Cambiamento climatico e disparità sociale: l’America secondo Josh Kline

Manichini incellofanati, un futuro tragico dominato dettato dal surriscaldamento globale: questo e molto altro nella mostra dell’artista americano al Whitney Museum di New York

Josh Kline (Philadelphia, 1979) è conosciuto per le installazioni immersive in cui allinea video, scultura, fotografia e design. Da oltre un decennio Kline produce inoltre disegni, stampe, dipinti, sculture e affronta in maniera netta temi sociali difficili dalla prospettiva di figlio di una coppia filippino-americana. Kline concentra tutta la sua attenzione su questioni urgenti come il lavoro, più di recente, il cambiamento climatico.
Ospite della Fondazione Sandretto Rebaudengo di Torino nel 2017, allora espose parte del lavoro oggi completato per il Withney Museum of American Art di New York, che lo propone con il gigantismo tipico dei musei di Manhattan. A Torino la mostra non aveva convinto tutti: le tematiche prese in esame da Klein sono infatti fortemente radicate nella realtà statunitense. Davanti al manichino di un impiegato incellofanato come un oggetto pronto per la discarica sul suolo americano non si pensa a teorizzazioni post-human, ma alla dura condizione quotidiana di chi lavora oltreoceano. Klein insomma parla di una cultura perlopiù distante da quella europea.
Project for a New American Century si dispiega per capitoli tra loro collegati, quasi come un trattato di sociologia. Le oltre cento opere allestite su due piani del museo occupano dieci stanze tematiche pensate come ambienti immersivi, dai quali emergono scenari presenti e futuri.

Josh Kline, Desperation Dilation, 2016. Collection of Bobby and Eleanor Cayre. © Josh Kline. Photograph by Joerg Lohse; image courtesy the artist and 47 Canal, New York

Josh Kline, Desperation Dilation, 2016. Collection of Bobby and Eleanor Cayre. © Josh Kline. Photograph by Joerg Lohse; image courtesy the artist and 47 Canal, New York

LA MOSTRA DI JOSH KLINE A NEW YORK

In Blue Collars (2014) appaiono interviste video a colletti blu ‒ i lavoratori meno pagati e con minori prospettive nel XXI secolo. Sfilano qui fattorini, camerieri di ristoranti e addetti alle pulizie, interrogati sulle loro condizioni di lavoro, sulle loro aspirazioni, sulle opinioni politiche e sui sentimenti suscitati dalle condizioni della loro vita. Le sculture disposte nel medesimo spazio offrono un quadro inquietante di come la precarietà domini la vita di questi individui. Attraverso scansioni 3D delle loro teste, braccia o gambe, sono state create sculture stampate e poi rivestite da marchi o loghi della compagnia di appartenenza, suggerendo che la propria identità possa essere sussunta solo dal proprio lavoro.
L’opera Personal responsibility (2023) è invece dedicata al cambiamento climatico. Prendendo in prestito le forme dalle tende utilizzate da rifugiati e migranti, le strutture disposte nella sala fanno da contorno a video interviste fittizie (ambientate nel futuro) con persone che stanno vivendo cambiamenti climatici catastrofici. Si tratta, secondo Klein, di “fantascienza della vita ordinaria”, basata su una lunga documentazione di esperienze dei sopravvissuti a disastri legati al clima come gli uragani Katrina, Sandy e Harvey e i recenti incendi in California.
Anche il cortometraggio Adaptation (2019-22) è ambientato nel futuro, in una Manhattan totalmente allagata da un rovinoso cambiamento climatico. Segue le vicende di una squadra di soccorritori alla fine del loro turno. Utilizzando effetti speciali analogici ‒ modelli in scala, miniature, inquadrature opache ‒ e pellicole a colori da 16 mm invece di video digitali, Kline suggerisce una nostalgia per il presente dalla prospettiva di un futuro trasformato dal riscaldamento globale.

Josh Kline, Designer’s Head in Eckhaus Latta (Mike), 2013 (detail). Collection of Lonti Ebers. © Josh Kline. Photograph by Joerg Lohse; image courtesy the artist and 47 Canal, New York

Josh Kline, Designer’s Head in Eckhaus Latta (Mike), 2013 (detail). Collection of Lonti Ebers. © Josh Kline. Photograph by Joerg Lohse; image courtesy the artist and 47 Canal, New York

I TEMI AFFRONTATI DA JOSH KLINE

In Civil War (2016-17) sono invece i white collar a essere protagonisti all’indomani violento di massicci licenziamenti causati dall’utilizzo di software intelligenti. Un gruppo di sculture monocrome ricorda un campo di macerie di cemento: mobili e oggetti che sono stati fatti a pezzi come i sogni della classe media che rappresentano. Un altro gruppo di opere richiama elettrodomestici inutilmente lussuosi, privilegio di una minoranza ricchissima. Kline ha concepito questa installazione durante la campagna presidenziale di Donald Trump del 2016.
Unemployment (2016) e Contagious Unemployment (2016) risuonano come metafore della disoccupazione. Realizzate quattro anni prima della pandemia, queste opere parlano anche dell’accesso all’assistenza sanitaria pubblica, miraggio assoluto per i cittadini americani.
Creative Labor (2009-14) sposta lo sguardo sui creativi ‒ artisti visivi, musicisti e designer ‒e sul loro modo di muoversi all’interno dei settori di riferimento brandizzando e commercializzando se stessi alla ricerca del successo. Visualizzando sostanze che migliorano le prestazioni come Adderall e caffeina, Kline riflette sulla follia di chi crede che i limiti del corpo umano possano essere superati a favore di una maggiore produttività.
In contrasto con gli scenari più oscuri esplorati sino a ora, la pellicola Another America Is Possible (2017), ambientata nel 2043, tratteggia un’utopia radicale. Nel film, un gruppo di persone eterogeneo festeggia una vacanza estiva durante la quale la bandiera confederata degli stati secessionisti pro-schiavitù durante la guerra civile americana viene sepolta. Qui il messaggio è riunire un Paese diviso intorno al sogno di una democrazia multiculturale, multirazziale e multietnica.
A qualcuno il lavoro di Klein potrebbe apparire didascalico in maniera disarmante. Ma a un artista interessato alla vita di un fattorino della FedEx non importa parlare solo con chi ha studiato per almeno quattro anni Lacan, Deleuze e Adorno.

Aldo Premoli

New York // fino al 13 agosto 2023
Josh Kline: Project for a New American Century
WHITNEY MUSEUM OF AMERICAN ART
99 Gansevoort Street
https://whitney.org

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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