Il Padiglione del Portogallo trasforma in un giardino creolo Palazzo Franchetti per la Biennale di Venezia

‘Greenhouse’, il progetto collettivo delle artiste e curatrici Mónica de Miranda, Sónia Vaz Borges e Vânia Gala per la 60. Esposizione Internazionale, punta a creare un angolo di biodiversità come strumento di decolonizzazione e come vettore di azione politica e dialogo

Creolo, come l’identità delle persone forzatamente trapiantate dal proprio luogo di nascita per lavorare in stato di schiavitù. Questa l’identità del giardino collettivo che le artiste e curatrici Mónica de Miranda, Sónia Vaz Borges e Vânia Gala porteranno alla prossima Biennale di Venezia all’interno del Padiglione del Portogallo. In omaggio ai terreni privati curati dagli schiavi come atto di resistenza e sopravvivenza – un’antitesi alle monoculture e all’egoismo coloniale –, il progetto delle artiste denominato Greenhouse (serra) andrà a trasfigurare Palazzo Franchetti con un piccolo angolo di biodiversità, riaprendo un dialogo sulla cooperazione e sulla libertà.

‘Greenhouse’, il progetto collettivo delle artiste e curatrici al Padiglione del Portogallo 

Tra arte visiva, commentario storico e azione coreografica, il progetto delle tre artiste e studiose (commissionato dal Direttorato Generale per le Arti portoghese) metterà in scena una riflessione che toccherà i concetti di partecipazione, collaborazione e solidarietà interdisciplinare attingendo a tematiche di ecologia, decolonizzazione, diaspora e migrazione, in piena linea con il tema della Biennale 2024 Stranieri Ovunque.

Nella pratica, il giardino ospiterà specie botaniche originarie di diversi Paesi africani, che cresceranno nel centralissimo Palazzo per tutto il periodo espositivo, cui si affiancheranno un’installazione sonora e delle sculture, ma anche danze e performance, laboratori ed eventi partecipativi, in quattro momenti chiave: giardino, archivio vivente, scuola e assemblee. Insieme, queste “azioni” creeranno uno spazio transdisciplinare di sperimentazione e incontro, ma anche di cambiamento concreto: con  Greenhouse le artiste vogliono infatti dimostrare come il suolo abbia la potenzialità di essere un forte vettore di decolonialismo e di impegno ecologico, sostenendo la crescita delle popolazioni che vi si appoggiano e aiutando a superare la violenza storica senza cancellarla né ignorarla: il ruolo della terra, qui, è eminentemente politico.

Gli anniversari celebrati dal Padiglione del Portogallo alla 60. Biennale di Venezia

E proprio nella riflessione storica e nella sua scomposizione si radica tutto il sentire del Padiglione Portoghese, che con questo progetto omaggia due anniversari cruciali: il centenario di Amílcar Cabral (1924 – 1973), agronomo e leader anticoloniale della Guinea Bissau nonché figura cruciale per l’indipendenza del Paese nel 1973; e il cinquantesimo anniversario della Rivoluzione dei garofani, che depose la dittatura portoghese di Salazar il 25 aprile 1974. In omaggio a questi due momenti (a tratti antitetici) nella storia portoghese, il Padiglione vuole incoraggiare delle modalità artistiche fluide per ripensare il futuro e per farlo si appoggia per la prima volta all’esperienza e alle ricerche di sole donne, che in un’ottica di vero (e difficile) dialogo hanno già deciso di coinvolgere artisti e curatori provenienti da Angola, Benin, Brasile, Capo Verde, Cile, Francia, Nigeria, Stati Uniti e Arabia Saudita.

Giulia Giaume

https://greenhouse2024.com/

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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