La crisi non risparmia David Zwirner. La galleria licenzia il 20% dei suoi dipendenti

All’apice del suo successo, con sei sedi sparse tra New York, Londra, Parigi e Hong Kong, Zwirner è ora costretto a una brusca frenata a causa della crisi economica che sta coinvolgendo il mercato internazionale.

Yayoi Kusama da David Zwirner New York. ph. Magnani
Yayoi Kusama da David Zwirner New York. ph. Magnani

Sono stati due anni floridi per David Zwirner, che nel 2018 aveva festeggiato a New York il suo 25esimo anniversario di attività, aveva lanciato nuovi programmi di vendita online, di podcast, aveva affiancato la propria attività editoriale alla Simon&Schuster. Aveva aperto prima una nuova sede a New York, affidata alla progettazione di Renzo Piano e poi una a Parigi nel 2019. Come già constatato, la pandemia ha cambiato repentinamente la situazione globale, non risparmiando nemmeno uno dei più potenti galleristi. David Zwirner, che fino ad ora aveva fatto resistenza all’ondata di licenziamenti abbattutasi soprattutto negli Stati Uniti – vi avevamo parlato del caso di Pace Gallery a New York – a partire dal 1° luglio è stato costretto a fare i conti con la crisi in atto prossimo prendendo provvedimenti.

David Zwirner
David Zwirner

I LICENZIAMENTI ALLA GALLERIA DAVID ZWIRNER

Secondo le valutazioni fatte dagli esperti, ci si aspetta da qui alla fine dell’anno un calo del fatturato del 30%, sebbene la galleria Zwirner punti a chiudere con un bilancio in positivo. Considerata la riduzione delle vendite, si è deciso per l’eliminazione del 20% del personale, che corrisponde a quasi 40 posti di lavoro tra tutte le sei sedi di New York, Londra, Parigi e Hong Kong (ma i più colpiti saranno gli avamposti della Grande Mela). “Abbiamo evitato i licenziamenti fino al 1° luglio perché volevamo valutare l’andamento degli affari nei primi due trimestri del 2020. Ora, un’attenta analisi ha portato alla luce l’evidenza: stiamo attraversando profondi cambiamenti e non crediamo che la situazione possa tornare come in precedenza prima della messa in commercio di un vaccino o di un trattamento efficace contro il Covid”, ha raccontato il gallerista a ARTnews, dichiarando anche di non aver percepito uno stipendio da quando è cominciata l’emergenza. “Le riduzioni del personale dipendono quindi dalla mutata natura della nostra attività e dalla quasi totale scomparsa degli incarichi di alcuni dipartimenti. Questo è un momento senza precedenti per la galleria, e sono deciso ad aiutare gli ex colleghi il più possibile. Fornirò loro un’assicurazione sanitaria per i prossimi sei mesi, fino alla fine dell’anno, dato che questa pandemia non è assolutamente sotto controllo”. Effettivamente, la scomparsa delle fiere internazionali, dei viaggi di lavoro e degli eventi ha messo la galleria davanti a una scelta obbligata. E se da una parte Zwirner afferma di voler implementare il suo apparato di vendita online, dall’altra è innegabile il calo del lavoro nelle diverse sedi. Basta vedere il numero totale di eventi in programma, tra mostre e incontri: 84 nel 2019 e solo 23 quest’anno. Un dato che non si vuole incrementare, nonostante l’allentamento delle misure restrittive. Quel che si sa con certezza, è dal 6 luglio tutte le sue sedi sono di nuovo aperte, seppur con ingressi contingentati e tutte le misure anti contagio necessarie. Il personale che si trova al suo interno, tuttavia, è sensibilmente minore.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.