Chiharu Shiota allo ZKM di Karlsruhe con l’installazione Connected to life

“Connessi alla vita” – in tempi di morte-: l’installazione di Chiharu Shiota al Centro per l’arte e la tecnologia dei media di Karlsruhe

Vista dell'installazione © Chiharu Shiota. Connected to Life, VG Bild-Kunst, Bonn, 2021, Photo: ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, Felix Grünschloß
Vista dell'installazione © Chiharu Shiota. Connected to Life, VG Bild-Kunst, Bonn, 2021, Photo: ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, Felix Grünschloß

Una montagna di letti che punta verso il cielo. È questa, se valesse la pena riassumerla in poche parole, l’installazione che l’artista giapponese Chiharu Shiota ha scelto di esibire allo ZKM di Karlsruhe, in Germania.
Un memoriale dei recenti tragici tempi che abbiamo vissuto: la riflessione su quello che ne rimane e su quello che sarà è affidata allo spettatore.

Dettaglio dell'installazione © Chiharu Shiota. Connected to Life, VG Bild-Kunst, Bonn, 2021 Photo: ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, Felix Grünschloß
Dettaglio dell’installazione © Chiharu Shiota. Connected to Life, VG Bild-Kunst, Bonn, 2021 Photo: ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, Felix Grünschloß

SHIOTA: CONNESSI ALLA VITA

“Connected to life” è il titolo della potente installazione presentata dall’artista per lo spazio tedesco e ogni elemento, nella stessa, lancia un potente messaggio non semplicemente di connessione ma di feroce attaccamento alla vita: 50 letti che fluttuano sopra la testa del visitatore che, entrando nell’ampia hall dello ZKM, si trova in un luogo molto diverso da quello che era in precedenza: da centro di incontro e di scambio, dove visitatori, studenti, dipendenti, scolaresche e artisti si mescolano e si incontrano a silenzioso spazio di riflessione. Un silenzio però che, come si suol dire, fa rumore, perché nonostante l’installazione sia stata progettata per rimanere fissa, immobile è invece tutt’altro che in stasi. Da qualunque prospettiva la si voglia osservare, è infatti caratterizzata da una dinamicità strabiliante, non solo per il liquido color rosso vivo che scorre nei tubi – così come il sangue scorre e circola nel corpo umano – e che, in una sorta di costruzione a ragnatela, sorreggono la struttura; ma per il continuo gioco di sguardi che l’osservatore deve mettere in atto per esplorare la costruzione nella sua interezza; dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso come una sorta di flusso, che poi è quello della vita che improvvisamente, a causa della pandemia, ha subìto una battuta d’arresto.

Chiharu Shiota e Angel Moya
Chiharu Shiota e Angel Moya

CHI È CHIHARU SHIOTA

In questi tempi in cui la luce in fondo al tunnel sembra farsi sempre più vicina, Shiota, con quest’opera, ci ricorda e ci riporta momentaneamente a quello che abbiamo visto e provato: un lungo periodo di immobilità sociale, politica ed economica, un’infinita successione di eventi dolorosi e quasi surreali.
Premiata nel 2008 dal Ministero giapponese dell’istruzione, della cultura, dello sport, della scienza e della tecnologia per i nuovi artisti, scelta nel 2015 per rappresentare il Giappone alla 56° edizione della Biennale di Venezia, l’artista di Osaka, classe 1972, attualmente vive e lavora a Berlino: questa sua ultima fatica dimostra come la sua ispirazione emerga spesso da un’esperienza o un’emozione personale, che si espande in preoccupazioni umane universali come la vita, la morte e le relazioni. In mostra fino al 5 settembre al Centro per l’arte e la tecnologia dei media di Karlsruhe.

 

Marta Pizzolante

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Marta Pizzolante, classe 1997, vive a Milano, è laureata in Psicologia e studia Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Trento. Si occupa di indagare il rapporto tra scienza ed estetica, facendo ricerca nell’ambito delle neuroscienze e scrivendo articoli per alcune riviste d’arte.