Senso di appartenenza e connessioni umane. Otobong Nkanga in mostra a Rivoli

Profonda sensibilità e genio creativo caratterizzano l’opera di Otobong Nkanga, protagonista della mostra curata al Castello di Rivoli da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria

È un “viaggio ideale” strutturato appositamente per il Castello di Rivoli la mostra di Otobong Nkanga (Kano, 1974): siamo di fronte a uno studio di fattibilità compositiva dove il contenitore si amplia nella sua funzione, al fine di accogliere e rendere all’osservatore un mondo di esperienze, connessioni, percezioni.

L’ARTE DI OTOBONG NKANGA

La relazione energica con la “madre” terra, con l’ambiente nella sua complessità di sistemi e l’interesse mostrato verso le nostre modalità di viverlo, sentirlo, abitarlo derivano dall’esperienza del vissuto personale dell’artista. La memoria, la materia e la percezione corporea costituiscono la metrica perfetta per la stesura di un poema artistico unico, traccia di legami e connessioni. Il procedere artistico di Otobong Nkanga prende in esame tematiche scottanti legate alla crisi ecologica, allo sfruttamento delle risorse e alla sostenibilità, focalizzando l’attenzione sul concetto di unione, appartenenza, legame.
La mostra Corde che si arricciano attorno alle montagne trova le sue origini anche nell’ispirazione data dal paesaggio che circonda il museo, indagandone la storia, i segni umani, i materiali fisici nella loro consistenza e fruibilità.

Otobong Nkanga. Corde che si arricciano attorno alle montagne. Exhibition view at Castello di Rivoli, 2021

Otobong Nkanga. Corde che si arricciano attorno alle montagne. Exhibition view at Castello di Rivoli, 2021

LE OPERE DI OTOBONG NKANGA A RIVOLI

La mostra si snoda come una grande installazione attraverso le cinque sale del museo. Sono due grandi tappeti, disegnati dall’artista, a rappresentare i punti di partenza e di accordo dell’intero percorso, richiamando la storica abilità delle tessiture fiamminghe europee. Sono micro-paesaggi dal profilo frastagliato come le linee delle pietre minerali di quarzo e malachite, le cui proprietà benefiche ritornano dal passato come scienza.
Corde spesse, materne, come un cordone ombelicale, sono disposte sul pavimento a governare l’orizzontalità degli spazi, evocando la nozione di geografia nella sua ottica di estensione. Unico slancio in verticale è la poetica che Nkanga riporta sui muri, lo scritto del suo processo creativo. La narrazione di uno sviluppo, l’incontro di esseri e culture. È lo sguardo di Nkanga al passato dei suoi antenati, connesso a un presente diverso per forma e sapere, dove il ricordo abbraccia il mondo digitalizzato.

OTOBONG NKANGA E L’ARTE POVERA

Le lunghe corde attraversano la materia, corrono oltre le pareti, le superano, le accomunano, sono vene di un unico grande corpo, quello terreno, il sangue che scorre al loro interno le irrora di eternità. I punti di giuntura fra un tratto e l’altro sono materie vive, comunicanti, molteplici oggetti scultorei, incavi ricolmi di profumi, sostanze liquide e materie organiche provenienti da zone limitrofe al Castello, richiamo alla cura e al nutrimento. L’ osservatore, nell’attraversare l’installazione, percepisce la parte di sé che ha smarrito nella veloce corsa verso il futuro, quella naturale umanità che lo determina come singolo mondo di un universo più ampio. I suoni che tagliano lo spazio evocano lontane nenie, i colori delle pareti, che all’avanzare si fanno intensi e tangibili nei toni, conducono al cuore della maternità terrestre. Con sguardo attento Nkanga guarda alla trasformazione dei materiali esprimendo in termini di attuale contemporaneità l’eredità dell’Arte Povera, appresa da Giuseppe Penone.

Grazia Nuzzi

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Grazia Nuzzi

Grazia Nuzzi

Nasce a Formia (LT) il 17 novembre 1977, si laurea alla facoltà di Lettere e Filosofia in Conservazione dei Beni Culturali, con indirizzo storico artistico presso la II Università degli Studi di Napoli, nel 2005. Nel 2006 è socio fondatore…

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