25 anni dall’Undici Settembre. Le opere d’arte e gli artisti che si sono ispirati alle Torri Gemelle in questo quarto di secolo
Dalla testimonianza visiva di Ground Zero alle sculture concettuali e i memoriali: come la pittura, la fotografia e l'arte pubblica hanno elaborato il trauma dell'11 settembre tra il 2001 e il venticinquennale
A un quarto di secolo dagli attacchi dell’11 settembre 2001, l’impatto visivo, simbolico e concettuale di quell’evento continua a essere uno dei nodi centrali della cultura visiva contemporanea. L’attacco alle Torri Gemelle è stato definito il primo evento drammatico vissuto in diretta tv globale e mediatica; da quel momento, gli artisti visivi si sono assunti il compito di andare oltre la sovraesposizione delle immagini di cronaca, trasformando lo shock, il lutto collettivo e le macerie morali e materiali in un percorso di riflessione duraturo. Ripercorrere la produzione artistica legata all’11 settembre significa attraversare diverse fasi che descrivono l’evoluzione del dolore e del ricordo negli ultimi venticinque anni.
1 / 16
2 / 16
3 / 16
4 / 16
5 / 16
6 / 16
7 / 16
8 / 16
9 / 16
10 / 16
11 / 16
12 / 16
13 / 16
14 / 16
15 / 16
16 / 16
La risposta immediata all’11 settembre 2001
Nei primi tempi dopo l’attacco, gli artisti rispondono spinti dall’urgenza di documentare, di raccogliere i frammenti sparsi dell’evento o di rielaborare la sovraesposizione mediatica che sta travolgendo il pubblico. Fotografare le macerie diventa un atto di preservazione storica. Steve McCurry, nel suo studio a Washington Square Park nell’immediato degli attacchi, corre sul tetto per registrare con scatti vividi il fumo che avvolge Lower Manhattan e la ferita allo skyline di New York. In parallelo, Joel Meyerowitz è l’unico fotografo ad accedere per nove mesi a Ground Zero, creando l’archivio Aftermath: World Trade Center Archive. Particolarmente toccante è la testimonianza di Monika Bravo con September 10, 2001, uno nunca muere la víspera (2001). Il 10 settembre Bravo si trova nel suo studio in residenza al 92° piano della Torre Nord e filma per ore un temporale che si abbatte su New York. Il giorno successivo quello studio scompare e il collega artista Michael Richards, rimasto a lavorare durante la notte, perde la vita. Bravo trasforma quelle immagini dell’ultima sera del World Trade Center in un video tributo sommesso ed emblematico.
Una tragedia riletta tra icone visive, pittura e astrazione mediale
Mentre la celebre copertina del New Yorker (24 settembre 2001) firmata da Art Spiegelman e Françoise Mouly cattura lo smarrimento generale raffigurando le due Torri con una silhouette nero su nero, il soffio dei detriti e delle carte bruciate arrivato fino a Brooklyn ispira il Blue Man Group nella realizzazione del brano e video Exhibit 13 (2003), nato a partire dai fogli di carta parzialmente bruciati, ritrovati nel cortile delle loro prove. Quella stessa materia dispersa è l’oggetto anche dell’artista Elena del Rivero, il cui studio-casa al 125 di Cedar Street viene devastato dal crollo. In [Swi:t] Home: A CHANT (2001–2006) raccoglie oltre 3.150 fogli di carta provenienti dagli uffici delle Torri: pulendo, catalogando e cucendoli insieme con seta e perle nell’arco di cinque anni, crea un tessuto del ricordo ripresentato anche al New Museum per il decennale del 2011. Analogamente, in Where Does the Dust Itself Collect? (2004), il maestro cinese Xu Bing raccoglie la polvere stesa nelle strade di Lower Manhattan all’indomani del crollo, stendendola anni dopo sul pavimento di uno spazio espositivo per far emergere, in negativo nel deposito, un verso buddhista sulla natura fuggente dell’esistenza e della materia — opera che gli vale il primo premio Artes Mundi. Su questo tema del vuoto concettuale lavora anche Gustavo Bonevardi in Falling, spargendo lettere su carta come frammenti di senso smarrito. Il maestro tedesco Gerhard Richter realizza, invece, September (2005, oggi al MoMA), un foto-dipinto ricavato da immagini d’archivio sfocate in cui la pittura cancella e al tempo stesso fissa il momento del crollo. Nello stesso solco, Thomas Ruff con jpeg ny01 (2001) sgrana fino ai pixel un’immagine scaricata dal web per riflettere sulla distanza creata dagli schermi digitali.

