“I Bagni di Ostenda” di James Ensor rivisitati in chiave contemporanea 130 anni dopo

Il fotografo e artista Athos Burez ha ricostruito la scena del dipinto del maestro belga nella sua città natale, attraverso 180 comparse-bagnanti. La sua opera fotografica è ora esposta accanto alla stampa di Ensor, nella sua casa museo in Belgio.

The Baths At Ostend © Athos Burez
The Baths At Ostend © Athos Burez

È il 1890 quando un giovane James Ensor realizza un ritratto surreale di Ostenda, cittadina belga che gli ha dato i natali. Nato come un borgo di pescatori, Ostenda ha accresciuto la propria notorietà quando l’imperatore Leopoldo I vi trasferì la sua residenza estiva, per poi diventare, nel corso dei decenni a venire, una stazione balneare animata e di gran moda. Quell’immagine vivace e affastellata, I Bagni di Ostenda, disegnata da Ensor con matita nera, matite colorate e olio su legno, a 130 anni di distanza ritorna in chiave contemporanea nell’opera del fotografo e artista fiammingo Athos Burez (1987, Ronse).

I BAGNI DI OSTENDA DI JAMES ENSOR NELL’OPERA DI ATHOS BUREZ

Con l’intento di riattualizzare la scena del dipinto I Bagni di Ostenda di Ensor, Burez ha coinvolto gli abitanti di Ostenda trasformandoli in moderni protagonisti dell’opera. Il risultato è una grande fotografia di 100×140 cm a cui 180 comparse di tutte le età hanno aderito con entusiasmo, animando la scena come in un set cinematografico e celebrando con vivacità l’opera dello storico artista loro concittadino. “Athos Burez, il cui linguaggio visivo si esprime in immagini dal forte impatto narrativo e dalle atmosfere surreali, ha dato vita a una grande composizione popolata da una folla eterogenea, un’istantanea della società moderna”, spiegano gli organizzatori. “Come nell’opera di Ensor, anche nel lavoro di Burez è presente un mix sottile di ironia e critica sociale, con rimandi a tematiche già rintracciabili nel dipinto originale e tutt’ora di grande attualità, come la nudità o l’omosessualità. Il fotografo si sofferma inoltre su importanti questioni legate al nostro tempo: la migrazione e l’inquinamento, che emergono dalle diverse e numerose scene che compongono l’immagine”.

Athos Burez, De Baden van Oostende © Athos Burez
Athos Burez, De Baden van Oostende © Athos Burez

JAMES ENSOR E ATHOS BUREZ INSIEME NELLA ENSOR HOUSE DI OSTENDA

La versione pittorica di Ensor (o meglio, una stampa che l’artista fece realizzare nel 1899) e quella fotografica di Burez de I bagni di Ostenda verranno esposte nella Ensor House di Ostenda casa natale dell’artista, oggi museo. Un’occasione per visitare le stanze originali in cui l’artista visse e realizzò molti dei suoi lavori fino alla morte nel 1949, oltre al nuovo centro interattivo di 690 mq. L’evento espositivo durerà fino al 10 gennaio 2021, quando la stampa de I Bagni di Ostenda tornerà a far parte della collezione del MSK di Gent, museo di belle arti che ospita anche l’omonimo dipinto del maestro. E per chi vuole scoprire di più sulla vita di Ensor e sul suo legame con la città natale, è disponibile l’applicazione Ensor Walk, un itinerario interattivo e disponibile in diverse lingue, che conduce il visitatore alla scoperta dei 13 luoghi significativi per l’artista a Ostenda.

Giulia Ronchi

www.ensorstad.be

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AutoreJames Ensor
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.