Malacarne: il fotoreportage sui bambini di Palermo

Rubano, fumano, trascorrono i pomeriggi giocando con le pistole. Sono i bambini delle periferie palermitane, un piccolo mondo di invisibili, confinati nei palazzi fatiscenti dei quartieri più poveri della città. A raccontare le loro storie è il fotografo palermitano Francesco Faraci con il progetto “Malacarne”.

Francesco Faraci, Malacarne
Francesco Faraci, Malacarne

CHI SONO I MALACARNE
Malacarne. “È così”, spiega Francesco Faraci, “che a Palermo sono soprannominati i piccoli delinquenti dei quartieri disagiati. E con lo stesso termine si indica la carne che non è buona neanche per il macello, quella da buttar via”. I malacarne del fotoreporter sono piccoli ladri e spacciatori nascosti tra i vicoli di Ballarò e dell’Albergheria. “Sono andato alla ricerca dell’umanità dei malacarne”, chiarisce. “Volevo raccontare come si vive in quei quartieri e per farlo ho seguito i bambini”.
Risse, prove di coraggio. Qui a dieci anni si impara a sparare e a rubare. Negli scatti di Faraci, però, c’è anche altro. Ai gesti provocatori e agli sguardi minacciosi si alternano tuffi al mare, partite di pallone nei campetti abbandonati, bambine vestite da principesse. Sullo sfondo ci sono case che cadono a pezzi, carcasse di automobili, stanze piene di umidità. “Il degrado è solo parte delle foto: il mio soggetto è l’energia dei ragazzini, la loro vitalità”, spiega.  E continua: “Gli scatti dovevano raccontare l’universo di emozioni nascoste dentro quelle strade dimenticate. Lì c’è la rabbia del bambino che piange, la malinconia della mamma che abbraccia il figlio, la povertà dei ragazzini che dormono sul pavimento e l’allegria di quelli che giocano con un cagnolino”.

Francesco Faraci, Malacarne
Francesco Faraci, Malacarne

BAMBINI COME GLI ALTRI
Faraci vuole vincere i pregiudizi cittadini, far vedere che dietro i malacarne ci sono bambini che per entusiasmo e allegria sono uguali a tutti i bambini del mondo. E per farlo si affida al bianco e nero. “È una scelta stilistica che mi permette di cogliere il movimento, l’atteggiamento. In una foto in bianco e nero si riesce a focalizzare subito il soggetto senza lasciarsi distrarre dallo sfondo. Si va dritti al punto”.
Trentadue anni, palermitano, Faraci è cresciuto in un quartiere disagiato. “Da piccolo sono stato anch’io un malacarne”, racconta, “e so cosa significa crescere nel degrado. Lì la vita è dura, devi correre più degli altri, imparare come va il mondo per non rimanere schiacciato. Questo progetto è chiaramente legato alla mia storia personale”.

Francesco Faraci, Malacarne
Francesco Faraci, Malacarne

GUARDAGNARSI LA LORO FIDUCIA
Entrare in quei quartieri però non è stato facile. “All’inizio nascondevo la macchina fotografica. La gente mi guardava con sospetto. Pensavano fossi un poliziotto, un assistente sociale in incognito. Non si fidavano. Ma io per fotografare avevo bisogno di essere talmente parte di quel mondo da sparire. Dovevano abituarsi alla mia presenza”. Per tre anni il fotografo ha frequentato le zone più povere della sua città e progressivamente è riuscito a superare la diffidenza iniziale.  “Ho trascorso intere giornate con i bambini: mangiavamo insieme, giocavamo e qualche volta, per guadagnarmi la loro fiducia, gli ho fatto anche da palo per piccoli furti”.
Quello di Francesco Faraci è un progetto fotografico che si muove su un doppio binario. Da una parte la denuncia, dall’altra il riscatto. In autunno il fotoreportage diventerà un libro. Il titolo, inevitabilmente, sarà Malacarne.

Antonella Ferrara

www.francescofaraci.com/malacarne-r6815

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonella Ferrara
Giornalista e viaggiatrice. Collabora con La7, Radio24, Donna Moderna e Traveller. Ha fatto esperienza a RadioRai e RaiNews24. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino e si è laureata in Storia con una tesi sulle Primavere arabe. Le piace occuparsi di mafia e politica, ha una passione per i temi culturali.