La mostra in corso da Tornabuoni Arte è la storia di un’amicizia, quella fra Salman Ali e Alighiero Boetti, attraverso foto, oggetti e opere di proprietà del fedele amico e assistente dell’artista. Tutto parte da un libro (edito da Forma) di memorie dell’uomo che per oltre vent’anni ha accompagnato Boetti e che dopo la morte dell’artista è restato al fianco della sua famiglia.
Alighiero e Salman si conoscono in Afghanistan, nel 1971, due anni dopo l’artista lo porta a Roma, che diviene la sua città. Anche Boetti era giunto nella Capitale da Torino, la sua città, poco tempo prima.

ALIGHIERO BOETTI E SALMAN ALI
Nel libro, accompagnato da fotografie private, quasi tutte inedite, si raccontano il mondo di Alighiero e dei suoi amici, le sue case romane, quella nei pressi di Todi e quella di Vernazza. Oltre al racconto di Salman, lo snello volume contiene tre brevi testi, di Bruno Corà, che ha frequentato Boetti e ne ha studiato l’opera, dell’amico Clino Trini Castelli, amico di una vita con il quale ha realizzato il Dossier postale, e di Giorgio Colombo, fotografo e amico di Boetti.
È come se ci trovassimo di fronte a un album di famiglia, a storie che non sempre hanno a che fare con quella dell’arte. È il racconto di un altro Afghanistan, quello fra gli Anni Sessanta e Settanta, quando avviene l’incontro allo One Hotel, di proprietà di Boetti, dove Salman lavorava.

L’INCONTRO IN AFGHANISTAN
L’Afghanistan è una terra dove il ricamo è pratica quotidiana e dove l’artista arriva proprio per trovare manodopera in tal senso. Salman inizia a vivere un rapporto intenso con l’artista, con sua moglie Annemarie, con i suoi figli Agata e Matteo e poi con la seconda moglie Caterina e il figlio Giordano. È Alighiero a Vernazza a fargli vedere il mare per la prima volta. L’artista e il suo assistente diventano indispensabili l’uno per l’altro. Alighiero nel corso degli anni regala a Salman una serie di opere che ritiene importanti, come il libro I mille fiumi più lunghi del mondo, nella versione con la copertina fatta con un piccolo arazzo.
BOETTI-ALI. UN’INTENSA AMICIZIA
Quando Alighiero ha un grave incidente di auto, negli Anni Ottanta, Salman si trova, bloccato, a Kabul, che nel frattempo era diventata città di guerra. Grazie all’aiuto di Boetti riesce a tornare in Italia e, appreso quanto accaduta al “capo” – così lo chiamava –, lo raggiunge all’ospedale a a Spezia, dove lo trova a letto, ingessato. Inizia a prendersi cura di lui, lo massaggia, lo accudisce. “Era come ritrovare un fratello, mi diceva. Poveraccio, capo era tutto rotto e tutto ingessato. Un gesso su tutto il corpo. Gli potevo massaggiare solo dei pezzi di corpo per fargli un po’ di bene. Una volta ritrovato Alighiero, non volevo più lasciarlo”. Del resto, la sua missione era quella che tutto andasse bene e che “capo” fosse tranquillo.
‒ Angela Madesani
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