Artisti tatuatori: le ceramiche di Luca Mamone in mostra al Contemporary Cluster di Roma

Chi è Luca Mamone e come si è avvicinato all’arte del tatuaggio? Le sue ceramiche sono presentate da Contemporary Cluster, luogo di visioni artistiche trasversali

Luca Mamone da Contemporary Cluster di Roma
Luca Mamone da Contemporary Cluster di Roma

La pratica del tatuaggio rientra nelle tecniche artistiche quanto qualsiasi altro tipo di stampa. Incidere una superficie, calibrare il segno e il colore: verificare, alzando lo strumento e pulendo, se è quello il disegno che si vuole ottenere. Solo alla fine potrà vedere il risultato sulla sua pelle. Anche se spesso i più bravi rifiutano questa definizione, parliamo di artisti, di un’arte applicata che si muove sulla pelle ma anche su altre materie, che spinge alla sperimentazione su forme e volumi che non sono nati per portare quel segno, proprio come i corpi umani. Quella forzatura che compiono da secoli tribù e raffinati tatuatori orientali e diventa l’emblema del dandismo più sfrenato, di chi vuole portare addosso uno stile e una filosofia. La ceramica è una delle altre materie usata da alcuni importanti tatuatori: una sperimentazione iniziata con nomi epici come Don Ed Hardy, l’americano che ha saputo unire l’estetica e la tecnica del tatuaggio giapponese al suo stile americano. Abbiamo raccontato qualche tempo fa il lavoro di Pietro Sedda per Rosenthal incontrandolo al Contemporary Cluster dove, dal 28 febbraio, Luca Mamone espone le sue ceramiche nella mostra 1000° curata da Giacomo Guidi in collaborazione con DRAGO.

LUCA MAMONE: GLI INIZI DELLA CARRIERA DI TATUATORE

Luca Mamone è romano, quel tipo di romano a cui è difficile dare una età, scanzonato ma lavoratore, artista e artigiano, musicista e incisore. Serio, lontano dalle false luci del successo di un filone ora esploso ma che lui vive da più di vent’anni, non se ne vanta pur essendo considerato uno dei migliori. Ha fatto studi classici prima di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma ma inizia a tatuare giovanissimo, a 19 anni. Folgorato da un incontro quando accompagna un amico a tatuarsi in Svizzera da Filip Leu, tatuatore e pittore famoso per la sua capacità artistica che fonde surrealismo e psichedelia. Rimangono quattro giorni in quella specie di comunità hippy della famiglia Leu e tornando a Roma si ferma a Milano per comprare la sua prima macchina per tatuare. Un impulso irrefrenabile.

LUCA MAMONE: LA CARRIERA 

Dopo alcune collaborazione apre nel 2000 il suo primo studio il “Santa Sangre Tatoo” a San Lorenzo, quartiere romano dove è tornato ora con la nuova sede. Ha collaborato con molti studi da Londra a San Francisco, ha lavorato per un anno a Londra nello storico studio Family Business di Mò Coppoletta, ha creato una società di produzione di macchine artigianali per tatuaggio usate dai più importanti artisti nazionali e internazionali. Un percorso interrotto solo qualche tempo fa per due anni, dedicati alla musica, altro grande polo da cui passa la sua energia. Un elemento che esiste ma che non genera ispirazione come sottofondo. Luca Mamone si ispira facendo, lavorando, disegnando, ci sono alcuni punti di riferimento come l’iconografia tradizionale giapponese, ma la verifica è l’elemento più importante del suo lavoro. Si capisce così la dedizione per creare gli strumenti giusti, anche per gli altri come la curiosità creativa per la ceramica. 

LUCA MAMONE 1000° DA CONTEMPORARY CLUSTER

Sono 20 i pezzi esposti in 1000° realizzate con tecniche antiche su elementi rimasti da una antica casa di produzione di ceramiche del nord o prodotti con la cottura Raku. Il Giappone continua a influenzare profondamente il suo lavoro come segno sia per le maschere che per i disegni sulle superfici degli oggetti che hanno forme anche tipicamente occidentali: costruisce un ibrido tra oriente e occidente che genera altri immaginari. Una evoluzione che amplia il confronto dell’artista con la pratica del fare, aggiunge alla risoluzione del disegno sulla superficie la creazione materica di quella stessa superficie: da qui il titolo 1000° come numero simbolico della trasformazione.

– Clara Tosi Pamphili 

Luca Mamone 1000°
Contemporary Cluster
Palazzo Cavallerini Lazzaroni
Via dei Barbieri 7, Roma

https://www.contemporarycluster.com/

(La galleria risulta essere aperta ma ricordatevi l’invito #restateacasa. Non equivale certo a una visita di persona, ma qui sotto trovate tante immagini. N.d.R.)

Dati correlati
Spazio espositivoCONTEMPORARY CLUSTER
IndirizzoVia dei Barbieri 7 - Roma - Lazio
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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.