Esistono delle serre dove le piante raccontano le vite degli artisti. Succede a New York e ad Amsterdam

Il progetto, avviato nel 2016 da Matt Austin e Anke Riesenkamp, si chiama The Artist Plant Conservatory e nel tempo ha dato vita a un vero e proprio archivio botanico dell'arte

Una pianta può essere legata a un artista in molti modi: può essere cresciuta nel suo studio, provenire dal suo giardino, essere stata rappresentata in un dipinto oppure essere una discendente di un esemplare che gli è appartenuto. È proprio attorno a queste diverse forme di relazioni poetiche che è costruito The Artist Plant Conservatory, un archivio botanico vivente nato dall’iniziativa di Matt Austin e Anke Riesenkamp.

Che cos’è The Artist Plant Conservatory

Il progetto è iniziato nel 2016 e oggi le piante vengono raccolte e coltivate in due luoghi principali: una serra a New York e il vivaio di De Proeftuin, tra Amsterdam e il Mare del Nord. Non si tratta quindi di una collezione composta esclusivamente da talee prelevate nei giardini degli artisti ma piuttosto di piante che sono esistite “alla presenza” di un artista oppure che sono state raffigurate da lui. La provenienza viene poi ricostruita caso per caso, attraverso musei, fondazioni, case-museo, studiosi e gli stessi artisti. È una distinzione importante, perché permette di capire che cosa rende questa raccolta diversa da un semplice giardino dedicato agli artisti.

The Artist Plant Conservatory: i diversi casi della collezione

Il caso di Georgia O’Keeffe, per esempio, è quello di una pianta rimasta associata fisicamente allo spazio dell’artista. La Crassula ovata, comunemente conosciuta come pianta di giada, è stata acquisita nel 2019 dal Georgia O’Keeffe Museum/Ghost Ranch di Abiquiú, in New Mexico. Nel suo studio e nella sua casa erano presenti diverse piante, tra cui gerani, aloe e piante di giada: quella oggi conservata dal progetto appartiene dunque alla storia del luogo in cui O’Keeffe viveva e lavorava. Per Vincent van Gogh, invece, il rapporto è diverso: il susino-ciliegio (Prunus cerasifera) della collezione è un discendente dell’albero presente nel giardino della casa d’infanzia di Van Gogh in Brabante e l’esemplare oggi coltivato dal Conservatory è stato acquisito nel 2023 attraverso il Van Gogh House Museum. Un’altra pianta legata a Van Gogh è l’edera (Hedera helix), proveniente dal giardino del dottor Paul Gachet ad Auvers-sur-Oise che è stata piantata anche sulle tombe di Vincent e Theo van Gogh. E anche il tasso di Piet Mondrian appartiene alla categoria delle piante realmente legate a un luogo frequentato dall’artista. Mondrian soggiornò infatti spesso a Domburg tra il 1908 e il 1915 e fu attratto dalla forma di un particolare tasso basso e modellato dal vento. Secondo il progetto, le talee oggi conservate provengono proprio da quell’albero, individuato attraverso la collaborazione con l’ente forestale olandese Staatsbosbeheer.

Georgia O'Keeffe watering the Jade Plant in her Studio, New Mexico
Georgia O’Keeffe watering the Jade Plant in her Studio, New Mexico

Dagli alberi nei giardini alle piante dipinte

Con Salvador Dalí, invece, la collezione riunisce diversi tipi di relazione. Dal giardino del castello di Púbol arriva una talea di fico, acquisita nel 2023 attraverso la Fundació Gala-Salvador Dalí e oggi coltivata dal Conservatory. A Port Lligat, invece, il progetto ha raccolto talee di un cipresso che cresceva accanto alla scalinata della casa-museo di Dalí e che è significativo anche per la sua presenza nella sua pittura. Il Conservatory conserva inoltre un esemplare di Lonas annua proveniente dalla residenza di Port Lligat.

Le piante come opere stesse

Il caso di Joseph Beuys introduce un’ulteriore declinazione. Le querce presenti nella collezione provengono dal progetto 7000 Oaks, l’intervento iniziato a Kassel nel 1982 con cui Beuys propose di piantare settemila querce, ciascuna accompagnata da una colonna di basalto. E gli esemplari conservati dal progetto sono giovani querce provenienti da quella iniziativa e dunque non appartenute direttamente a Beuys. Ancora diverso è il caso della Begonia maculata associata ad Albert Einstein. La pianta oggi conservata a Princeton deriva da una storia di propagazione: dopo la morte di Einstein, nel 1955, la sua segretaria Helen Dukas distribuì talee della begonia a colleghi e alle loro mogli. La pianta è quindi entrata nell’archivio attraverso una discendenza che ha mantenuto nel tempo il legame con lo scienziato. Il lavoro di Austin e Riesenkamp consiste quindi anche nel ricostruire una provenienza: capire da dove arriva una pianta, quale rapporto abbia avuto con l’artista e attraverso quali passaggi sia arrivata fino al vivaio. Il progetto lavora infatti in collaborazione con fondazioni, musei e artisti ed è aperto anche ad accogliere donazioni di piante, talee e marze.

Caterina Angelucci

The Artist Plant Conservatory
De Proeftuin
Vijfhuizerdijk 216B, Vijfhuizen

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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