Da Balla e Boccioni all’aeropittura. Il Futurismo a Domodossola

Musei civici di Palazzo San Francesco, Domodossola ‒ fino al 3 novembre 2019. Uomo e paesaggio, velocità, aviazione: un percorso nei decenni dell’avventura futurista, che affianca i maestri a nomi meno noti e diverse curiosità. Con affondi che si ricollegano alla storia locale.

Benedetta Cappa Marinetti, Velocità di motoscafo, 1922. Galleria d'Arte Moderna, Roma
Benedetta Cappa Marinetti, Velocità di motoscafo, 1922. Galleria d'Arte Moderna, Roma

Dal maestoso prefuturismo di Boccioni e Balla alla stagione dell’aeropittura, accostando maestri e nomi meno noti, la mostra dei Musei civici di Palazzo San Francesco ripercorre tutta l’avventura del Futurismo. Tra utopia e disillusione, slanci personali e di regime, le evoluzioni artistiche del movimento vengono messe in relazione con i sommovimenti dell’epoca tramite il filtro della storia locale. Ecco perché la sezione sul volo si apre con il relitto del monoplano con cui Geo Chavez sorvolò nel 1910 il valico del Sempione per atterrare a Domodossola, schiantandosi e morendo nell’impresa. Ed ecco perché di fianco all’intarsio di Depero del 1942 (opera propagandistica sui costumi tradizionali delle regioni d’Italia, realizzata su commissione del regime), sono esposti manichini con abiti della val d’Ossola, realizzati a fine Ottocento.

DALL’INTIMITÀ ALL’ALLEGORIA

Al di là degli spunti di storia locale, la mostra racconta l’avventura futurista nel suo complesso, con buoni prestiti (dal Mart di Rovereto e dalla Gnam di Roma, ad esempio) e un allestimento efficace, per quanto raccolto. “Uomo e paesaggio”, “Velocità e movimento”, “Il volo” sono le ampie aree tematiche scelte. Si parte con le visioni intime di Balla e Boccioni, che valorizzano la dimensione domestica e quella inerente al lavoro. E si entra poi nel Futurismo “conclamato” con opere come i Balfori (1915) di Balla, con il perturbante, luciferino nudo femminile di Dudreville (Senso, 1917-18) e con le ballerine di Baldessari, nelle quali si colgono al meglio le connivenze (formali) tra Futurismo e Cubismo.
Da riscoprire le opere di fine Anni Venti di Fillia, dotate di un tocco surreale; da non mancare le stupende, notturne allegorie del lavoro di Depero (fine Anni Venti-inizio Trenta). Mentre di Balla viene testimoniata anche la curiosa, ridondante fase figurativa degli Anni Trenta.

Pippo Rizzo, Treno notturno in corsa, 1926. Courtesy Archivio Pippo Rizzo, Palermo
Pippo Rizzo, Treno notturno in corsa, 1926. Courtesy Archivio Pippo Rizzo, Palermo

TURBINIO DI FORME

La sezione sulla velocità è ovviamente un turbinio di forme convulse (arrovellate, imbizzarrite, ma maestosamente coerenti e raffinate). Spiccano lavori come Aspirazione (1917) di Dudreville, Forze ascensionali (1919) di Dottori, il denso pseudoastrattismo delle Forze della curva (1930) di Tullio Crali, la Velocità di motoscafo (1922) di Benedetto. Da segnalare, poi, la varietà dei Balla presentati, con alcune variazioni poco viste (tra cui i Futurpesci del 1924). Il siciliano Pippo Rizzo è uno degli autori minori che si scoprono o riscoprono con piacere nell’esposizione. E lo stesso accade nell’ultima sezione sul volo e l’aeropittura, dove insieme ai più classici Crali e Dottori si trovano anche le bizzarrie di autori come Bruschetti, Delle Site e Benedetto.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoBalla Boccioni Depero
Vernissage21/06/2019 su invito
Duratadal 21/06/2019 al 03/11/2019
AutoriGiacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero
CuratoreAntonio D’Amico
Generearte moderna
Spazio espositivoMUSEI CIVICI - PALAZZO SAN FRANCESCO
IndirizzoPiazza Convenzione, 10 - Domodossola - Piemonte
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.