Hauser & Wirth presenta a New York una mostra di Philip Guston. Ci sono anche gli incappucciati

Le controverse opere del pittore americano erano state al centro di una lunga polemica. Ora saranno in mostra a New York nella sede di Chelsea.

Gli incappucciati di Philip Guston
Gli incappucciati di Philip Guston

Sono sicura che mio padre si sarebbe sentito oltraggiato e ferito dalla interpretazione errata dei suoi quadri come appropriazione del ‘Black trauma’ – come sono stati raccontati dalla direttrice della National Gallery e dal suo board. Chi poteva immaginare che come figlio di ebrei immigrati che erano fuggiti dalla persecuzione e dalla morte in Ucraina, e come testimone nella sua infanzia del KKK che marciava apertamente per le strade di Los Angeles, il diritto di mio padre a rappresentare l’intolleranza razziale sarebbe stato sfidato e rifiutato?”. Così lo scorso 9 febbraio Musa Mayer, figlia del celebre pittore americano Philip Guston, commentava in una intervista ad Artribune l’ormai nota decisione di quattro musei internazionali (la National Gallery of Art di Washington DC, il Museum of Fine Arts di Boston, il Museum of Fine Arts di Houston e la Tate Modern di Londra) di rimandare di quattro anni (qui la cronaca dei fatti) la mostra Philip Guston: Now. Motivo? Nelle opere di Guston, soprattutto nei suoi lavori più tardi, ricorre la presenza di figure incappucciate che richiamerebbero dichiaratamente ai suprematisti del Ku Klux Klan. Si tratta di opere tarde del maestro scomparso nel 1980: tra queste The Studio, che gli spettatori della mostra di Venezia hanno potuto vedere alle Gallerie dell’Accademia nel 2017.

Musa Mayer
Musa Mayer

PERCHÉ RIMANDARE LA MOSTRA SU PHILIP GUSTON

Come è noto, per tutto il 2020 gli Stati Uniti e l’Europa hanno (e il processo non si è certo concluso) attraversato un periodo di forti tensioni, di scontri e di opportune riflessioni a seguito dei fatti che hanno sconvolto l’America intera dopo l’uccisione di George Floyd. Una ondata di indignazione ha scosso il mondo occidentale generando manifestazioni, dissenso e la riconsiderazione di simboli e icone di un passato che pone la storia sotto la lente dello sguardo dell’uomo bianco. È in questa cornice che si sarebbe sviluppata la decisione di rimandare la mostra Philip Guston: Now, nata cinque anni prima della pandemia in una dimensione storica ben diversa, secondo i direttori. Ne era seguito un lungo dibattito internazionale, che aveva coinvolto Robert Storr, da anni studioso di Guston, ovviamente la Fondazione che porta avanti il nome dell’artista presieduta dalla Mayer, moltissimi critici e giornalisti e sulle nostre pagine il curatore e studioso di Guston Peter Benson Miller. Le polemiche avevano riportato i direttori delle quattro istituzioni a più miti consigli con la decisione finale di rimandare comunque la mostra ma solo di due anni. Pare dunque che si svolgerà nel 2022.

LA MOSTRA A NEW YORK DA HAUSER AND WIRTH

Nel frattempo, però la complessità di queste opere sarà affrontata dalla galleria Hauser and Wirth che rappresenta dal 2015 l’Estate dell’artista. E che nel settembre 2021, bruciando tutti, presenterà a New York, sulla 22 strada a Chelsea (l’ultima di una serie di appuntamenti già tenutisi a Los Angeles e St. Moritz), la mostra Philip Guston. 1969-1979 documentando uno dei decenni più dolorosi ed importanti nella carriera del pittore, l’ultimo della sua vita, segnato dalla scoperta della figurazione che nell’esposizione sarà centrale. Opere che la critica del periodo (e pare anche quella di oggi, date le circostanze) hanno rifiutato per lo spostamento del maestro, da sempre dedito all’astrazione, verso una dimensione figurativa, oscura, con immagini similari a cartoni animati, ma di una freschezza sconvolgente tanto da essere ancora oggi punti di riferimento per artisti di ogni età e di tutto il mondo. Tra queste, anche degli inediti e naturalmente le controverse opere con gli incappucciati (“avatar”, si legge nel comunicato, “della nostra complicità con il male quotidiano, con il razzismo e il bigottismo”). Una mostra che riempirà almeno parzialmente il vuoto dell’assenza di Philip Guston: Now, (della quale non si fa naturalmente menzione nella comunicazione di Hauser&Wirth, né l’esposizione in galleria si pone in antitesi con il ciclo che si svolgerà, si spera, nel 2022) con prestiti da musei e collezioni private.

– Santa Nastro

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AutorePhilip Guston
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.