Fili, macchine e memorie coloniali: il museo-laboratorio sul tessile a Tilburg nei Paesi Bassi. L’intervista
Patrimonio storico, pratiche artistiche contemporanee e sperimentazione. La curatrice Adelheid Smit ci parla del TextielMuseum di Tilburg che si compone di diverse anime per fare del tessile un mezzo per riflettere su tematiche contemporanee
Ospitato all’interno di un’ex fabbrica tessile laniera a Tilburg, il TextielMuseum occupa una posizione unica nel panorama culturale olandese e non solo. Più che un semplice museo, è un luogo di ricerca, studio e sperimentazione.
Fin dagli Anni Cinquanta ha svolto un ruolo centrale nella conservazione e nella diffusione delle conoscenze relative alla produzione e alla cultura tessile. Attraverso collaborazioni con artisti, designer, ricercatori e istituzioni di tutto il mondo, è diventato un punto di riferimento internazionale per l’innovazione nell’arte e nell’artigianato tessile. In un momento in cui il tessile sta acquisendo una rinnovata visibilità nell’arte contemporanea, nel dibattito sulla sostenibilità e nelle riflessioni sull’identità culturale, il museo rappresenta un modello convincente di come le istituzioni culturali possano rimanere rilevanti nel XXI Secolo. L’obiettivo dei curatori è, infatti, evidenziare il legame tra le pratiche tessili e le urgenti questioni sociali, culturali e politiche.
Per comprendere meglio questo museo in continua evoluzione, abbiamo incontrato la curatrice Adelheid Smit.

Intervista alla curatrice Adelheid Smit del TextielMuseum di Tilburg
Che tipo di istituzione è il TextielMuseum e come si è evoluto nel tempo?
Descrivere l’identità del museo, così come quella del tessile stesso, è estremamente complesso, perché operiamo su diversi livelli. Innanzitutto, è un luogo di conservazione del patrimonio storico. L’edificio era originariamente una fabbrica dove venivano prodotti tessuti e coperte di lana. Tutto avveniva qui: dalla filatura alla tessitura, dalla tintura alle finiture. La storia è quindi inscritta nell’architettura del museo. All’interno di questo contesto presentiamo mostre di arte, design e moda che riflettono sulla società contemporanea in relazione al tessile. In secondo luogo, è ancora oggi un luogo di produzione. Attraverso il TextielLab, artisti e designer possono lavorare con specialisti e con i macchinari avanzati. Questo stretto rapporto tra patrimonio, ricerca artistica e produzione è davvero unico. Un terzo elemento è rappresentato dalla biblioteca e dagli archivi, che rendono il museo un’istituzione dedicata alla conoscenza. Essi costituiscono una fonte di ispirazione per artisti e ricercatori interessati sia alla storia del tessile olandese sia alle più ampie tradizioni tessili internazionali. L’insieme di queste diverse dimensioni fa del museo molto più di un luogo in cui vengono semplicemente esposti degli oggetti.
Perché il tessile è un tema così importante oggi?
Il tessile tocca quasi ogni aspetto della nostra vita. È uno dei materiali più vicini al corpo umano eppure, per molto tempo, è stato spesso trascurato nelle discussioni sull’arte e sulla cultura. Oggi assistiamo a un rinnovato interesse per il tessile come medium capace di affrontare numerosi temi: la sostenibilità, l’identità, la migrazione, la memoria, il lavoro, il genere e la narrazione. Anche recenti mostre hanno contribuito a questo riconoscimento. Ad esempio, esposizioni come Unravel allo Stedelijk Museum Amsterdam hanno favorito l’ingresso del tessile nel più ampio dibattito sull’arte contemporanea. Quando grandi istituzioni artistiche danno visibilità alle pratiche tessili, ne confermano l’importanza all’interno del panorama culturale. Al TextielMuseum cerchiamo di mostrare il significato più ampio del tessile nella società. È impossibile riassumerlo in un’unica definizione, perché è una realtà estremamente sfaccettata. Preferiamo quindi affrontarlo attraverso prospettive e narrazioni differenti.
