sue Madri di un’armatura, la Yoroi, come un antico guerriero giapponese, instaurando un parallelo tra la scelta del Samurai e la scelta che porta una donna a diventare Madre. Le Yoroi, imitando le fisionomie animali, erano concepite, con lo scopo d’incutere terrore nell’avversario per penalizzarlo nello scontro: gli occhi e la bocca oscurati dal Kabuto (elmo) e dal Menpo (la maschera d’acciaio) contribuivano alla spersonalizzazione del guerriero, trasfigurandolo in una sorta di demone. Nel lavoro di Luca Vecchi, da queste terribili corazze, emergono delicate forme femminili di diverse costituzioni ed età, colte nel momento dell’attesa. Le curvature dei soggetti, visti di profilo seguono alla perfezione la forma della spina dorsale o del grembo, come fossero una logica prosecuzione di essi. Un corpo investito di potere e nello stesso tempo di profonda vulnerabilità. Le armature scelte dall’artista sono rappresentative di ogni status e vanno da quelle più povere, fino alle armature dei guerrieri più facoltosi. Allo stesso modo le madri che hanno collaborato ad Okaa-sama provengono da diverse situazioni e ceti sociali, da diversi percorsi di vita i cui segni sono visibili sui loro corpi nudi. Okaa-sama è dunque una visione collettiva che vuole celebrare una condizione, raccontandola con teatralità e trasgressione, con immagini forti e nell’insieme stranianti. Una condizione prettamente femminile che Vecchi interpreta attraverso la figura del samurai e del rapporto con la sua spada. L’artificio della ricostruzione delle armature e la scelta delle pose in studio riprendono concettualmente il lavoro di Marcelin Flandrin e la tradizione delle fotografie a banco ottico dei primi etnografi ed esploratori. Il linguaggio fotografico di Vecchi, però, è legato alle visioni ritrattistiche di Nadar e Robert Mapplethorpe, al rapporto emozionale di Richard Avedon con i suoi soggetti in un connubio tra armonia classica e caricatura grottesca, ma anche all’estetica pop dei manga giapponesi.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.