Morto Pier Luigi Tazzi. Critico e curatore italiano tra i più stimati nel mondo

Nato nel 1941, il critico e curatore è scomparso improvvisamente lo scorso 11 novembre. Nel corso della sua carriera è stato tra i curatori della Biennale di Venezia e di documenta a Kassel, diventando un punto di riferimento e tra i critici italiani più apprezzati a livello internazionale

Pier Luigi Tazzi
Pier Luigi Tazzi

Si è spento improvvisamente, nella sera dell’11 novembre 2021, Pier Luigi Tazzi, tra i critici d’arte e curatori italiani più apprezzati e noti all’estero e punto di riferimento per molti colleghi italiani. Nel corso della sua carriera è stato tra i curatori della 43. Biennale d’Arte di Venezia e della IX documenta di Kassel, oltre ad aver curato mostre e progetti in musei e istituzioni di tutto il mondo.

VITA E CARRIERA DI PIER LUIGI TAZZI

Nato a Colonnata (FI) nel 1941, Pier Luigi Tazzi Dal 1976 al 1986 è stato professore alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze (dal 1976 al 1986), oltre a essere stato Lecturer al Goldsmith College di Londra e alle Università di Stoccolma e Kassel). Ha collaborato inoltre con riviste italiane e straniere, tra cui Ottagono, Casabella, Wolkenkratzer, Art Forum, Museumjournaal. Dal 1998 era presidente della Fondazione Lanfranco Baldi onlus. Oltre alla Biennale di Venezia e documenta, dagli anni Novanta ai Duemila ha curato le mostre Wounds / Democracy and Redemption in Contemporary Art, Moderna Musset, Stoccolma, 1997; Watou Poeziezomer 2001 / Een lege plek om te blijven; Arte all’Arte 6 / Voices over, Volterra Colle di Val d’Elsa Montalcino Casole d’Elsa San Gimignano Poggibonsi, 2001; Happiness / A Survival Guide for Art and Life, Mori Art Museum, Tokyo, 2003/2004; Rites de passade, Schunck- Glaspaleis, Heerlen, 2009; Aichi Triennale 2010 / Arts and Cities, Nagoya; Adel Abdessemed: l’age d’or, Mathaf, Doha, 2013/2014.

PIER LUIGI TAZZI A DOCUMENTA

Nel 1992 Tazzi è tra i curatori della IX documenta di Kassel, insieme a Bart de Baere e Denys Zacharopoulos, con la direzione artistica di Jan Hoet. Passata alla storia come una delle edizioni di documenta più apprezzate, la mostra intitolata From body to body to bodies si è contraddistinta per la scelta di realizzare la mostra in stretto rapporto con gli artisti, in maniera quindi cooperativa e non “gerarchica”, incentrata inoltre sul dialogo tra opere e ambiente in cui essere erano collocate. Nel testo introduttivo al catalogo della mostra, Hoet parla infatti di “documenta di luoghi”, in cui “la loro topografia è la struttura che tiene insieme tutto”. Ogni luogo della mostra rappresentava un tema particolare: il Fridericianum era definito “luogo di storia” e di “potenza culturale”, un luogo di dramma”; la Zwehrenturm del Fridericianum, divenne così luogo di “memoria collettiva”, con opere di Jacques-Louis David, James Ensor, Paul Gauguin, Alberto Giacometti, Joseph Beuys, Barnett Newman e James Lee Byars, tutti artisti “rappresentativi di opere rivoluzionarie”.

IL METODO DI PIER LUIGI TAZZI. IL RICORDO DI FABIO CAVALLUCCI

Critico e curatore dalla visione e dall’approccio internazionale, Tazzi nel 2001, nell’ambito della 49. Biennale di Venezia, ha curato il progetto Refreshing insieme allo storico dell’arte Fabio Cavallucci che, raggiunto da Artribune, ci racconta il metodo critico e curatoriale di Tazzi: “per me era uno dei pochi punti di riferimento nella critica d’arte. Aveva creato un metodo: partiva dalle proposte artistiche particolari ma le collocava sempre in una visione generale, bilanciando i due estremi. Prima per lui c’era l’artista, che frequentava e con cui acquisiva familiarità, poi però i progetti artistici venivano collocati in una dimensione teorica generale, che toccava il senso dell’arte nel mondo. In Italia”, conclude Cavallucci, “dove si guarda più all’apparenza che alla sostanza, non era abbastanza riconosciuto”.

IL RICORDO DEL COLLETTIVO BASE DI FIRENZE

Si sono uniti al ricordo collettivo di Tazzi anche gli artisti fondatori di Base progetti per l’arte, spazio non profit di Firenze nato nel 1998, che hanno condiviso con lui progetti, mostre e pubblicazioni: sono Mario Airò, Marco Bagnoli, Massimo Bartolini, Lorenzo Bruni, Vittorio Cavallini, Yuki Ichihashi, Paolo Masi, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Paolo Parisi, Remo Salvadori, Enrico Vezzi e il curatore Lorenzo Bruni – a cui si sono uniti anche molti altri amici tra cui tra cui Marcella Cangioli, Luca Cerizza, Lea Codognato, Carolyn Christov-Bakargiev, Gigiotto Del Vecchio, Giacinto Di Pietrantonio, Marina Fokidis, Giulia Gueci, Arabella Natalini, Cristiana Perrella, Sergio Risaliti, Lapo Ruggeri, Tommaso Sacchi, Antonella Soldaini, Angela Vettese, Regan Wheat, Adelina von Fürstenberg e Denys Zacharopoulos.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.