24 ore di performance in diretta per Nico Vascellari. Il commento di un artista

Su YouTube in queste ore è in corso la performance di Nico Vascellari, Do you trust me, in cui l’artista per 24 ore, dal proprio studio, recita in una sorta di mantra la frase “I trusted you” su una base elettronica. L’artista Tommaso Fagioli qui scrive le sue considerazioni

Nico Vascellari durante la performance
Nico Vascellari durante la performance "Do you trust me", in diretta su YouTube

Non da artista ma da semplice spettatore dell’arte, devo premettere che non conosco bene il lavoro di Nico Vascellari. Ho trovato interessante Horse Power, la performance video presentata allo VideoArtWeek lo scorso novembre, che documenta un esperimento di tre giorni e tre notti in cui nove stuntmen guidano delle automobili sul cui cofano anteriore sono installate delle sculture in cera di animali a grandezza naturale. Sono stato a un paio di concerti romani della sua band Ninos Du Brasil, divertente. Ho trovato gli anagrammi Dream-Merda e Resist-Sister stampati sulle magliette un’efficace campagna di marketing e vendita via Codalunga, un po’ una “paraculata” diremmo a Roma, che sfrutta a dovere l’immagine-brand che ha creato di se stesso negli anni. Per inciso ritengo/ritenevo questo il suo vero talento. Insomma, ammetto che sono partito con pregiudizio, anche con un po’ d’irritazione per questa campagna di promozione social a cui si sono prestati parecchi VIP e semi-VIP un paio di giorni prima dell’evento, che certo ha alimentato in me, ma penso in molti, l’immagine-preconcetto di Nico Vascellari “artista-socialite”, ben vestito, che non ha sbagliato una mossa, che piace alla gente giusta, che piace perché piace, perfetto per le mentalità gregarie a cui siamo, specie in Italia, tutti abituati e anche un po’ rassegnati.

LA PERFORMANCE DI NICO VASCELLARI “DO YOU TRUST ME”

Però è anche vero che per operazioni come Do you trust me? la comunicazione gioca un ruolo decisivo ed è parte integrante dell’opera, soprattutto oggi che bisogna sgomitare cosi tanto per avere un secondo di attenzione. Quindi ecco, di primo acchito, partito il “live” dal suo studio romano attraverso il canale YouTube di Codalunga, la sua galleria in Vittorio Veneto (suo paese d’origine), mentre guardavo Nico da solo, vestito cool di nero e scalzo, nello spazio allestito con amplificatori e mixer, ripetere ossessivamente la frase “I Trusted you”, ho pensato: ridicolo, buffonata. Veramente 24h così? Come piscia? Come caca? Come fa a resistere? Si sarà drogato? Puro esibizionismo. Sta cosa fa pure male all’arte, perché allontana la gente comune, già prevenuta.
E su Whatsapp già cominciavano le critiche con amici, le battute, i meme privati. Con quel classico senso di superiorità circostanziale che ti mette al riparo dalle tue debolezze, e dai tuoi limiti. Qualcuno ha anche commentato in tempo reale sul canale dell’evento, e poi allegato lo screenshot.

Però intanto quella frase così ossessivamente pronunciata mi stava entrando nella testa.

(I TRUSTED YOU)

(I TRUSTED YOU)

Quindi mi sono scollegato. Basta ho altro da fare, vado a letto e guardo una serie.

(I TRUSTED YOU)

Veramente, che cazzata de performance.

(I TRUSTED YOU)

Forse mi metto a leggere (ma davvero quello sta tutto questo tempo a ripetere ‘sta roba?). Fammi andare a ricontrollare. Oh sta sempre lì, mortacci sua.

I TRUSTED YOU

I TRUSTED YOU

Allora inizio a leggere i commenti. C’è un po’ di tutto. Commenti derisori, celebrativi, detrattori, deferenti, accusatori, una specie di canea (quasi la visualizzi intorno a lui), dove le differenze si annullano: vip e non vip, curiosi, gente un po’ fuori di testa, italiani e stranieri, amici e nemici, con il numero di visualizzazioni che sale e scende rispetto ad una enigmatica baseline sui 500-600 spettatori che si avvicendano, che staccano e riattaccano. Come me. E sarebbe interessante sapere gli accessi unici, ma anche fossero solo 1000 o 2000 questo – inizio ad ammettere – è già un risultato importante. Qualcuno sostiene che è roba già vista, già fatta, anni ’70, un epigono della Abramović. Già qui non sono d’accordo, la performance artistica vanno invece ripetute, o possono esserlo, perché sono astoriche, sono come dei riti, li mimano. Non è questione di vecchio o nuovo. Semmai c’è da chiedersi qualcosa sulla la loro necessità: perché si fanno le performance, perché si guardano? Sono come memorie di riti, quasi le chiamerei “fantasmi di riti”, passati ma anche futuri, di configurazioni che magari non hanno mai avuto luogo o mai ne avranno di nuovo, riti una tantum, che però rivelano la necessità psichica della performance-rito ab origine, in ogni cultura e in ogni tempo.

