Opera di Natale per Banksy. Nel suo hotel a Betlemme installa un presepe contro la guerra

Il presepe, definito dallo street artist la “cicatrice di Betlemme”, si trova all’interno del The Walled Off, hotel inaugurato nel 2017 da Banksy proprio di fronte al muro che separa israeliani e palestinesi

Il presepe di Banksy a Betlelemme - dal profilo Instagram di Banksy
Il presepe di Banksy a Betlelemme - dal profilo Instagram di Banksy

“Cicatrice di Betlemme. Una natività modificata per The Walled of Hotel”. Conciso e di sicuro effetto, come spesso accade, il post Instagram che accompagna la nuova opera di Banksy, un piccolo presepe, installato all’interno del The Walled Off, l’hotel che il celebre quanto misterioso street artist originario di Bristol ha inaugurato nel 2017 a Betlemme, proprio di fronte al muro che dal 2002 separa Israele dai territori palestinesi. “L’albergo con la vista peggiore del mondo”, come è stato definito al momento della sua inaugurazione, ospita la nuova opera natalizia di Banksy, dopo l’intervento di poche settimane fa a Birmingham, dove l’artista ha realizzato un murale che vede la partecipazione di un performer più o meno involontario: si tratta di Ryan, un senzatetto che ha fatto di una panchina per strada il suo giaciglio, trasformato dalla fantasia di Banksy in Babbo Natale.

IL PRESEPE DI BANKSY AL THE WALLED OFF HOTEL A BETLEMME

Se con l’intervento di Birmingham Banksy ha voluto focalizzare l’attenzione dei suoi follower su Instagram e dei media internazionali sull’urgenza dei senzatetto e sul tema della solidarietà – come tra l’altro sottolineato nel suo post: “i passanti hanno dato a Ryan una bevanda calda e barrette di cioccolato senza che lui chiedesse mai nulla” – il presepe realizzato a Betlemme prende immediatamente connotazioni politiche: la scena della natività ha infatti come sfondo una porzione del muro che divide israeliani e palestinesi, e al posto della stella cometa è una “cicatrice”, riprendendo così la definizione utilizzata dallo stesso Banksy, inferta sul muro da una granata. Lo stesso muro però reca, seppur sbiaditi, graffiti che inneggiano all’amore, alla pace e alla libertà, scritti in inglese e in francese. “Una cicatrice della vergogna”, avrebbe dichiarato ai media il direttore del Walled Off Hotel Wissam Salsaa. “Dovrebbe suscitare vergogna in tutti quelli che sostengono il muro, è un modo formidabile e diverso di parlare di Betlemme, per spingere la gente a riflettere di più sul modo in cui viviamo qui”. Quello di Banksy è dunque un presepe “di guerra”, una chiara accusa al muro che Israele fece costruire in Cisgiordania come “chiusura di sicurezza” nei confronti degli attacchi dei palestinesi; questi ultimi, invece, vedono nel muro uno delle espressioni più oltraggiose dell’occupazione israeliana.

La collocazione del Walled Off Hotel di Banksy. Photo Valentina Rota
La collocazione del Walled Off Hotel di Banksy. Photo Valentina Rota

IL THE WALLED OFF HOTEL

Il tema del “muro” tra l’altro è presente in ogni stanza e in ogni ambiente dell’albergo, che divente così una sorta di museo: come racconta in questo articolo Valentina Rota, in visita all’hotel, “l’ascensore è ‘fuori servizio’, il muro è arrivato anche qui, a bloccarne l’accesso. Prendiamo le scale, e raggiungiamo la stanza numero 3. È questo il luogo dell’edificio dove Banksy ha lasciato una delle sue più emblematiche chiavi di lettura del conflitto israelo-palestinese: un soldato israeliano e un attivista palestinese che combattono. Ma stanno facendo la lotta coi cuscini e le piume si disperdono per la stanza fino a entrare nei quadri alle pareti e a proiettarsi, come ombre, sul soffitto. Qui, come dalla stanza a fianco e da tutte le altre, il panorama è lo stesso: cemento grigio e torri di vedetta; le uniche note di colore date dai numerosi graffiti. La sensazione è opprimente: situato a soli cinque metri dall’enorme muro di sicurezza che separa Israele dai territori palestinesi, l’hotel gode di luce solare diretta per soli 25 minuti al giorno. Non a caso ‘The worst view in the world’ è il payoff scelto per l’hotel, riportato su tutte le t-shirt e i gadget in vendita al negozio”.

