Arte contemporanea al Museo Archeologico Salinas di Palermo

Ancora dialogo tra passato e presente al Salinas. Succede grazie alle opere di Masbedo e Francesco De Grandi, accostate alle fotografie di Iole Carollo che ritraggono i depositi del museo

Il Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas di Palermo in questi anni ha articolato e aperto nuove sezioni (dei corridoi laterali dell’ex convento e la Sala ipostila), un lavoro preciso che prosegue con le nuove collezioni borboniche (reperti, dall’Ariete bronzeo alle inedite Teste di Cales, dal gruppo Eracle e la cerva alla Menade Farnese), la riqualificazione del palazzo che fa da cerniera urbanistica fra l’antica piazza e via Roma, accanto al monumentale palazzo delle poste di epoca fascista.

IL MUSEO SALINAS A PALERMO

La dimensione del dialogo determina una costante che nel caso dell’arte e dei reperti archeologici è tutt’altro che scontata. Prima di tutto il reperto è sempre un’interpretazione, frammento di un tempo perduto. Eppure il reperto non è solo elemento estetico di tutto il Novecento e di molto post-moderno, ma è anche una sottrazione che permette ‒ ecco il dialogo ‒ una compresenza. Il rischio è sempre l’approccio didascalico, vinto qui da un esercizio che si commisura non solo dai “pezzi” esposti, ma da un contesto più largo, dato che i reperti esposti “dentro un museo” in molti casi costituivano l’ornamento di una città, di un luogo, spazio e civiltà. Per certi versi quindi l’architettura, sia per le nuove aree del museo sia per l’essenza delle collezioni, è una chiave di lettura non dichiarata ma costante. Come un gioco di addizioni e sottrazioni, fa da sottotesto a Quando le statue sognano, il grande progetto ideato e curato da Helga Marsala con il coordinamento di Caterina Greco e il supporto di Coop Culture.
Inaugurato a fine 2019 e interrotto purtroppo dalla pandemia”, spiega la curatrice, ha ospitato in un prima fase Ferdinando Scianna, Fabio Sandri, Alessandro Roma, Guido Bisagni, Roselena Ramistella e una serie di straordinari reperti della collezione attualmente conservata nei depositiun’occasione unica per dischiudere gli ambienti restaurati e mai visti del primo piano” (poi di nuovo chiusi, in attesa del famoso allestimento che si aspetta ormai da anni).

Iole Carollo, No Memory, 2017 Stampe digitali su carta Hahnemühle, dimensioni varie

Iole Carollo, No Memory, 2017 Stampe digitali su carta Hahnemühle, dimensioni varie

LA MOSTRA DI MASBEDO E DE GRANDI A PALERMO

La mostra inaugurata lo scorso maggio ha invece visto i due progetti speciali di Masbedo e Francesco De Grandi accostati alle fotografie di Iole Carollo, come contrappunto e contributo a latere: “Non sono infatti delle foto realizzate per il progetto, ma una serie del 2017, dedicata proprio ai depositi del Salinas, e dunque perfettamente in linea”, sottolinea Marsala. No Memory è una serie di scatti di varie dimensioni, realizzati da Carollo coniugando la sua peculiare sensibilità con l’occhio da studiosa che deriva dalla formazione come archeologa. In mostra ci sono immagini ispirate ad alcune teste votive come quella di Cales, alla rappresentazione del Laocoonte, al mosaico di Orfeo e a diverse statue d’epoca romana: dritti sui propri piedistalli, coperti da teli, fogli di pluriball o carta velina, nascosti tra casse e stanze silenziose, questi oggetti superano la dimensione di pura memoria per farsi inesauribile segno identitario. Rappresentano inoltre una preziosa documentazione di opere archeologiche conservate in quegli spazi temporaneamente chiusi e destinati ad accogliere in futuro le collezioni. Si procede con l’azione mitopoietica degli artisti contemporanei Masbedo e Francesco De Grandi. I primi presentano Un soffio in nulla. Dai depositi del museo Salinas: sussurrando intorno a Orfeo, un video del 2020 dove il personaggio mitologico si pone come un sottile e fantasmagorico “cicerone” della collezione.
Come creature vive”, scrive la curatrice, “eccole interrogarsi intorno ai grandi temi dell’esistenza … e poi quella loro condizione di immobilità, con il desiderio di liberarsi, di farsi mortali.
Francesco De Grandi, con la Piccola antologia del sogno nel mondo classico, reinterpreta le pagine di nove autori della letteratura latina e greca: Cicerone, Ovidio, Esiodo, Omero, Euripide, Virgilio, Sofocle, Aristide e Lucrezio. La talentuosa pittura di De Grandi si fa qui picaresca perché il dramma del sacro (e della sua apparizione) tenta di affacciarsi sulla contemporaneità. Personaggi e Genius Loci, ninfe e corpi, sono analoghi a quelli che Roberto Calasso indicava nei lavori e nei cartoni di Tiepolo, evidenziando, in una dimensione mistica e remota, come sarebbe diventato il mondo antico. “Tra lirica e prosa, inquietudine, pathos o lucida capacità d’osservazione, tra rappresentazioni epiche, profetiche, fantastiche, questi racconti restituiscono l’idea del sogno come esperienza di rivelazione”, scrive ancora la curatrice.
Non possiamo infine non citare il volume che accompagna la mostra, un oggetto speciale, densissimo, sempre a cura della Marsala, che ne ha progettato anche l’impianto editoriale, affiancata per la parte grafica da due artisti eccellenti, Mimmo Rubino e Federico Lupo. I testi sono della curatrice, mentre le schede archeologiche sono di Sandra Ruvituso, valente archeologa del museo che ha donato al progetto un supporto scientifico e organizzativo.

‒ Lori Adragna

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Lori Adragna

Lori Adragna

Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui:…

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