Erika Giovanna Klein e David Medalla in mostra a Bolzano

Pur appartenendo a epoche diverse, Erika Giovanna Klein e David Medalla condividevano lo stesso amore per l’avanguardia e per il superamento delle rigide definizioni. Il Museion di Bolzano dedica loro due mostre

Nasce dalla collaborazione con il dipartimento educativo del museo l’idea dei curatori di mettere in relazione la ricerca dell’artista di origine italiana Erika Giovanna Klein (Borgo Valsugana, 1900 – New York, 1957) e le opere esperienziali della Collezione Museion di Bolzano. Il titolo Bird Flight è tratto da un’opera newyorkese della Klein, simbolo di libertà e movimento.

Erika Giovanna Klein, Klessheimer Sendbote, 1927, matita, matita colorata, gesso, vernice opaca su carta, 31,6 x 23,3 cm, Kunstsammlung und Archiv Universität für angewandte Kunst Wien

Erika Giovanna Klein, Klessheimer Sendbote, 1927, matita, matita colorata, gesso, vernice opaca su carta, 31,6 x 23,3 cm, Kunstsammlung und Archiv Universität für angewandte Kunst Wien

LA STORIA DI ERIKA GIOVANNA KLEIN

Erika Giovanna Klein nasce a Borgo Valsugana nel 1900 e si forma a Vienna, diventando una delle più interessanti testimoni del Cinetismo di Franz Cižek. Un’avanguardia “al femminile” la sua, se vogliamo trovare una definizione, riduttiva ma calzante, che unisca l’interesse per il dinamismo (non degenerato nell’aggressività del Futurismo di regime) con l’anticonformismo nella vita e nella carriera artistica.
Per la Klein degli Anni Venti e Trenta il movimento è ancora bidimensionale, nello stile delle Avanguardie, attraverso una rappresentazione sincronica di azioni successive. Così nei bozzetti per le scenografie dei teatri delle marionette, nei diari-disegnati dall’efficacia fumettistica, negli acquerelli già espressionistici, come ad esempio Straβenkampf.
Oltre a quattro opere del Museion, Bird Flight ospita prestiti dal Belvedere e dall’Università di arti applicate di Vienna, dal Wien Museum e dal Museo Eccel Kreuzer di Bolzano.
La sezione della mostra dedicata alle opere giovanili segue l’ordine cronologico e si completa con gli artisti coevi: Depero, Oppenheimer, Karlinsky, Hirschfeld-Mack.
La seconda parte la confronta con le opere degli Anni Sessanta di Dadamaino, Mark Adrian, Otto Piene, Günther Uecker e Alberto Biasi, e contemporanee di Eva Schlegel, Spencer Finch, Ceal Floyer, Benjamin Tomasi e Liliana Moro. Dalle illusioni ottiche di Dadamaino ai prismi in movimento e alla tela fotosensibile di Alberto Biasi alla proiezione di Eva Schlegel, le installazioni invitano all’interazione per scoprire gli effetti congiunti di luce e movimento.

LA MOSTRA DI DAVID MEDALLA AL MUSEION

Il terzo piano del Museion ospita David Medalla: Parables of Friendship, la prima retrospettiva dell’artista filippino David Medalla (Manila, 1942-2020) dopo la scomparsa nel 2020, in collaborazione con il Bonner Kunstverein e il David Medalla Archive di Berlino.
Per volontà dei curatori Steven Cairns e Fatima Hellberg, con Bart van der Heide, la mostra riflette la vita e l’arte dell’attivista gay filippino, molto legato all’Europa, allergico alle etichette e famelico di esperienze (“sono un enigma perfino a per me stesso”, scriveva).
Tutto ciò senza la pretesa di definire i settant’anni di carriera in cui Medalla ha switchato tra tecniche, materiali e performatività, giocando con le contraddizioni, tra impegno, leggerezza e camp.
Passiamo dalle opere pittoriche che usano la parola scritta per protestare contro il colonialismo a panorami e scene di vita quotidiana filippina in cui si esalta il corpo maschile a collage, appunti, maschere, fotocopie, fotografie di performance o Impromptu, “sand machine” e colonne di schiuma, le “bubble machine” da toccare. E poi neon, geometrici o a sfondo sessuale, fino all’enorme tela su cui lasciare il proprio ricamo con ago, filo e materiali vari, intitolata A Stitch in Time. Ospita tra firme, ricami e bottoni anche una mascherina, per fermare e immediatamente superare i tempi che corrono. Come piacerebbe a Medalla.

Sara Bonfili

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Sara Bonfili

Sara Bonfili

Sara Bonfili è giornalista pubblicista e PhD in “Filologia e interpretazione del testi letterari e loro tradizioni culturali” all’Università di Macerata, dove è cultore della materia. Lavora come freelance, dedicandosi a temi culturali sul suo blog Travelkeller. È stata addetto…

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