La storia della collezione di biglietti di Natale d’artista di Mariagrazia e Claudio Palmigiano

Appassionati conoscitori di arte contemporanea e fotografia, i collezionisti Palmigiano hanno dato vita negli ultimi vent’anni a una straordinaria collezione di biglietti d’auguri d’artista

2018 Alice Ronchi
2018 Alice Ronchi

Natale è alle porte ed è un appuntamento atteso da tutti, ma forse un po’ di più da chi ha la fortuna e il privilegio di ricevere ogni anno gli auguri di Mariagrazia e Claudio Palmigiano, in biglietto cartaceo e d’artista. Appassionati conoscitori di arte contemporanea e fotografia, i Palmigiano hanno dato vita negli ultimi vent’anni a una collezione straordinaria per attenzione e raffinatezza che include, tra gli altri, artisti come Ettore Spalletti, David Simpson, Alberto Garutti, Vanessa Beecroft, Marina Abramovic, Cindy Sherman e Damien Hirst. Un eccezionale insieme di opere, disegni, lavori concettuali e fotografie che nasce soprattutto come relazione umana, risultato del rapporto sincero e spontaneo dei collezionisti con lopera darte e gli artisti e che restituisce una visione del mondo in cui larte è parte integrante della vita come possibilità di conoscenza. 

2021, Silvia Camporesi, Abbecedario sbagliato
2021, Silvia Camporesi, Abbecedario sbagliato

I BIGLIETTI D’AUGURI D’ARTISTA DEI PALMIGIANO 

È con questo spirito di condivisione che è nata lidea di realizzare biglietti dauguri di Natale, pensati ogni anno da un artista diverso, una piccola opera da inviare per posta ad amici e conoscenti dando vita ad una consuetudine che dal 1999 non s’è più interrotta. È iniziata così, quasi per caso, una collezione nella collezione, quella dei biglietti Palmigiano – finora 23 – custoditi, attesi, richiesti e a volte incorniciati come veri e propri pezzi unici. Una storia delicata e sensibile che racconta prima di tutto una cosa: l’autenticità del rapporto tra collezionista e artista come rapporto virtuoso e creativo. È così che i biglietti realizzati in questi anni diventano ognuno una diversa possibile narrazione dei temi legati al Natale: da quello più classico della famiglia, rivisitata in chiave grafica nel primissimo biglietto realizzato da Gabriele Picco che celebra il millennio in arrivo, alla versione nordica e seriosa del classico ritratto fotografico familiare, con il cane Nora in primo piano nel biglietto realizzato nel 2018 da Alice Ronchi, o ancora nel Diagramma Familiare realizzato da Loris Cecchini nel 2020 che rappresenta una piccola vibrazione in giallo che contiene quattro polarità – scrive l’artista – metafora di energie condivise ed in continua trasformazione. Una famiglia che si fa concettuale in forma di parola nelle frasi sottolineate in Lessico famigliare di Sabrina Mezzaqui (2003) o si trasforma in mappa del tema natale, creata con le impronte digitali e le date di nascita di tutti i familiari nell’immaginario di Giovanni Ozzola (2016),  fino a scomparire lasciando solo il suo residuo di vissuto domestico facendosi polvere, che Luca Vitone raccoglie in casa Palmigiano e invia in bustine singole nel suo biglietto d’auguri, l’imperdibile Polvere 2009. Un Buon Natale che è un augurio, e quindi anche un desiderio che ci porta a guardare etimologicamente alle stelle, al cielo e al futuro: nell’ironica casualità di Ornaghi e Prestinari che scovano e fotografano per strada nel cemento sotto i loro passi una luna incastonata nel cielo stellato da cui nasce astro fossile nel 2017 o nell’impalpabile costellazione di numeri che sono In attesa di un Ordine nell’universo fluttuante di Chiara Camoni, negli auguri del 2002. 

I BIGLIETTI DA NON PERDERE: SPRANZI E CAMPORESI 

Un gioco, questo dei biglietti d’auguri che è diventato un omaggio e insieme invito alluso creativo dellimmaginazione, che si presta a formare una preziosa raccolta da rivedere e da condividere, perché, come ci racconta la collezione Palmigiano, la creatività possa essere realmente vissuta e parte della vita. E per chi non fosse ancora stato raggiunto da questo messaggio due sono i biglietti da non perdere: Albergo 1 Stella, di Alessandra Spranzi che nel 2007 trasforma una modesta capanna dei nostri tempi nell’intimità di un presepe e quello in arrivo per il Natale di questanno creato da Silvia Camporesi che giocando con le sue bambine usa fossili, pietre e strani frammenti provenienti da scavi archeologici per dare vita a un abbecedario dell’immaginazione, con un augurio che li racchiude tutti: ho imparato che stare con quelli che mi piacciono è sufficiente, per dirla con le parole di Walt Whitman.  

– Emilia Jacobacci 

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Emilia Jacobacci
Emilia Jacobacci è una storica dell’arte, laureata alla Sapienza di Roma con una tesi sul progetto del MAXXI. Si è poi specializzata in Management dei beni culturali alla Scuola Normale di Pisa e a Milano in Comunicazione multimediale. Scrive di arte contemporanea dal 2001, collaborando con numerose testate tra cui Exibart, Tema celeste, Il Giornale dell’Arte, Flash Art, Arte e Critica. Ha collaborato con il MLAC – Museo Laboratorio dell’Università di Roma La Sapienza e scritto saggi e contributi critici per la collana ArtisticaMENTE e Luxflux-prototype. Per Artribune scrive dal 2012 e attualmente ha ideato e cura la rubrica di interviste di fotografia “Fotosintesi”.