Essere giovani artisti a New York. Il graphic novel di Gabriele Picco

Il bresciano Gabriele Picco rievoca in un libro molto autobiografico, scritto e disegnato, le sue prime esperienze nel mondo artistico della Big Apple in cerca del successo. Saranno tutte piccole peripezie spassose e pure istruttive.

Il titolo è astutamente accattivante: New York era piena di zigomi. Certo, quasi subito si scopre che tali sbandierati zigomi – nello specifico, quelli particolarmente “attraenti” della prima ragazza locale che ammalia il protagonista – fungono più che altro da pretesto acchiappacuriosi. Tuttavia farsi acchiappare da questo libro si rivela un sorridente piacere, in quanto la sua originalità è diffusa anche oltre la copertina, in ogni sua pagina.
Gabriele Picco (Brescia, 1974) è un artista scanzonato, gaiamente anarchicheggiante, lo ha già dimostrato senza paura nelle sue opere; per cui si può prevedere con facilità che il resoconto semiserio del suo primo e ormai lontano (anno 2000) soggiorno americano sarà frizzante in modo debito. E frizzante è, dal prologo all’epilogo e lungo tutti i sette capitoli che lo compongono. Dall’Italia a New York City e di ritorno da NYC all’Italia.

GABRIELE PICCO E NEW YORK

Avevo poco più di vent’anni quando qualcuno nel mondo dell’arte mi notò. Cominciarono a parlare di me e dei miei quadri. Mi intervistavano e qualsiasi stronzata dicessi sull’arte… beh, era interessante. Mi trovai sulle riviste d’arte. Allestivo mostre su mostre che andavano quasi sempre sold out. Così volai a New York per diventare un grande artista”. Con tali premesse, per il ventiseienne Gabriele le aspettative erano alte; ma si sa che sogno e realtà non coincidono quasi mai. E infatti il nostro protagonista troverà laggiù materia in gran parte diversa da quella cercata, a cominciare da esperienze sessuali insolite. Ad esempio già la ragazza del titolo (“Devo ammettere che era molto più bella che in questo disegno. Aveva labbra carnose e zigomi sporgenti. E io in quel periodo tendevo a innamorarmi degli zigomi delle donne”), rivelatasi bipolare, gli farà passare momenti variamente emozionanti. E non sarà la sola; anche una ardente israeliana ci metterà del suo. Ma naturalmente non solo di sesso (anche se abbastanza) è speziata questa storia.

Gabriele Picco – New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)
Gabriele Picco – New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)

GIONI, CATTELAN E GLI ALTRI

Durante la ricerca di critici e galleristi interessati al suo lavoro, nei suoi itinerari un po’ svagati tra Gagosian e il Guggenheim, il giovane Picco ha occasione di intrattenersi anche con i motivatissimi e rampantissimi Massimiliano Gioni e Maurizio Cattelan, loro sì che sanno come muoversi in quella fibrillante jungla. Però gli incontri più interessanti e umanamente formativi in fondo saranno altri – ed è divertente scoprirli uno a uno. Perché davvero divertente risulta tutto l’insieme: le telefonate transoceaniche con il gallerista italiano Pasquale Leccese; o l’ineffabile Nonna Zuma che legge le carte al nipote per consigliarlo, dalla lontana Brescia, sul suo futuro; o la rievocazione lampo di un’intervista con Gigi Marzullo; o la stanzetta dalla cui finestra entrano le nuvole e dove il giovane dialoga con Dio, che gli appare con occhi enormi e orecchie a sventola; o la scoperta della pratica della mappatura degli arcobaleni su Manhattan…

LO STILE DI PICCO

Il graphic novel di Picco è disegnato allegramente “male”, di corsa a penna Bic, eppure è costruito comunicativamente molto bene. L’artista non è alla sua prima esperienza narrativa, e si vede: dopo aver dato alle stampe due romanzi – Aureole in cerca di santi per Ponte alle Grazie nel 2002 e Cosa ti cade dagli occhi per Mondadori nel 2010 (con i titoli si sbizzarrisce felicemente) – anche questa speciale narrazione disegnata scorre liscia da un capo all’altro dell’Atlantico, così spontanea e autoironica da lasciarti dentro un buon sapore benevolo. Plauso dunque alle edizioni Postmedia di Gianni Romano che hanno tentato questa carta stravagante (affiancandogli in contemporanea un’altra proposta tanto spavalda quanto meritoria: la riesumazione del molto anticipatore “graphic novel” nientemeno che di Gastone Novelli, del 1967: I viaggi di Brek).

Ferruccio Giromini

Gabriele Picco – New York era piena di zigomi
Postmedia Books, Milano 2021
Pagg. 200, € 21,00
ISBN 9788874902996
www.postmediabooks.it

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).