Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022: Gian Maria Tosatti unico artista

A confermare l’indiscrezione riportata da Artribune lo scorso maggio 2021 è proprio il curatore Eugenio Viola. I primi dettagli

Gian Maria Tosatti
Gian Maria Tosatti

Artribune in totale anteprima lo aveva già rivelato lo scorso maggio 2021. Sarà Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) a rappresentare il nostro Paese alla Biennale di Venezia, in un padiglione a cura di Eugenio Viola. Dopo il nostro articolo, la notizia è rimbalzata su tutte le testate, ma non ha mai trovato conferma ufficiale da parte del Ministero, circondando di un alone di mistero la partecipazione nazionale in Laguna e animando qualche cena estiva con un “sarà lui o non sarà lui?”.

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito. 7_Terra dell’ultimo cielo, 2016
Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito. 7_Terra dell’ultimo cielo, 2016

LA BIENNALE DELLE PRIME VOLTE

Ora la conferma arriva e a darla è proprio Eugenio Viola, che torna temporaneamente nell’Italia da cui è partito in qualità di curatore del Madre di Napoli, poi decollato alla volta di Perth e infine in Colombia, ricoprendo cariche importanti nelle istituzioni museali di quei paesi. “Sono molto grato al Ministro Franceschini, al Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia, della Direzione Generale Creatività Contemporanea per la fiducia che hanno voluto accordarci”, racconta Viola. “Siamo fieri, Gian Maria ed io, di questa responsabilità che accogliamo con tutta la consapevolezza del suo valore”. Questa, sarà la Biennale delle prime volte. La prima volta che sarà infatti guidata da una curatrice donna italiana, la prima volta che un unico artista si misurerà con il non facile spazio del padiglione nazionale, alle pendici dell’Arsenale. Dalla riapertura, infatti, come nella migliore tradizione del nostro Paese che più artisti son sempre megl che one, ci sono state coppie, tris e collettive. Nel 2007 Ida Giannelli scelse la coppia Giuseppe Penone e Francesco Vezzoli. Ricca la compagine presentata successivamente dai curatori Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli. Affollata, per usare un eufemismo, la pattuglia invitata da Vittorio Sgarbi. Più contenuto, ma sicuramente articolato, il padiglione proposto da Bartolomeo Pietromarchi così come quello curato da Vincenzo Trione, che addirittura aprì alle presenze internazionali, per poi tornare ad una sintesi, a una triade, con Adelita Husni-Bey, Giorgio Andreotta Calò e Roberto Cuoghi con Cecilia Alemani. Ma l’artista unico, come solitamente avviene per Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti e molti altri, complici anche le grandezze non indifferenti dello spazio da occupare, da noi ancora non c’è stato.

LE SETTE STAGIONI DELLO SPIRITO

Non è un caso che Viola abbia scelto per questa impresa un artista muscolare come Tosatti: la collaborazione tra i due cominciò proprio con un progetto di “occupazione ambientale” tra il 2013 e il 2016 intitolato Le sette stagioni dello spirito, organizzato dalla Fondazione Morra con il sostegno della galleria Lia Rumma e del Museo Madre, svolgendosi in grandi edifici storici della città di Napoli, recuperati e riaperti alla città. “La ricerca di Gian Maria Tosatti”, spiega Viola, “costituisce un unicum nel panorama artistico italiano. Le sue opere possono essere considerate alla stregua di dispositivi estetici complessi che coinvolgono media differenti ed arditi passaggi di percezione di scala. La sua formazione in ambito performativo tra Varsavia e Pontedera è confluita nella sua ricerca artistica, inglobando suggestioni afferenti alla tradizione dell’environment e della letteratura. Sono felice di tornare a lavorare con quest’artista visionario, di cui ho già curato un complesso progetto triennale a Napoli: Sette Stagioni dello Spirito (2013-16). Un grande romanzo visivo di formazione, teso a ridefinire il rapporto fra Arte e Comunità, che ha abitato progressivamente l’intera città e la cui mostra finale, è stata anche la mia ultima da curatore del Museo Madre di Napoli”.

LE PAROLE DI GIAN MARIA TOSATTI

Lavorare a questo progetto è un grande onore e una grande responsabilità”, racconta Tosatti ad Artribune. “La proposta di Eugenio Viola è arrivata dopo un anno importante per me, segnato dalle due opere di Odessa e Istanbul, due progetti esaltanti, ma durissimi, fatti in piena pandemia. Anche il percorso fino a Venezia sarà impegnativo e, come sempre, al di là dei nomi, l’unica cosa veramente importante sarà l’opera che saremo capaci di presentare”.Ma per ora, curatore e artista, restano abbottonati sul progetto. I primi dettagli emergeranno nel 2022, in una presentazione che vedrà in prima linea, come di consueto, il Ministro Dario Franceschini.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.