Museion, Transart, Fondazione Antonio Dalle Nogare: mostre e eventi da vedere a Bolzano

Tantissimo movimento a Bolzano grazie al Festival Transart e alle due nuove esposizioni di Museion e Fondazione Antonio Dalle Nogare: un racconto della cultura nella città altoatesina.

Il capoluogo altoatesino è da sempre molto culturalmente vivace. A partire dallo scorso settembre, la città è stata investita da importanti manifestazioni artistiche e culturali, come BAW, la prima Bolzano Art Weeks, con oltre 80 eventi sparsi per la città, fra gallerie, musei, atelier, hotel, spazi pubblici e privati. Impossibile non menzionare il festival Transart conclusosi da poco, che ha aperto luoghi inconsueti del territorio con performance, incontri e grandi mostre; ancora visitabili, invece, le mostre delle principali istituzioni, come la retrospettiva dedicata a Charlotte Posenenske presso la Fondazione Antonio Dalle Nogare e la collettiva Techno al Museion, visitabile fino a marzo 2022. Ve ne raccontiamo qui alcune. 

 

Giorgia Basili 

 

1. TECHNO, LA MOSTRA CHE NON TI ASPETTI AL MUSEION DI BOLZANO 

Sung Tieu Loveless 2019

La mostra Techno è senz’altro ambiziosa e fa parte di un progetto più ampio e complesso, TECHNO HUMANITIES (2021–2023) ideato dal direttore del museo Bart van der Heide. La mostra tocca vari aspetti trasversali tra sociologia, ecologia, tecnologia ed economia, articolandosi in tre momenti: Libertà, Esaurimento e Compressione, tre stati fisico-mentali che coinvolgono il corpo con i suoi umori in un circolo vizioso. La caratteristica degli appassionati alla musica dance elettronica, spiega van der Heide, è che non esiste un’identità definita – come in altre culture musicali, ad esempio punk o new wave – poiché ci si può calare nella sua atmosfera per un tempo determinato per poi dismettere i panni del rave e ritornare alla routine quotidiana. Ciò dimostra la democraticità del fenomeno, aperto verso una collettività espansa in cerca di uno spaccato diverso, di una rottura caotica in cui ricaricare le energie. Alcune opere nel percorso risultano più convincenti: When We Were Monsters di James Richards (Cardiff,1983) è un single-channel video che riflette sulla sessualità tramite sottili allusioni, costruendo un cadavere squisito di immagini sovrapposte e libere associazioni. Jan Vorisek (Basel, 1987) con Devotion Strategy, realizza un labirinto gonfiabile in PVC nero. In una parete del labirinto, delle immagini digitali si ripetono in loop, ricordando un videogioco in prima persona: corridoi torbidi e luoghi angusti, il corpo allungato di una cabina metro e un’astronave da percorrere all’infinito. Riccardo Benassi (Cremona, 1982) propone Morestalgia, un display mobile con filamenti LED che creano un tendaggio con il quale interagire. Il titolo che fonde le parole “more” e “nostalgia” allude a un sentimento che affligge l’individuo, il cittadino globale, sfumando nell’invidia: a mancare è qualcosa che, pur non essendo stato direttamente esperito, rientra nella memoria collettiva digitale, “vissuto” tramite corpo e sensi altrui e condiviso sulle piattaforme social. Per l’occasione, Florian Fischer ha prodotto un audio piece di accompagnamento alla mostra, Francesco Tenaglia ha realizzato un podcast su Spotify e Frida Carazzato ha raccolto i materiali di un “possibile archivio” sullo sviluppo degli eventi techno sulla scena locale. Alcuni e alcune DJ internazionali hanno ideato per Techno una colonna sonora da ascoltare aggirandosi per le sale grazie ad una speciale audio-guida. 

 

TECHNO
Fino al 16 marzo 2022
Museion, Bolzano
https://www.museion.it/2022/03/techno/
https://www.museion.it/shop/?offset=39 

Body check. Martin Kippenberger. Maria Lassing. Ediz. multilingue: Kat. Museion Bozen / Lenbachhaus München 

  