Il museo custodisce un enorme archivio e una vasta tradizione tessile. Come rendete accessibile al pubblico un patrimonio di conoscenze così ampio?
Operiamo su più fronti per rendere accessibili le collezioni e gli archivi. La biblioteca è aperta al pubblico; abbiamo digitalizzato i libri di campionario e trascritto manoscritti storici attraverso l’intelligenza artificiale per rendere accessibili materiali altrimenti preclusi alla consultazione. Allo stesso tempo, mettiamo in relazione le collezioni storiche con opere contemporanee. L’esposizione permanente è dedicata alla storia della produzione della lana all’interno dell’antica fabbrica, mentre le mostre temporanee affrontano questioni contemporanee legate al tessile, all’artigianato e alla società. Attraverso questi diversi formati speriamo di offrire molteplici punti di accesso a pubblici differenti.
Un aspetto particolarmente interessante del museo è che spesso mette in evidenza i processi produttivi, più che limitarsi a presentare le opere finite. Perché è così importante?
Il tessile è, prima di tutto, un processo. Se si espone soltanto l’oggetto finale, si perde una parte fondamentale della sua storia. Molte persone non si rendono conto di quanta conoscenza, sperimentazione e competenza tecnica siano necessarie per realizzare un manufatto tessile. Mostrando i processi produttivi rendiamo visibili le scelte, le difficoltà e le abilità che si celano dietro l’opera conclusa. Questo è particolarmente evidente nel TextielLab, dove i visitatori possono osservare le macchine in funzione e gli specialisti al lavoro insieme agli artisti.
Quali sono le principali sfide nella conservazione del patrimonio tessile?
La conservazione è estremamente complessa, perché si tratta di materiali particolarmente fragili. Sebbene la nostra collezione non comprenda abiti storici e inizi con l’epoca dell’industrializzazione, anche i tessuti moderni e contemporanei sono difficili da conservare. La lana, ad esempio, è molto sensibile alle tarme e richiede spesso trattamenti specifici, come il congelamento, prima di essere esposta. I materiali moderni introducono ulteriori complicazioni. A partire dagli Anni Sessanta e Settanta, molti artisti hanno sperimentato fibre sintetiche e materiali prodotti chimicamente. Questi invecchiano spesso in modo imprevedibile e possono risultare meno stabili rispetto alle fibre tradizionali. Un’altra sfida riguarda la combinazione di materiali differenti all’interno della stessa opera. Ogni componente reagisce diversamente alla luce, alla temperatura, all’umidità e al trascorrere del tempo. Per questo motivo cerchiamo di riflettere sui temi della conservazione e della sostenibilità già durante il processo di produzione. In fondo, non stiamo soltanto preservando il patrimonio del passato: stiamo anche creando il patrimonio del futuro, e questo richiede una riflessione sulle conseguenze a lungo termine dei materiali che scegliamo di utilizzare oggi.
Come si sviluppa la collaborazione tra artisti e specialisti del tessile?
Nel TextielLab collaboriamo con artisti e professionisti provenienti dagli ambiti più diversi, come architetti, ceramisti, registi e designer che lavorano con gli specialisti del tessile. Il processo è profondamente collaborativo. Gli artisti arrivano spesso con un’idea che per essere concretizzata richiede sperimentazione con materiali, macchinari e tecniche. Gli specialisti aiutano a tradurle in forme tessili, proponendo soluzioni che gli artisti stessi non avevano preso in considerazione.
Come interpreta il rapporto tra arte, artigianato e tecnologia? Esiste davvero una netta separazione tra questi ambiti?
Nel nostro lavoro non vedo confini netti tra arte, artigianato e tecnologia. La pratica creativa si fonda su una profonda conoscenza di materiali, tecniche e processi. La tecnologia non sostituisce l’artigianato: lo amplia. Utilizzare macchine tessili complesse richiede competenze approfondite sui materiali e sui metodi produttivi, facendo sì che anche il sapere tecnologico diventi una forma di artigianato. Nel museo incoraggiamo gli artisti a combinare tecniche tradizionali e strumenti digitali, dando vita a pratiche ibride che superano le categorie convenzionali. Il tessile è potente perché riunisce espressione artistica, abilità tecnica e memoria culturale. Motivi decorativi, tecniche e narrazioni vengono tramandati di generazione in generazione, mentre gli artisti contemporanei continuano a reinterpretare queste tradizioni in nuovi contesti, mantenendo vivo il legame con le loro origini.
