L’effetto pandemia sulle gallerie. A New York chiude Metro Pictures, addio a un pezzo di storia

Le fondatrici della galleria hanno deciso di dare la notizia con ampio preavviso per permettere ai propri artisti di scegliere altri rappresentanti, e ai dipendenti di cercare un altro impiego. La Metro Pictures chiude dopo oltre 40 anni di attività.

Noa Noa @ Metro Pictures Gallery
Noa Noa @ Metro Pictures Gallery

A un anno dallo scoppio del Coronavirus su scala globale, gli effetti della crisi economica continuano a colpire anche il mondo della cultura. Questa volta a gettare la spugna è la Metro Pictures di New York, che in quarant’anni di attività ha rappresentato artisti del calibro di Cindy Sherman, Louise Lawler, Robert Longo e Sherrie Levine. Secondo l’annuncio diramato dalle due fondatrici, Helene Winer e Janelle Reiring, la decisione di chiudere la galleria è stata presa a seguito di “un anno impegnativo di programmazione dettata dalla pandemia” e dalla presa di coscienza de “l’arrivo anticipato di un mondo artistico molto diverso“.

Noa Noa @ Metro Pictures Gallery
Noa Noa @ Metro Pictures Gallery

LA METRO PICTURES GALLERY DI NEW YORK CHIUDE

Abbiamo deciso di comunicare questa difficile decisione con molto preavviso, per dare agli artisti che rappresentiamo e al nostro staff il tempo di vagliare altre opzioni e prendere parte ai loro cambiamenti lavorativi”, fanno sapere Winer e Reiring, che terranno la galleria attiva fino alla fine dell’anno. “Siamo estremamente grate a tutti i brillanti artisti con cui abbiamo lavorato negli ultimi 40 anni e al nostro eccellente staff, che ha sostenuto la galleria e il suo programma”, concludono. “Vorremmo anche ringraziare tutti i critici, i curatori, i collezionisti e gli altri dealer con cui abbiamo lavorato nel corso degli anni“. La galleria Metro Pictures ha aperto nel 1980 al 169 di Mercer Street, nel quartiere di Soho. Janelle Reiring, che proveniva dalla galleria di Leo Castelli, e Helene Winer, già direttrice dell’Artists Space di New York, hanno rappresentato negli anni un movimento di artisti che in seguito è stato definito dai critici “Pictures Generation”: un nome che ha ispirato l’omonima mostra del 2009 del Metropolitan Museum of Art, alla quale hanno partecipato molti autori provenienti proprio dalla Metro Pictures. Giusto per sottolineare quanto abbia fatto storia a New York e non solo questo spazio.

Cindy Sherman Untitled #612, 2019 Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York
Cindy Sherman Untitled #612, 2019 Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York

GLI ARTISTI DELLA LA METRO PICTURES GALLERY DI NEW YORK

La galleria è stata anche un trampolino di lancio per molti artisti significativi degli ultimi decenni. Qualche nome? Mike Kelley ha tenuto qui la sua prima mostra nel 1982, e così hanno fatto negli stessi anni Jim Shaw, René Daniëls, Martin Kippenberger, John Miller e Gary Simmons, con esposizioni che si sono rivelate un tassello fondamentale del proprio percorso. Nel 1997 la galleria si è spostata, come tutte in quegli anni, a Chelsea, poco distante da Lisson Gallery, Pace Gallery, Paula Cooper Gallery, Lehmann Maupin, DC Moore Gallery e David Zwirner. Nel tempo ha continuato ad occuparsi di artisti più giovani, la cui ricerca rimane incentrata sulla produzione di immagini, come Trevor Paglen, Camille Henrot, Sara VanDerBeek, Oliver LaricCui Jie, Latifa Echakhch, Isaac Julien e altri.

Cindy Sherman - Metro Pictures, New York 2016
Cindy Sherman – Metro Pictures, New York 2016

LE GALLERIE E LA CRISI ECONOMICA CAUSATA DAL COVID-19

La crisi economica non ha risparmiato i soggetti più importanti del sistema artistico internazionale: fin dal primo lockdown, infatti, avevamo assistito a un’ondata di licenziamenti che aveva riguardato i lavoratori di Pace GalleryDavid Zwirner, fino al MoMA e alla Tate di Londra. Tante le attività costrette a chiudere, a partire dalle gallerie come la Gavin Brown, che dopo 26 anni di attività si è accorpata con Barbara Gladstone, oltre agli spazi museali, come il Met Breuer di New York.

-Giulia Ronchi

https://www.metropictures.com

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.