I disegni infernali di Luisa Rabbia in mostra a Bergamo

The Drawing Hall è uno spazio dedicato interamente al disegno. Oggi mostra nove grandi opere inedite, che nascono da Botticelli per poi trovare una connotazione emotiva e intima

Se per molti artisti i disegni non sono che una fase preparatoria di un più ampio lavoro, ce ne sono altri che fanno del disegno una forma completa di espressione, nonché il punto di arrivo di una lunga elaborazione artistica e intellettuale. Così Luisa Rabbia (Torino, 1970), che porta nove, grandi opere inedite da The Drawing Hall, lo spazio indipendente a pochi minuti da Bergamo che mette il disegno contemporaneo al centro della sua indagine. Inaugurata il 9 settembre e curata da Veronica Santi, l’esposizione è intitolata The Inferno, Broken in Nine Pieces e fino al 1° ottobre 2022 mostra un ciclo di opere realizzate con pastelli a cera e tempera appositamente per questo spazio. Si tratta di una anteprima internazionale, dato che i disegni qui esposti verranno mostrati a febbraio negli spazi della Peter Blum Gallery di New York, con cui l’artista espone dal 2011.

Luisa Rabbia, Loneliness, 2022, pastelli a cera su acrilico su carta, 114x157 cm. Courtesy l’artista e Peter Blum Gallery, New York. Foto Dario Lasagni

Luisa Rabbia, Loneliness, 2022, pastelli a cera su acrilico su carta, 114×157 cm. Courtesy l’artista e Peter Blum Gallery, New York. Foto Dario Lasagni

I DISEGNI DI LUISA RABBIA DA THE DRAWING HALL

Sono casse toraciche luciferine, ora dritte ora capovolte, con costole che somigliano a gironi infernali e alvei oscuri, al centro delle nove opere, ognuna titolata per ricordare una forma di “inferno sulla Terra”: l’impotenza, la solitudine, l’ansia, l’abuso, la guerra, la separazione, il bambino non voluto, la perdita, l’ingiustizia. Dopo due anni di pandemia, diritti civili erosi (compreso il qui rappresentato aborto) e dilaganti conflitti armati, è difficile non sentire la forza e l’onestà del messaggio dell’artista, difficile non percepire un misto di rabbia e tristezza. Dei gradienti cromatici sui temi del blu (caro all’artista) accompagnano questa catabasi dai tratti più che terreni, dove mani significanti indicano quella “linea spezzata” che dà il nome alle diverse opere. “’The Inferno, Broken in Nine Pieces’ è una riflessione su nove stati emotivi che prendono inspirazione dalla nostra contemporaneità e, inevitabilmente, anche dalla mia percezione del mondo”, racconta Luisa Rabbia ad Artribune. “Sono situazioni o stati psicologici che ognuno di noi può aver vissuto o potrebbe potenzialmente vivere nel corso della propria vita. L’inferno su cui ho riflettuto è un inferno terreno. Ispirato dalla ‘Voragine Infernale’, disegno chiave fra i 92 eseguiti da Sandro Botticelli per rappresentare l’inferno dantesco, nel mio inferno i gironi botticelliani sono diventati ossa della cassa toracica. Non ci sono peccatori, ma solo ‘vittime’ della vita stessa”. L’artista si discosta così dalla prima ispirazione letteraria, per affrontare il tema ancestrale del “male” con un approccio empatico e intimo, che conferisce al colore puro del pastello, steso o raschiato, una connotazione emotiva che ci porta al centro di una compassione senza giudizio.

Luisa Rabbia, The Inferno Broken in Nine Pieces, 2022, installation view, Courtesy The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

Luisa Rabbia, The Inferno Broken in Nine Pieces, 2022, installation view, Courtesy The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

IL DOCUMENTARIO SU LUISA RABBIA

Il progetto, come da prassi del format interdisciplinare di The Drawing Hall, è accompagnato da un documentario prodotto da Yanzi srl e diretto da Marco Marcassoli, co-fondatore dello spazio di Grassobbio insieme all’artista Andrea Mastrovito, che ha qui il suo atipico atelier, e il visual designer e fotografo Walter Carrera. I tre, in meno di un anno, hanno collezionato, in un capannone industriale che grida amore per il territorio e attenzione al valore del disegno, una piccola serie di grandi mostre che oltre allo stesso Mastrovito hanno già coinvolto Stefano Arienti – in un intervento che è diventato preludio di un’installazione al Mirador del Lago d’Iseo –, e Gian Maria Tosatti, che ha portato qui i disegni preparatori del Padiglione Italia poi riproposti dalla galleria Lia Rumma. Il documentario, necessaria guida in uno spazio altrimenti scevro di indicazioni, si avvicina con una delicatezza incredibile alla pratica di Rabbia, mostrando l’origine dei segni presenti in tutte le opere in mostra – impronte digitali – e facendola vedere all’opera. A completamento del progetto, il quarto Quaderno, che presenta, insieme a una preziosa selezione di immagini, il testo della curatrice Santi, che analizza la pratica del disegno di Luisa Rabbia come “forma pura” di pensiero e azione, che invade tutte le tecniche e le superfici, dalla pietra alla ceramica, dalla tela alla carta.
Lavorare con The Drawing Hall è stata un’esperienza di energica condivisione, ognuno di noi ha messo del proprio e si è esposto nell’ambito più affine, racconta ancora l’artista. “Veronica Santi ha scritto con passione e visione, condividendo con noi tutti la sua lettura dell’evoluzione del mio lavoro nel corso degli anni. Marco Marcassoli si è occupato del documentario. Walter Carrera del design del catalogo che The Drawing Hall pubblica per ogni mostra. Andrea Mastrovito ha condiviso con noi il suo entusiasmo per tutto quello che è creativo. Io ho partecipato con i miei disegni, che ho dovuto adattare molto poco visto che il disegno è alla base di tutto quello che faccio”.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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