Il suo lavoro curatoriale affronta spesso temi come l’identità, l’ecologia e le prospettive decoloniali, come dimostra anche l’attuale mostra da lei curata, “Red Threads”. Perché il tessile è un mezzo così efficace per affrontare queste questioni?
Sono molto interessata alle storie che i tessili custodiscono. La loro dimensione sensoriale, il fatto che siano così vicini al corpo e intrecciati alla vita quotidiana li rende strumenti straordinariamente efficaci per parlare di identità, memoria e senso di appartenenza. Come curatrice, mi interessa presentare il tessile attraverso prospettive diverse, includendo narrazioni queer, approcci decoloniali, temi legati alla sostenibilità e all’ecologia. Questioni che spesso si intrecciano tra loro.
Nella mostra Red Threads, la narrazione diventa il filo conduttore dell’intero percorso espositivo che esplora temi come il genere e la queerness, le fiabe e il fantastico, la spiritualità e le radici culturali, espresse attraverso simboli e tradizioni tessili. Il tessile ci permette di affrontare questi argomenti non solo sul piano intellettuale, ma anche su quello emotivo. Crea connessioni tra le esperienze personali e le più ampie storie sociali.
Il museo sta inoltre affrontando in modo critico le eredità del colonialismo attraverso le proprie collezioni. Può raccontarci qualcosa di più su questo lavoro?
Stiamo attualmente sviluppando diversi progetti a partire dall’archivio della Leidse Katoenmaatschappij, un’azienda i cui documenti raccontano complesse vicende legate alla storia coloniale. Per molto tempo le mostre si sono concentrate soprattutto sull’innovazione e sui successi dell’industria tessile olandese. Oggi, invece, ci poniamo domande diverse. Come possiamo riconoscere i saperi e le competenze tessili che sono stati perduti o acquisiti durante il colonialismo? Come possiamo ricostruire storie frammentate, di cui in molti casi sono sopravvissute solo poche tracce? In questo contesto gli artisti svolgono un ruolo fondamentale. La ricerca storica è indispensabile, ma gli interventi artistici possono contribuire a ricucire narrazioni interrotte e a dare voce a quelle dimensioni emotive che i documenti d’archivio, da soli, non riescono a restituire. Per questo motivo abbiamo commissionato nuove opere destinate alla collezione del museo agli artisti Sandim Mendes, Ratri Notosudirdjo, Ayo, Remy Jungerman, Bodil Ouedraogo e Neil Fortune.
Infine, come immagina il futuro del TextielMuseum?
Stiamo lavorando a un’importante ristrutturazione del museo che ci permetterà di crescere e di assumere un nuovo ruolo per la città. L’intera area circostante diventerà un polo dedicato all’innovazione tessile e rafforzeremo il legame con il quartiere in cui il museo è inserito. L’interesse internazionale per il tessile è in crescita e stiamo costruendo collaborazioni internazionali. Parallelamente aumenta la consapevolezza dell’importanza della sostenibilità, della cultura materiale e della salvaguardia dei saperi artigianali. I musei non possono più limitarsi a conservare gli oggetti: devono preservare anche competenze, tecniche e storie, diventando uno spazio in cui incontrarsi, confrontarsi e costruire relazioni. Il TextielMuseum riunisce storia, produzione, ricerca e arte contemporanea, combinazione che gli consente di rimanere profondamente legato al passato, guardando al futuro.
Linda Del Rosso
Tilburg, Paesi Bassi
TEXTIELMUSEUM – Goirkestraat 96
Da martedì a venerdì 10:00 – 17:00; sabato e domenica 12:00 – 17:00
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