Palazzo Diedo, il nuovo centro d’arte di Venezia. Intervista al curatore Mario Codognato

Nato dalla volontà del collezionista e filantropo Nicolas Berggruen, il nuovo centro d’arte contemporanea a Palazzo Diedo sarà votato a residenze ed esposizioni. Ce ne parla in questa intervista il curatore Mario Codognato

Ceiling of Palazzo Diedo’s East facing side room of the first piano nobile with neoclassical-style stucco decoration and frescoes of Dancers with ribbons and musical instruments by Costantino Cedini, 1795. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture
Ceiling of Palazzo Diedo’s East facing side room of the first piano nobile with neoclassical-style stucco decoration and frescoes of Dancers with ribbons and musical instruments by Costantino Cedini, 1795. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture

Non solo luogo espositivo, ma luogo di produzione artistica, in linea con la secolare storia della città e in linea su cosa Venezia dovrebbe essere se vuol davvero salvarsi nei prossimi decenni. È un recupero e anche una evoluzione del concetto di spazio artistico il neonato progetto – a dire il vero ancora in fieri – che verrà presentato in occasione della prossima Biennale Arte di Venezia: si tratta di Palazzo Diedo, edificio settecentesco situato nel sestiere di Cannaregio e recentemente acquistato da Nicolas Berggruen (Parigi, 1961), filantropo, intellettuale e fondatore del Museum Berggruen a Berlino e del 21st Century Council for the Future of Europe, oltre a essere l’ideatore e il presidente del gruppo Berggruen Institute, think tank indipendente e non profit, “attivo sui temi delle politiche internazionali e delle sfide globali del XXI secolo”. Dopo aver acquistato la Casa dei Tre Oci sull’isola della Giudecca, Berggruen “torna” così a Venezia per realizzare un grande progetto focalizzato sulle residenze d’artista che vede, come primo protagonista, Sterling Ruby. A parlarci della nuova destinazione di Palazzo Diedo è Mario Codognato, in passato capo curatore al Madre di Napoli e direttore della Anish Kapoor Foundation a Venezia, alla guida del progetto proprio nel ruolo di curatore. 

Palazzo Diedo, home to Berggruen Arts & Culture. Located in Venice, Italy’s Cannaregio neighborhood, rio della Maddalena. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture
Palazzo Diedo, home to Berggruen Arts & Culture. Located in Venice, Italy’s Cannaregio neighborhood, rio della Maddalena. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture

Come nasce l’idea di fare di Palazzo Diedo una sede deputata all’arte contemporanea?
Il progetto nasce per volontà di Nicolas Berggruen, grande collezionista d’arte, filantropo e presidente del Berggruen Institute, istituto che si occupa di problemi umanitari, figlio del mercante d’arte Heinz Berggruen e donatore del museo che porta il suo stesso nome a Berlino. L’anno scorso Berggruen ha acquistato la Casa dei Tre Oci per farne la terza sede del suo istituto, dopo Los Angeles e Pechino, e da lì gli è venuta l’idea di trovare uno spazio esplicitamente dedicato alle esposizioni d’arte. 

È stato lei a consigliare a Berggruen di acquistare Palazzo Diedo. 
Io e Berggruen ci conosciamo da molti anni, e mi ha chiesto di aiutarlo nella ricerca di una sede adatta per realizzare questo progetto.  

Come mai la scelta è ricaduta proprio su questo edificio?
È un palazzo straordinario, lo conoscevo perché fino agli anni Settanta ospitava una scuola elementare. È un palazzo monumentale, con soffitti alti sei metri, cosa molto rara a Venezia. Si presta quindi per l’esposizione artistica. Quando ho saputo che era in vendita, ho consigliato a Berggruen di valutarne l’acquisto. 

Ceiling of Palazzo Diedo’s front side room of the piano nobile with eighteenth-Century frescoes with large allegorical figures, surrounded by cherubs and cupids Imeneo con divinità dell’Olimpo by Costantino Cedini, 1795. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture
Ceiling of Palazzo Diedo’s front side room of the piano nobile with eighteenth-Century frescoes with large allegorical figures, surrounded by cherubs and cupids Imeneo con divinità dell’Olimpo by Costantino Cedini, 1795. Ph. ©Alessandra Chemollo, courtesy of Berggruen Arts & Culture

Questo spazio sarà prevalentemente dedicato alle residenze artistiche. Perché avete scelto questa peculiare destinazione d’uso?
Questo è un aspetto al quale Nicolas tiene molto: Venezia è una delle città d’arte contemporanea più importanti al mondo, ci sono molte fondazioni, tutte dedicate all’esposizione dell’arte, e non alla produzione, nonostante Venezia sia sempre stata una città che vanta una produzione di alto livello. Da questa idea nasce il progetto delle residenze d’artista, a lungo termine: gli artisti trascorrono un lungo periodo in città, hanno l’opportunità di produrre le opere e poi di esporre quello che hanno realizzato durante la loro permanenza. 

Il primo artista in residenza è Sterling Ruby. In cosa consiste il suo progetto?
Il palazzo è in fase di restauro, ci vorrà qualche anno prima che possa essere aperto al pubblico a pieno regime. Nel frattempo, ci siamo chiesti che tipo di attività organizzare per farlo conoscere al mondo, quindi abbiamo pensato di commissionare a Sterling Ruby, artista molto vicino a Nicolas, un intervento pensato per la facciata del palazzo durante la Biennale. A questo succederanno altri interventi che coinvolgeranno altre sezioni del palazzo senza interferire con i lavori di restauro.  

Oltre alle residenze d’artista, pensate di dare vita ad altri progetti?
Quando i restauri saranno terminati, speriamo entro la Biennale del 2024, saremo pronti a ideare anche un programma espositivo… 

 

– Desirée Maida 

https://www.berggruen.org/ 

 

Eventi d'arte in corso a Venezia

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.