Venti opere lungo la costa delle Fiandre, per un percorso di ottanta chilometri arricchito dalle installazioni realizzate nelle precedenti edizioni. Vi raccontiamo la settima edizione della triennale di Beaufort.

Viaggiare non è ancora semplice come prima della pandemia, questo è indubbio. Se uno dei criteri guida per scegliere la propria destinazione all’estero riguarda la coniugazione di cultura e spazi aperti – dove le possibilità di contagio si riducono sensibilmente –, allora l’estate fiamminga si configura come una validissima alternativa.
Della Triennale di Bruges vi abbiamo già parlato. Della Triennale di Kortrijk e del Watou Arts Festival vi parleremo nelle prossime settimane. Qui vi raccontiamo invece di un altro appuntamento triennale, Beaufort, rassegna en plein air che si svolge sulla costa dal 2003 e che ogni anno affianca nuove commissioni alle opere divenute installazioni permanenti.

PAROLA ALLA CURATRICE DI BEAUFORT 21

La settima edizione è curata nuovamente da Heidi Ballet, che ha selezionato un serie di artisti le cui opere (anche performative) contribuiranno a ridisegnare ancora una volta il paesaggio che si estende da De Panne a Knokke-Heist lungo un itinerario di ottanta chilometri – percorribili anche in bicicletta o addirittura a piedi, per i più coraggiosi.
Nelle parole della curatrice: “In Beaufort 21 le opere entrano in dialogo con la storia della costa. Non la storia come generalmente la conosciamo, fatta dalle persone, ma la storia dei processi naturali che sono avvenuti lungo ampi periodi di tempo. Qui gli esseri umani non rivestono il ruolo principale, al contrario hanno dovuto adattarsi a fenomeni come l’erosione della costa o la scomparsa dell’isola di Testerep”.
Il richiamo è palesemente a uno sguardo che vada oltre l’antropocentrismo, non per negare l’essere umano ma per collocarlo in una visione più ampia e complessa. Prosegue Ballet: “Questa prospettiva di modestia ben si inserisce nell’era del cambiamento climatico, con cui abbiamo familiarizzato anche durante lo scorso anno. In aggiunta, prestiamo attenzione ad altre trame nascoste, come ciò che giace nascosto in fondo al mare, o alle voci che in passato sono state messe a tacere. Come risultato, le opere attivano una coscienza collettiva che, quasi invisibilmente, dà forma a una parte della nostra identità, così da poter guardare un luogo familiare con occhi diversi”.

Rosa Barba, Pillage of the Sea, 2021 © Westtoer Beaufort21
Rosa Barba, Pillage of the Sea, 2021 © Westtoer Beaufort21

GLI ARTISTI E LE OPERE DELLA TRIENNALE BEAUFORT

Per chiarire sin dall’inizio: la rassegna sulla costa fiamminga consiste in commissioni nuove ogni tre anni, e parte di esse restano permanentemente in situ, andando ad arricchire il Beaufort Sculpture Park. I visitatori di questa settima edizione vedranno dunque anche opere realizzate nelle edizioni precedenti, e quelli che verranno negli anni a venire potranno godere di otto delle opere presentate nel 2021.
Ma chi sono gli artisti invitati quest’anno? Si parte da De Panne con Laure Prouvost e Michael Rakowitz, per proseguire con due artisti belgi a Koksijde-Oostduinkerke (Els Dietvorst e Heidi Voet). A Nieuwpoort ci sono Goshka Macuga e Maarten Vanden Eynde, mentre si passa in area germanofona a Middelkerke-Westende grazie all’austriaco Oliver Laric e alla tedesca Raphaela Vogel. A Ostenda, insieme al collettivo Monokino, si segnala la prima presenza italiana, incarnata da Rosa Barba (la cui opera sarà una di quelle permanenti), subito raddoppiata da Rossella Biscotti, chiamata a intervenire a Bredene, dove c’è anche Nicolás Lamas. I nomi rilevanti non finiscono certo qui: a De Haan ci sono Maen Florin e Jimmie Durham, a Blankenberge Marguerite Humeau e Timur Si-Qin, l’attivissimo Sammy Baloji lo troviamo con Adrián Villar Rojas a Zeebrugge. E per finire, a Knokke-Heist, si vedranno le opere di Jeremy Deller e Ruben Bellinkx. A tutto ciò si aggiungono le performance diffuse di Ari Benjamin Meyers con Die Verdammte Spielerei e di Saâdane Afif, mentre nel corso dell’estate prenderà forma l’ultima opera, realizzata in coppia da Nel Aerts e Gerd Verhoeven.

I nuovi spazi della casa museo di James Ensor a Ostenda. Photo © Nick Decombel
I nuovi spazi della casa museo di James Ensor a Ostenda. Photo © Nick Decombel

UN TAPPA A OSTENDA

Fermata d’obbligo, lungo l’esplorazione della costa, a Ostenda, il centro urbano più sviluppato in zona. Oltre a visitare la città, l’occasione si presta particolarmente perché il 14 luglio 2020 ha riaperto al pubblico la casa natale nonché studio di James Ensor (1860-1949). Non solo sono state ristrutturate le sale visitabili prima della temporanea chiusura, ma sono stati inaugurati nuovi spazi che si estendono per quasi 700 metri quadri e che offrono la possibilità di vivere esperienze interattive e conoscere a fondo il pittore e l’ambiente circostante. Gli stessi ambienti ospitano anche rassegne temporanee: in questi mesi si può dunque godere del nucleo ensoriano appartenente alla KBC Bank Collection, da un autoritratto del 1878 a un dipinto del 1912 intitolato Faded Perfume, Withered Flowers, passando per altri oli, disegni e litografie.
E se questo non avesse soddisfatto la vostra sete ensoriana, c’è naturalmente il MuZee con la sua collezione di oltre 8mila opere, nella quale spicca il nome dell’artista di Ostenda.

Marco Enrico Giacomelli

fino al 7 novembre 2021
Beaufort 21
a cura di Heidi Ballet
www.beaufort21.be
www.ensorstad.be
www.muzee.be

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.