Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma: uno spazio sempre più eterogeneo

Editoria indipendente, pop up specialty coffee: l’attività già eclettica della galleria romana si arricchisce ulteriormente. Ce ne parla Giacomo Guidi

Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma - Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com
Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma - Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Su Artribune avevamo recentemente raccontato dell’iniziativa editoriale Perimetro Roma, un progetto fotografico nato a Milano che sta approdando nella Capitale grazie alla collaborazione con Contemporary Cluster. La vocazione eclettica di questa galleria si conferma con le nuove partnership, che portano all’interno dei suoi spazi l’eccellenza del caffè e dell’editoria indipendente. A partire dal 24 febbraio Faro – Caffè Specialty – ovvero la miglior caffetteria di qualità di Romainserisce il suo primo pop-up coffee negli spazi e nella filosofia ibrida di Contemporary Cluster, collocandosi al primo piano del palazzo secentesco Cavallerini Lazzaroni a due passi da Campo de’ Fiori e Largo Argentina. Accanto ci sarà la sezione di riviste e libri di editori indipendenti curata da Edicola 518, realtà perugina affermatasi come migliore punto di riferimento italiano del settore. Il nuovo assetto darà adito a uno spazio di socialità rilassato e conviviale, fruibile da tutti, una nuova accezione dello stesso concetto di galleria. Del progetto fanno parte anche Mamone e Scarful – già in mostra nello spazio espositivo di Contemporary Cluster – due tatuatori e artisti romani che hanno firmato e illustrato tazzine e piatti della nuova caffetteria. Dietro alla trasformazione del concetto di galleria c’è un’idea radicale di cui ci ha parlato il fondatore Giacomo Guidi in questa intervista.

Contemporary Cluster ph. Serena Eller
Contemporary Cluster ph. Serena Eller

Arte, fotografia, editoria e ora caffè: come fai a far convergere tutte queste realtà in un unico spazio?

Per Cluster il tempo è un alleato. Più Cluster evolve e più diventano chiari i meccanismi di un progetto che punta sempre più a diventare una piattaforma. È uno spazio in cui stanno convergendo tante possibilità di una visione culturale, di mondi e di esperienze diverse. Può essere l’arrivo di Perimetro, dell’editoria indipendente di Edicola 518 o un concetto di quotidianità come quello della caffetteria: tutto però è interpretato da professionisti. 

Ovvero?

Per il team di Faro, ad esempio, il caffè è un’arte, un prodotto portatore di culture diverse, patrimonio della storia di un territorio e di un paese. Il caffè è visto anche come un’esperienza. Per questo ho pensato che sia giusto dargli uno spazio all’interno di Cluster.

Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma - Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com
Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma – Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Come ti immagini la vita quotidiana in questi spazi?

Questa parte sarà al primo piano, le persone graviteranno tra la sezione di editoria e quella legata al caffè. Potranno venire qui a studiare, a lavorare, a utilizzare l’editoria come spunto creativo, oppure organizzare appuntamenti di lavoro. Sarà una postazione serena all’interno di un luogo che fa arte. Penso che il termine giusto sia “daylife”, imparare a vivere gli spazi di giorno come concezione dell’abitare. Ambienti confortevoli pieni di ispirazione, che si tratti di mostre, oggetti, editoria o suono. Il piano terra e il secondo piano rimangono invece destinati alle mostre di arte e design.

L’inserimento di questi nuovi spazi determina un cambio di paradigma del concetto stesso di galleria: da luogo elitario, spesso sconosciuto dal grande pubblico, a luogo aperto a tutti, immerso nella quotidianità. Con l’avvento della pandemia in particolare, il modello di galleria preesistente è stato messo ancora più in discussione: questa è la tua risposta a questa crisi di significato?

È una percezione che ho da sempre: il sistema della galleria, o più in generale il sistema arte, era già entrato in una sorta di crisi. Il Covid è stato solo un’accelerazione di questo fenomeno. Il concetto di galleria – e mi allargo, anche quello di museo – va totalmente rivisto. Sono dei luoghi che devono essere messi a disposizione delle persone, ognuno con le proprie capacità di azione. Puoi venire in galleria a comprarti un quadro se te lo puoi permettere, ma devi essere libero di entrare anche per vedere un’opera d’arte, per comprenderla e trarne degli spunti. Questo è un modo sano di gestire lo spazio espositivo. Il concetto di mondo dell’arte o “quartierino” dell’arte secondo me deve essere definitivamente stroncato. È finito il concetto del salotto!

Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma - Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com
Caffè Faro e riviste di Edicola 518 da Contemporary Cluster Roma – Ph. Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Spiegaci meglio…

Mi riferisco a quell’ambiente chiuso fatto dalle solite dieci persone che vengono invitate come se fosse una sorta di corte dei miracoli. La galleria che deve tornare a un ruolo collettivo, come è stato fino agli anni ’80. Negli anni ’60 e ’70 le gallerie già facevano questo, io non mi sono inventato nulla. Non è un caso che gallerie storiche come La Salita di Roma fosse sopra al Caffè Rosati: si creava una confluenza di pubblico, si chiacchierava incontrando persone del mondo della cultura e poi si andava in galleria. L’idea era di vivere tutto insieme.

Effettivamente all’epoca per gran parte degli artisti produrre arte era un’azione politica ben precisa, il fine era la democratizzazione…

L’arte adesso deve riacquisire questa valenza politica che si è totalmente persa in virtù della performance di mercato, che è stata il male totale. Troppe fiere, troppe gallerie, troppi artisti, forse persino troppi collezionisti. Il “tutto troppo” ha abbassato il livello del “tutto”. 

– Giulia Ronchi

https://www.contemporarycluster.com/
https://www.emergenzeweb.it/edicola-518/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.