“DO YOU TRUST ME”: PRIMO RITO COLLETTIVO SOCIAL?

E allora sulle triple note distorte di questo riff mi accorgo che sto pensando davvero, con meno pregiudizio. Cosa sto guardando? Beh, forse è il primo rito collettivo social di cui sono testimone, che io sappia almeno. Comunque primo per me, e credo per molti altri, specie per i “non addetti ai lavori”, ma questo magari ce lo diranno meglio critici e curatori.
Insomma, Nico ha messo in scena una specie di atto sciamanico “live” che invia il suo mantra elettrico di sfiducia o fiducia persa o ritrovata. Ma allora qual è il senso di questa “eggregora digitale” – “I trusted you”? – cui forse ora è anche più chiara la premessa che l’annunciava via VIP “Do you trust me?”. Quello che volete: fiducia/sfiducia nel prossimo pre o post-covid, fiducia in se stessi, nel mondo, nella civiltà, nel governo, in dio. O magari nell’amore: avevo fiducia in te – I trusted you – ma tu mi hai tradito. Chissà, dipende dalle libere associazioni di ognuno, perché questa frase, queste parole, perdono il loro referente, il loro contesto, e quindi diventano “mana”, sono magiche, non significano propriamente più nulla, sono iterative (il puro atto di credere e non credere) e reiterative, fino a diventare semplici fonemi che si squagliano nella testa come una sostanza psicotropa.

LA PERFORMANCE DI NICO VASCELLARI E IL LOCKDOWN

Anche la scelta del momento appare perfetta, l’ultimo giorno di lockdown, prima della presunta ritrovata libertà.

DO YOU TRUST ME?

I TRUSTED YOU.

Insomma qui la ripetizione manda fuori gioco il pensiero razionale, la trance è uno stato alterato di coscienza, dove non siamo più noi, siamo ridondanza di noi, siamo corpo fisiologico, biologia attiva, presente a se stessa, vocalizzata. Diventiamo animali o esseri divini, non più intrappolati dall’ego, siamo più vicini a inedita combinazione di Se-Es che si scambiano e si riflettono e rimbombano l’uno con l’altro, in questo caso amplificati e distorti dalle casse.

I TRUSTED YOU

Si è preso un gran rischio Nico, ma potrebbe essere la cosa migliore che ha fatto (ripeto: di cui io abbia conoscenza). Una volta che lo hai visto anche solo per un minuto, quel maledetto mantra elettrico ti entra nella testa. Anche se spegni, anche se lo hai deriso, ormai è dentro di te. Perché sai che intanto lui, in quell’altrove, sta continuando. Forse ho anche capito meglio la natura delle performance artistiche: un concetto in azione, così come l’arte concettuale è performance del pensiero.

I TRUSTED YOU

Che altro da dire? Forse della straordinaria resistenza fisica di Nico? Ci vuole davvero tanta preparazione per reiterare un atto simile per 24H, ma soprattutto ci vuole davvero tanta convinzione, e forse una specie di amore, di generosità, quella dello sciamano, che si mette al servizio degli spiriti e si fa messaggero per i mortali. Cosa ci ha consegnato?  Nell’infinito cieco e variegato accadere delle cose, tutto ha senso e niente ha senso. Però qualcosa è accaduto. Un piccolo evento disciolto nell’eternità, eppure significativo. Mica poco.

I TRUSTED YOU

Alla fine ti ho creduto anche io, Nico.

– Tommaso Fagioli

NOTA DEL 4 MAGGIO 2020: ho appreso solo più tardi che il riferimento utilizzato da Nico Vascellari è un’esibizione del comico e performer statunitense Andy Kaufman. In “I trusted you”, del 1977, reperibile su YouTube, Kaufman, vestito da Elvis, ripeteva la frase per circa 3 minuti prendendosi gioco del pubblico. Dunque pare di capire l’intuizione sia stata questa: trasformare la presa in giro di Kaufman in una performance di 24 ore, dandole un altro significato.

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