La Fondation Cartier di Parigi torna a ospitare gli scatti dell’“occhio di Bamako”. Restituendo visibilità al fotografo che ha saputo ritrarre un capitolo cruciale della storia del Mali.

Gioia di vivere, desiderio di libertà e bisogno di riscatto. Sono queste le sensazioni che attraversano gli scatti di Malick Sidibé, scomparso nel 2016. Definito “l’occhio di Bamako”, il fotografo autodidatta era parte integrante del tessuto sociale cittadino, evocato dai suoi ritratti. Testimone del clima di fermento in cui era immersa la capitale del Mali, e il Paese intero, all’indomani della sua indipendenza, dichiarata il 22 settembre 1960, Sidibé dimostrò un particolare talento nell’immortalare l’esplosione di vitalità e di piccole ma essenziali rivoluzioni che interessarono le giovani leve di un Mali finalmente autonomo.
Una generazione che guardava a ovest e all’Europa, assorbendone le istanze musicali e i dettami estetici. Era l’epoca del rock, dei Beatles, della voglia di ballare e di pagine bianche tutte da scrivere, specie in un Paese che aveva appena conquistato la propria identità. Chi meglio dei giovani, dunque, poteva farsi interprete di un’euforia dilagante, che per tutto il decennio avrebbe tenuto sveglia la capitale nelle lunghe notti di Bamako? Balli sfrenati, sigarette e movenze velate di trasgressione diventano simboli di una nuova era e rimbalzano da uno scatto all’altro, sottolineando la maestria di Sidibé nel cogliere l’immediatezza dell’istante e la spontaneità del momento. Con onestà e occhio divertito, partecipe, il fotografo si cala nella vita del suo tempo, accompagnando le giovani generazioni di Bamako nella definizione del proprio essere, sulle note del Mali Twist che dà il titolo alla mostra parigina.

Malick Sidibé, Nuit de Noël, 1963. Collection Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris © Malick Sidibé
Malick Sidibé, Nuit de Noël, 1963. Collection Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris © Malick Sidibé

SPERANZA E FUTURO

Gli spazi luminosi e ampi della Fondation Cartier accolgono un’infilata di volti e gesti carichi di speranza nell’attimo presente e in un futuro di cui non si intuiscono le sembianze, ma nel quale si crede fermamente. Sidibé è immerso in tutto questo e, sebbene più maturo dei suoi modelli, non ne teme la travolgente energia né si limita a osservarla da lontano. Come ricorda lui stesso in una conversazione con André Magnin, curatore della rassegna insieme a Brigitte Ollier, i giovani di allora si fidavano di lui e si sentivano a loro agio in sua presenza, garantendo così agli scatti una genuinità ancora più marcata. Per ogni singolo party a sorpresa che si consumava nelle interminabili notti di festa a Bamako, Sidibé usava interi rullini, dando forma a decine di istantanee che potevano diventare souvenir richiesti dai giovani nottambuli oppure confluire nel densissimo archivio del fotografo, cui la mostra rende omaggio con un’efficace sezione.

Malick Sidibé, Un gentleman en position, 1980. Courtesy Galerie MAGNIN A, Paris © Malick Sidibé
Malick Sidibé, Un gentleman en position, 1980. Courtesy Galerie MAGNIN A, Paris © Malick Sidibé

SCATTI SPONTANEI

A partire dal 1976, Sidibé si concentra sui ritratti in studio, diventando ben presto un’autentica attrazione per le nuove generazioni di Bamako, desiderose di farsi immortalare insieme a oggetti-status symbol ‒ occhiali alla moda, vestiti all’ultimo grido, moto potenti ‒, emblema di una libertà conquistata in maniera consapevole. Tuttavia il fotografo non rinuncia alla passione per l’immediatezza e la spontaneità che impregna gli scatti notturni o quelli realizzati durante le domeniche di relax e svago sulle rive del fiume Niger.
Anche in una sala di posa come il suo studio, Sidibé tiene fede alla sua regola aurea: “Il cliente deve essere in grado di dimenticare la macchina fotografica e il fotografo deve fare in modo che ciò accada”. Il sapiente uso del bianco e nero e di composizioni tutt’altro che artificiose regala alle opere un radicamento nel qui-e-ora di chi guarda: seppur consapevole della distanza temporale che separa l’oggi dall’ormai lontano passato di Bamako, l’occhio si lascia condurre in un’epoca fatta di musica e leggerezza, da cui emergono le oltre 250 fotografie esposte, compresa la trentina di ritratti e stampe vintage datati fra il 1960 e il 1980 e presentati per la prima volta.