L’elaborazione del lutto americano (e globale)
Con il trascorrere degli anni, la ricerca artistica si muove verso l’elaborazione intima e la costruzione di un ricordo collettivo, oscillando tra la figurazione del dolore e la sublimazione nell’astrazione. Per esempio, la tragica visione dei corpi che precipitano dai grattacieli genera opere d’impatto e polemiche. La scultura in bronzo Tumbling Woman di Eric Fischl, esposta nel 2002 al Rockefeller Center, viene coperta e rimossa per via delle forti proteste di chi trova la rappresentazione del trauma troppo cruda. L’artista italiano Cesare Viel, nell’opera su carta Thank You Emily (2002) – anche nota come Emily falling -, ferma, invece, in un disegno da quotidiano la figura stilizzata di un individuo che cade, accompagnata da versi scritti a mano sulla caducità dell’esistenza.

L’11 settembre 2001. Tra simboli e memoriali
Altri artisti preferiscono linguaggi emotivi: Donna Levinstone trasforma i pennacchi di fumo in paesaggi a pastello spirituali (9/11 series); Chris Saucedo nella serie La Nuvola disegna per dieci anni palazzi-nuvola per ricordare il fratello pompiere caduto; Tobi Kahn con la scultura M’AHL riassembla frammenti di legno per evocare i ricordi di famiglia nel ristorante Windows on the World. Un posto di rilievo spetta a Spencer Finch con Trying to Remember the Color of the Sky on That September Morning (2014): l’installazione permanente posizionata nel 9/11 Memorial Museum comprende 2.983 quadrati realizzati ad acquerello, ciascuno dipinto in un’unica e irripetibile sfumatura di azzurro, ad evocare la memoria individuale e collettiva di ogni singola vittima dell’11 settembre e dell’attentato al WTC del 1993. L’elaborazione monumentale sceglie poi la via del vuoto: da Tribute in Light concepito da diversi artisti e designer (i due fasci di fari che rimpiazzano le torri nel cielo) fino al memoriale permanente Reflecting Absence ad opera di Michael Arad e Peter Walker, dove due grandi vasche ricalcano l’impronta esatta degli edifici crollati. È qui che il masterplan Memory Foundations firmato da Daniel Libeskind e culminato nella costruzione della Freedom Tower (One World Trade Center) dell’architetto David Childs dello studio Som, cerca di saldare la ferita storica di Ground Zero, proponendo un’architettura capace di integrare l’impronta del lutto con la spinta al futuro della città.

Da Cattelan a oggi
A distanza di anni, l’arte contemporanea legge l’11 settembre come uno spartiacque politico e culturale. Maurizio Cattelan, per esempio, si confronta più volte con la cicatrice dell’11 settembre, come nell’installazione Blind (presentata nella mostra Breath Ghosts Blind all’HangarBicocca nel 2021), che sintetizza la tragedia in un monolite nero in resina attraversato dalla sagoma di un aereo. L’artista newyorkese Manju Shandler con Gesture realizza un’imponente installazione composta da quasi 3mila dipinti individuali su scala ridotta, ciascuno dedicato a una delle vittime del tragico evento. In occasione del venticinquesimo anniversario dell’11 settembre 2026, l’artista canadese John Coburn — entrato a Ground Zero nei giorni successivi al crollo per documentare la tragedia —presenta una serie aggiornata dei suoi disegni a china, derivati da testimonianze visive originali dei soccorritori, dei sopravvissuti e dei luoghi della ricostruzione.
Le mostre per il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre 2001
Questo significativo anniversario viene oggi ripercorso anche da diverse importanti rassegne e mostre istituzionali. Voice of Reflection (National Sept. 11 Memorial & Museum, New York) è un progetto espositivo ed esperienziale che ripercorre l’impatto artistico e narrativo a 25 anni dal crollo attraverso testimonianze visive, audio e opere d’archivio d’eccezione. Il New York State Museum (Albany) presenta, invece, una speciale esposizione retrospettiva focalizzata sugli archivi materiali, le testimonianze artistiche e le raccolte fotografiche realizzate all’indomani dell’attacco fino ai progetti di ricostruzione. Infine a Berlino diverse gallerie e istituzioni della capitale tedesca propongono rassegne e incontri dedicati alla rilettura dell’11 settembre nell’arte europea e globale, analizzando come quell’evento abbia segnato il passaggio definitivo all’era dell’iper-sorveglianza e dell’immagine digitale contemporanea.
Claudia Giraud
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati