La galleria Gavin Brown chiude dopo 26 anni e si fonde con Barbara Gladstone

Lo scenario di crisi che si sta scagliando con particolare forza sulle gallerie di New York, ha costretto la Gavin Brown Enterprise a chiudere i battenti definitivamente. Si unirà a Barbara Gladstone, portando con sé i suoi migliori artisti della scuderia, tra cui Joan Jonas e Arthur Jafa.

Gavin Brown foto Observer
Gavin Brown foto Observer

La crisi economica scatenatasi a seguito del Covid-19 sta avendo ripercussioni anche su quelli che fino a pochi mesi fa erano considerati i soggetti più potenti e stabili del mercato internazionale, costringendo a cambiare gli assetti. Abbiamo già visto le grandi gallerie alle prese con i licenziamenti (prima Pace Gallery, recentemente anche David Zwirner), mentre la maggior fiera mondiale Art Basel sta per essere acquistata dai Murdoch. E non è un caso se, in questo momento, a scontare le conseguenze peggiori sono le gallerie di New York, specchio della pandemia che non si arresta negli Stati Uniti e del clima di incertezza politica. Diverso è il caso di Gavin Brown, il gallerista che, sprofondato in grosse difficoltà finanziarie, ha deciso di adottare una diversa strategia per salvare il salvabile: la sua galleria chiuderà, dopo 26 anni di brillante carriera. Ma, nel frattempo, entrerà in società con Barbara Gladstone – che possiede tre sedi a New York e una a Bruxelles – la quale rappresenterà un’occasione di continuità per il lavoro dei suoi artisti più importanti.

Thomas Bayrle. Caravaggio Our Times _ Caravaggio Billion Times. Installation view at Gavin Brown’s Enterprise, Sant'Andrea de Scaphis, Roma 2019. Courtesy Gavin Brown's enterprise, New York-Roma. Photo Roberto Apa
Thomas Bayrle. Caravaggio Our Times _ Caravaggio Billion Times. Installation view at Gavin Brown’s Enterprise, Sant’Andrea de Scaphis, Roma 2019. Courtesy Gavin Brown’s enterprise, New York-Roma. Photo Roberto Apa

L’ACCORDO TRA GAVIN BROWN E BARBARA GLADSTONE

Penso che in questo momento storico sia importante per pensare a nuove possibilità nel mondo dell’arte. La nuova alleanza con Gavin è venuta in modo naturale, graduale e di buon auspicio. Ho da tempo ammirato Gavin per la sua originalità e la sua unicità, e queste sono qualità estremamente preziose per me, che dovrebbero essere incoraggiate in tutti noi. Sono entusiasta di avere questa opportunità di lavorare con Gavin e questo notevole gruppo di artisti“, ha commentato Barbara Gladstone. “Siamo onorati di avere Gavin come Partner nella Gladstone Gallery in questo momento critico della storia della galleria. Non vediamo l’ora di costruire un nuovo futuro con il supporto della sua straordinaria e singolare visione, così come con gli artisti che si uniscono a noi. L’Enterprise di Gavin Brown è stata una delle più grandi e influenti gallerie degli ultimi due decenni, e non vediamo l’ora di lavorare con lui per continuare a costruire insieme sul nostro programma”, ha aggiunto Max Falkenstein, Partner alla Gladstone Gallery. Una scelta obbligata per Gavin Brown il quale, nutrito da una forte disillusione nei confronti dell’andamento attuale e futuro del mercato dell’arte, ha scelto di unirsi a Gladstone, a cui da trent’anni è legato da un rapporto di stima e ammirazione. “Gli ultimi 26 anni sono stati una straordinaria avventura e lavorare con le persone che ho incontrato lungo il cammino è stato il privilegio di una vita. Mi sento molto fortunato di poter iniziare questo nuovo capitolo con Barbara e Max“, ha raccontato il gallerista, sempre ad Artnet News. La GBE (Gavin Brown Enterprise), le cui sedi di New York e Roma sono chiuse da marzo, ha cercato anche di buttarsi sulle vendite online, partecipando a viewing rooms e fiere digitali, ma senza riuscire ad evitare un destino inesorabile. La galleria, che in oltre un ventennio ha collaborato e contribuito a lanciare sul panorama internazionale artisti di grande rilievo, ne cederà 10 alla sua nuova partner. Si tratta dei video artisti Ed Atkins, Arthur Jafa, Mark Leckey, Rachel Rose e Joan Jonas; della fotografa LaToya Ruby Frazier; dei pittori Kerstin Brätsch, Alex Katz e Frances Stark e del performer Rirkrit Tiravanija. Altri, come la pittrice Laura Owens e il duo Jos de Gruyter and Harald Thys, non potranno seguire Brown nella fusione. Secondo Artnet news, però, “Brown continuerà a guidare lo spazio di Roma inaugurato nel 2015, una chiesa sconsacrata in zona Trastevere“. Il che significa che la partnership porterà in Italia una galleria a doppio brand Brown-Gladstone.

Gavin Brown, New York
Gavin Brown, New York

I MOMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI DELLA GALLERIA GAVIN BROWN

Il gallerista di origini britanniche, uno dei più geniali e creativi al mondo, si è formato al Chelsea College of Arts di Londra. Nel 1988 si è trasferito a New York, frequentando il Whitney Independent Study Program, e muovendo i suoi primi passi alla 303 Gallery. Le sue prime mostre sono state organizzate nella hall del Chelsea Hotel, situato nel quartiere dell’Upper West Side. L’apertura della Gavin Brown Enterprise risale al 1994, con una piccola vetrina situata nei pressi dell’uscita dell’Holland Tunnel. Qui ha allestito le personali di Catherine Opie, Steven Pippin e Rirkrit Tiravanija, quest’ultimo con il suo happening Soup/No soup, che ha trasformato la galleria in un festoso banchetto. La GBE si è trasferita in seguito nella sede di Greenwich Street, riproponendo la mostra di Jannis Kunellis del 1969 12 Horses, e ospitando cavalli viventi. Alla fine degli anni ’90 Brown ha anche gestito il Passerby, un bar molto frequentato da artisti, curatori e scrittori, con un dancefloor progettato dall’artista polacco Piotr Uklanski. Il seguente trasferimento della galleria è avvenuto nell’Harlem, all’interno di un enorme edificio a quattro piani in cui è stato trasmesso in anteprima Love Is the Message, the Message Is Death di Arthur Jafa, un montaggio video in cui si alternano immagini di gioia e oppressione della comunità afroamericana. Questo accadeva nel novembre 2016, una settimana dopo l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti. Durante il suo ventennio e oltre di attività, la GBE ha alternato la promozione di messaggi per il sociale alla sua presenza nell’established art system, partecipando regolarmente alle più importanti fiere, come Frieze e Art Basel.

-Giulia Ronchi

https://gavinbrown.biz/home 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.