Malick Sidibé, Senza titolo, 1973. Courtesy succession Malick Sidibé © Malick Sidibé
Malick Sidibé, Senza titolo, 1973. Courtesy succession Malick Sidibé © Malick Sidibé

L’INTERVISTA ALLA CURATRICE BRIGITTE OLLIER

La mostra alla Fondation Cartier rende omaggio alla carriera di Malick Sidibé attraverso un percorso espositivo che restituisce un preciso clima culturale. Quali sono i tratti della personalità e del lavoro di Sidibé che avete voluto porre in evidenza?
Abbiamo voluto mostrare la nostra conoscenza di Malick Sidibé e la nostra riconoscenza nei suoi confronti. Abbiamo desiderato mettere in luce come la sua generosità, la sua eloquenza e la sua gioia abbiano determinato la sua vita di fotografo. A lui piaceva conoscere gli altri e questa curiosità verso il prossimo è stata una fonte di ispirazione. Abbiamo ricreato dentro gli spazi della Fondation Cartier lo spirito di apertura che gli permise di cogliere i suoi soggetti nell’intimità dello studio di Bagadadji, a Bamako, o durante le feste a sorpresa, con tolleranza e buonumore. Le sue fotografie riflettono uno sguardo fiducioso, caloroso e così umano. “La felicità è con il mondo”, amava dire. E Mali Twist lo dimostra. La rassegna è composta da una colonna sonora swing, da un magnifico film, intitolato Dolce vita africana e diretto da Cosima Spender nel 2008, e da fotografie di rara bellezza, specialmente le stampe vintage, esposte per la prima volta e presentate come una nuvola di stelle. Con queste stampe vintage raggiungiamo il cuore stesso della sua scrittura istantanea, e questo faccia a faccia è luminoso.

Gli scatti di Sidibé parlano di una generazione che afferma la propria identità e la propria indipendenza, veicolando un’incredibile fiducia nel futuro. Che valore ha e quali connotazioni assume, oggi, questo messaggio?
Questo messaggio, per le generazioni future come per quelle passate, si può leggere come un incoraggiamento. Le fotografie di Malick Sidibé hanno una forza reale: dicono quanto la libertà sia preziosa. Sono in qualche modo degli attimi di disobbedienza, poiché quella gioventù di Bamako fotografata da Malick Sidibé si appropria del presente. E Sidibé è il testimone privilegiato di questa ricerca di identità poco dopo l’indipendenza del Mali. Malick Sidibé onora la memoria di quella gioventù: grazie a lui, essa è tuttora presente e non potrà essere dimenticata.

Malick Sidibé, Senza titolo, 1972 ca. Courtesy succession Malick Sidibé © Malick Sidibé
Malick Sidibé, Senza titolo, 1972 ca. Courtesy succession Malick Sidibé © Malick Sidibé

A distanza di oltre vent’anni dalla mostra che la Fondation Cartier ha dedicato a Sidibé ‒ la prima oltre i confini del continente africano ‒, che ruolo ha assunto il fotografo nel panorama artistico contemporaneo e nella travagliata storia del Mali?
È un dato di fatto che oggi Malick Sidibé appartenga alla storia della fotografia e a quella del suo Paese. Non ha mai cercato di essere un esempio, ma lo è divenuto per numerosi fotografi, per i quali rappresenta un punto di riferimento da cui prendere le mosse. La sua eredità, sia estetica che morale, è immensa. Ha ricevuto molteplici premi ‒ il Prix Hasselblad, il Leone d’oro alla carriera alla 52. Biennale d’Arte di Venezia ‒ e questi riconoscimenti dimostrano la vitalità della sua opera. Speriamo che nuove iniziative, in Africa e nel resto del mondo, permettano all’opera di Malick Sidibé e di altre figure importanti di trovare lo spazio che meritano.

Arianna Testino

Parigi // fino al 25 febbraio 2018
Malick Sidibé, Mali Twist
FONDATION CARTIER POUR L’ART CONTEMPORAIN
261 boulevard Raspail
www.fondationcartier.com

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #8

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AutoreMalick Sidibé
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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.