Cos’è il worlding e perché sta rivoluzionando l’arte digitale

Una mostra al Centre Pompidou di Metz raccoglie i lavori di 43 artisti digitali che negli ultimi trent’anni hanno utilizzato i videogiochi per costruire mondi virtuali e immaginare nuovi ecosistemi, universi e intere società alternative alla nostra

Cos’è un mondo? Come si crea un mondo? Come mantengo in vita un mondo? Una forma d’arte sempre più popolare si concentra sulla “creazione di mondi” e sullo sviluppo della vita artificiale: si chiama worlding, e non solo sta rapidamente rivoluzionando la creatività digitale, ma sta gradualmente offrendo nuove prospettive che, nell’incontro con gli studi ecologici, aiutano a costruire una nuova narrazione sull’Antropocene.

Il worlding: dai videogiochi all’arte contemporanea

Il worlding è uno dei fondamentali del game design: si tratta della costruzione di un mondo virtuale, un universo artificiale da esplorare liberamente e plasmare a proprio piacimento. Se l’estetica dei videogiochi è ormai pienamente entrata a far parte della produzione d’arte contemporanea, la possibilità di creare mondi sintetici è una delle più tecniche osservate da diverse generazioni di artisti, che spingono il medium del gioco oltre i suoi confini, indagandone le implicazioni politiche, estetiche e anche poetiche.
Queste generazioni si incontrano in Worldbuilding. Gaming and Art in the digital age, l’esposizione curata da Hans Ulrich Obrist al Centre Pompidou-Metz, in Lorena. Quella proposta da Obrist è un’esperienza che unisce la sua dimensione di intrattenimento dell’universo videoludico ad alcuni dei temi più urgenti del nostro tempo, immaginando nuovi mondi possibili.

LuYang, The Great Adventure of Material World © Courtesy of the artist and Société, Berlin
LuYang, The Great Adventure of Material World © Courtesy of the artist and Société, Berlin

La mostra curata da Hans Ulrich Obrist al Centre Pompidou-Metz

Come osserva lo stesso Obrist, i videogiochi sono “il più grande fenomeno di massa del nostro tempo. Molte persone trascorrono ore ogni giorno in un mondo parallelo e vivono una moltitudine di vite diverse. I videogiochi sono per il XXI secolo quello che i film erano per il XX secolo e i romanzi per il XIX secolo“. Il filosofo C. Thi Nguyen, nel suo libro Games: Agency as Art, sostiene che i videogiochi siano un tipo distinto di arte, che permette di sperimentare una forma di agency – ovvero la capacità di agire nel mondo –  del tutto nuova. Di conseguenza, sono molti gli artisti che hanno intravisto nei videogiochi una forma d’arte digitale in grado di portare avanti una ricerca esistenziale oltre il mondo fisico.

Wordling: gli artisti in mostra

Ben 43 gli artisti in mostra, provenienti da tutto il mondo: una pluralità di voci e di tecniche, che spaziano dal game design, alle animazioni 3D, alle esperienze in realtà virtuale fino alle installazioni interattive e video. Alcuni  – come Rebecca Allen, JODI, Harun Farocki, Cao Fei, Cory Arcangel e molti altri – sono dei veri e propri pionieri di questa forma d’arte, mentre altri appartengono ad una generazione più recente e in costante crescita.
Numerose sono le recenti applicazioni di questa tecnica alle tematiche ecologiste e post-umane: ad esempio l’esperienza in realtà virtuale di Terraforming CIR (2022) del collettivo Transmoderna, che lavora all’incrocio tra musica elettronica e arte digitale. I partecipanti sono trasportati in un viaggio vertiginoso verso un futuro pianeta extraterrestre, dove degli artefatti tecnologici suggeriscono che gli esseri umani abbiano cercato, senza successo, di “terraformare” la nuova colonia (ovvero renderla simile alla Terra): sulle rovine di queste colonie umane fallite prosperano ormai le società posthomo sapiens.

Transmoderna, Terraforming CIR, 2022 © Courtesy of the artists
Transmoderna, Terraforming CIR, 2022 © Courtesy of the artists

Worldbuilding: artisti che parlano di Antropocene

L’indagine ecologista prosegue con H.O.R.I.Z.O.N. (Habitat One: Regenerative Interactive Zone of Nurture) del collettivo The Institute of Queer Ecology: si tratta di un gioco multiplayer (giocabile anche da casa) in cui i partecipanti sono invitati a prendere parte alla società utopica, digitale, collaborativa, non gerarchica e post-antropocentrica. I visitatori creano e consumano e scambiano contenuti, costruendo attivamente un mondo partecipativo e interagendo con gli altri utenti, con la vita vegetale o con la fauna selvatica. 
Jakob Kudsk Steensen indaga l’antropocene attraverso il tema della memoria, dell’estinzione e del ruolo delle tecnologie immersive come archivio per l’umanità: Re-animated (2018) ricostruisce un modello 3D dell’ultimo esemplare dell’uccello Kaua’i ʻōʻō, estintosi nel 1987, attraverso un’esperienza VR composta da scrupolose scannerizzazioni 3D dell’habitat originale di questi animali, l’isola hawaiana di Kau, e di alcuni esemplari imbalsamati, collezionati a fine Ottocento e conservati presso l’American Museum of Natural History di New York. Così facendo, Steensen non offre una testimonianza del passato, ma dello scorrere della vita stessa: Re-animated è tanto un requiem quanto un rituale magico di resurrezione.

Worldbuilding: avatar, reincarnazione e videogiochi

La ricerca di Lu Yang – che dal 14 settembre al 22 ottobre vedrà la sua prima in Italia al MUDEC di Milano, in occasione del premio Deutsche Bank Artist of the Year – è rivolta al fenomeno dell’embodiment nell’avatar, indagato da una prospettiva spirituale di stampo buddhista. The Great Adventure of Material World (2019-2020) invita i partecipanti ad un’esperienza fuori-dal-corpo, incarnando un avatar che trascende il genere, l’età, l’etnia e l’orientamento sessuale: attraverso un viaggio virtuale, il protagonista inizia gradualmente a prendere coscienza dell’illusorietà del mondo materiale. Ma gli artisti in mostra non si esauriscono qui: c’è spazio anche per gli organismi sintetici intraprendenti di Ian Cheng, lo store site-specific di Jonathan Horowitz, la videoinstallazione che mette in discussione i confini tra realtà fisica e simulazione digitale di Kim Heecheon e moltissimo altro. Worldbuilding è una mostra che riesce a mettere insieme una vastità di esperienze che, se messe a confronto, riescono a restituire un quadro delle sfide più grandi dell’era contemporanea: dall’ecologia, all’antropocene, alla necessità di ripensare il ruolo dell’uomo in relazione alla salvaguardia dell’ecosistema, fino al superamento del binarismo di genere, la teoria queer e al ruolo delle nuove tecnologie nel dare nuova forma alle nostre identità.

Laura Cocciolillo

Metz // fino al 15 gennaio 2024
Worldbuilding
CENTRE POMPIDOU – METZ
1 Parv. des Droits de l’Homme, 57020
www.centrepompidou-metz.fr

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Laura Cocciolillo

Laura Cocciolillo

Laura Cocciolillo (Roma, 1997), consegue la laurea triennale in Studi Storico-Artistici presso la Sapienza di Roma. Si trasferisce poi a Venezia, dove consegue la laurea magistrale in Storia delle Arti, curriculum in Arte Contemporanea. Specializzata in arte e nuove tecnologie…

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