Kaari Upson: l’artista americana è morta a soli 49 anni

Conosciuta principalmente la serie The Larry Project, portata avanti dal 2007 al 2012, l’artista americana aveva esplorato i temi del trauma psicologico individuale e collettivo nell’ambito di un’America anti-eroica. La sua opera era stata presente nel Padiglione Centrale della Biennale di Venezia del 2019.

Kaari Upson - Sleep with the key - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013
Kaari Upson - Sleep with the key - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2013

In loving memory, Kaari Upson (1972-2021). Rest In Peace”. Con questo annuncio, la galleria Massimo De Carlo ha diffuso la notizia della morte di Kaari Upson, artista americana nata a San Bernardino, in California, e scomparsa a soli 49 anni. La sua ultima mostra con la galleria, Clay Baby (m.l), risale al febbraio 2021 e si è svolta a PIÈCE UNIQUE, ultimo avamposto parigino aperto da Massimo De Carlo, esponendo nella vetrina che dà sulla strada uno straniante readymade, un’unica scultura composta da tre figurine ispirate all’iconografia bavarese. “Nella sua pratica, Kaari Upson comprende disegno, pittura, scultura, performance, installazione e video. Il lavoro di Upson tocca in maniera fortemente autobiografica il trauma fisico e psicologico, la fantasia e la finzione, l’inquietudine e la dimensione domestica. L’artista esplora il suo passato attraverso sculture, spazi fittizi, testi e immagini che richiamano l’oscurità della periferia americana e creano una narrazione attorno a concetti come il sé e l’altro, pubblico e privato, l’appetito e il disgusto”, ha scritto la curatrice Myriam Ben Salah a proposito della sua pratica.

MORTA L’ARTISTA AMERICANA KAARI UPSON

Kaari Upson è nata e cresciuta nella west coast americana, dove incendi, terremoti e problemi di sicurezza legati alla criminalità sono una minaccia costante. Nella sua produzione artistica riecheggiano costanti la sensazione di una catastrofe imminente e di un’inquietudine profonda. Influenzata dalla critica della psicoanalisi freudiana e lacaniana, l’artista ha portato avanti nelle sue opere una ricerca introspettiva, scandagliando la propria biografia per esaminare i traumi psicologici, che dal personale assumono un portato universale. Al loro interno, vi si riconosce il fallimento della società, ovvero la frustrazione per l’impossibilità di raggiungere le massime aspettative culturalmente imposte. Kaari Upson si è formata al California Institute of Arts a partire dal 2003. In questi anni, ha iniziato a maturare la serie su cui si è concentrata per la maggior parte della sua carriera: The Larry Project, esposto all’Hammer Museum di Los Angeles nel 2008. Il progetto, continuato fino al 2012, consiste nella ricostruzione ossessiva – tramutatasi in disegno, scultura, video e performance – di un uomo sconosciuto di cui l’artista ha ritrovato lettere, documenti legali, diari e fotografie, in seguito al trasferimento dei suoi genitori in una proprietà abbandonata. Con The Larry Project, l’artista ha esplorato negli anni tematiche legate a psicoanalisi, identità di genere, memoria e corpo, cercando di scardinare le pulsioni recondite della contemporaneità. Il suo lavoro è entrato a far parte delle collezioni pubbliche dei maggiori musei americani, come il Whitney Museum of American Art, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e dell’Institute of Contemporary Art di Boston. Ha partecipato nel 2019 alla Biennale Arte di Venezia, esponendo i suoi lavori nella mostra del Padiglione Centrale.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.