2. BOLZANO E L’ARTE DEMOCRATICA DELLA FONDAZIONE ANTONIO DALLE NOGARE 

Charlotte Posenenske, FROM B TO E AND MORE, Ph Tiberio Servillo

Charlotte Posenenske From B to E and more, a cura di Vincenzo de Bellis, porta alla ri-scoperta di un’artista dal gusto minimale e rigoroso, poco conosciuta. Si tratta della prima retrospettiva in Italia dedicata alla sua breve carriera artistica decennale. La Fondazione scavata nella roccia si trova su un versante di una montagna, immersa nelle vigne. È di una bellezza incredibile: Tombak, legno di rovere grezzo e ampie vetrate. Charlotte Posenenske (1930-1985) con la sua poetica cerca di intaccare lo status quo del mercato dell’arte: le sue opere che guardano alla serializzazione e alla produzione di massa sono vendute al prezzo di fabbricazione. Nei Rilievi B il costo veramente ridotto dei materiali si unisce a forme geometriche semplici, concave o convesse, e ai colori primari. Queste opere possono essere assemblate ed esposte in maniera libera, sia negli ambienti interni che in quelli esterni, in orizzontale o verticale, a parete o sul pavimento. Nelle serie dei Vierkantrohre (tubi quadrati) gli elementi modulari sono 6 (nella Serie D, in acciaio galvanizzato) e 4 (Serie DW in cartone, la W sta per Wellpappe, cartone). I moduli sono da orchestrare, a parte qualche regola fissa, a piacimento del curatore, mettendo così in discussione il concetto di autorialità dell’artista. La serie DW è sicuramente d’effetto: si impiega un materiale povero come il cartone e ne risultano strutture che possono anche assumere dimensioni monumentali, avvitando i moduli standard con viti in plastica bianca: una delle installazioni in mostra è la più grande mai realizzata. Infine la Serie E Drehflügel (ante girevoli) usando un’intelaiatura di tubi fa in modo che si creino micro-ambienti, padiglioni a base quadrata o triangolare le cui parti mobili, come fossero delle porte, possono essere lasciate chiuse o aperte seguendo diverse angolazioni, a seconda del libero arbitrio del fruitore che di volta, in volta interagendo trasforma l’ambiente: l’opera di Posenenske è democratica e partecipativa, la creazione artistica sta però stretta alla sua autrice che, nel 1968, decide di dedicarsi prima alla sociologia, poi al sindacalismo. 

 

Charlotte Posenenske. From B to E and more
Fino al 28 maggio 2022
Fondazione Antonio Dalle Nogare, Bolzano https://fondazioneantoniodallenogare.com/ 

 

3. LA PERFORMANCE ESPLOSIVA DI PEACHES PER TRANSART A BOLZANO 

Isabel Lewis, ph Joseph Kadow

In concomitanza con le due proposte di Museion e Fondazione Antonio Dalla Nogare si è articolato il programma del Festival Transart dal 9 al 24 settembre. L’edizione numero 21 è partita subito col botto il 9 settembre alle 21: Cranky Pants, spettacolo in prima mondiale, ha visto esibirsi la cantante e performer femminista canadese Peaches. Nata Merrill Nisker nel 1966 (ha 54 anni), prima di abbracciare la carriera artistica era un’insegnante di musica e recitazione in una scuola elementare. Peaches è un uragano di energie, mangia il palco con la sua presenza e propone musica Electroclash, pop e rock punk. Si è esibita con Clusterfuck, collettivo di danza contemporanea di nove componenti, nudità, queer, anti-conformismo e libertà espressiva alle stelle: Peaches senza peli sulla lingua parla da oltre 20 anni di temi caldi come l’emancipazione del corpo, l’identità sessuale ibrida, l’affrancamento da una società cupa, chiusa mentalmente, retrograda nei suoi meccanismi patriarcali. La fabbrica Rothoblaas, un connubio di legno, ferro e acciaio è stata così scossa da un’ondata di entusiasmo sotto le sue note incalzanti; i Clusterfuck hanno creato uno spettacolo provocatorio dove i corpi sovrapponendosi, incastrandosi e tendendosi si sono fusi in lucide composizioni scultoree, giocando con lo spazio e ampliandone le prospettive. L’ex centrale elettrica Alperia S. Antonio di Bolzano si è invece convertita a spazio artistico, ospitando DAY RAVE, performance dell’artista berlinese Isabel Lewis, prodotta in collaborazione con il Museion. L’intento di Aquatic, percorso dell’artista accompagnata nella danza da Margherita D’Adamo è quello di rimandare alla fluidità della dimensione spazio-temporale. La voce suadente di Lewis cerca di guidare i partecipanti in un dinamismo corale, spinto dal ritmo incalzante della musica. Uno dei momenti più riusciti? Sfruttando il vapore acqueo accumulato nell’ambiente e aprendo leggermente la porta, il buio è stato squarciato all’improvviso e si poteva attraversare e danzare con il raggio di luce. 

http://www.transart.it/it/ 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.