Banksy Venice, courtesy photo Lapo Simeoni
Banksy Venice, courtesy photo Lapo Simeoni

IL 2019 DI BANKSY

Quello che sta per concludersi è stato un anno particolarmente intenso per Banksy, che ha realizzato numerosi interventi, come usuale rivendicati su Instagram, e volti a far riflettere media e opinione pubblica su temi come sempre spinosi. Prima del suo post con il “Babbo Natale” di Birmingham, giorni prima Banksy aveva pubblicato uno scatto che immortalava il suo murale con il naufrago bambino, realizzato durante i giorni di preview dell’ultima Biennale d’Arte di Venezia. L’opera, che si trova sulla parete di un canale nel sestiere Dorsoduro, vicino a Campo Santa Margherita, durante i giorni dell’acqua alta è stata in parte sommersa dalla corrente, trasformando il bambino da lui creato in un “vero” naufrago. Immagine e suggestione che naturalmente non è sfuggita a Banksy.

Banksy a Venezia. Ph. Courtesy Banksy - www.banksy.co.uk
Banksy a Venezia. Ph. Courtesy Banksy – www.banksy.co.uk

LA BANCARELLA ABUSIVA DI BANKSY A VENEZIA

Pochi giorni dopo avere rivendicato il murale con il naufrago bambino, Banksy aveva sbaragliato tutti pubblicando, sempre sul proprio profilo Instagram, un video che testimoniava un nuovo intervento a Venezia, anche questa volta una sorta di performance come quella di Birmingham. Anche in questo caso, il video rappresentava per lo street artist l’occasione per dire la propria intorno a temi di attualità: trovandosi a Venezia, gli argomenti trattati sono “le grandi navi” e naturalmente la Biennale d’Arte. I primi istanti del video pubblicato da Banksy su Instagram sembrano quasi uno di quei video girati dai turisti col proprio cellulare: la vista di Piazza San Marco e Palazzo Ducale dal Canal Grande, i gondolieri, i ponti, gli artisti di strada, con il sottofondo di Que sera, sera (Whatever Will Be, Will Be) suonata da una fisarmonica. A un certo punto assistiamo alla scena madre del video: un artista di strada (lo stesso Banksy?) che monta la propria bancarella e installa una serie di quadri in stile “vedutismo veneziano”, che nell’insieme riproducono una grande nave da crociera che incombe sulla Laguna. “È veramente bello, anche più bello di quello che abbiamo visto in Biennale”, commenta una signora. “Le navi da crociera possono andare a navigare, ma questo è un mostro!”, afferma invece un’altra passante. E così Banksy, con sole due battute, solleva due grossi polveroni, di tipo artistico e politico. Il primo, evidentemente, è palesato anche da quanto da lui scritto sul post: “sto preparando la mia bancarella alla Biennale di Venezia. Nonostante sia il più grande e prestigioso evento artistico del mondo, per qualche motivo non sono mai stato invitato”, continuando così la sua polemica contro il sistema dell’arte ufficiale (basti ricordare, ad esempio, quella volta in cui Banksy ha palesato il suo disappunto contro una mostra inaugurata in Russia senza il suo consenso). O forse, attraverso la battuta della signora rimasta affascinata dai suoi dipinti, lo street artist ha voluto insinuare che le sue opere sono migliori rispetto a quelle esposte alla Biennale? Ma al di là delle disquisizioni meramente artistiche, a un certo punto del video a Banksy tocca fare i conti con la realtà e con la sua natura di artista “non autorizzato”. Alla sua bancarella infatti si avvicinano i vigili, che chiedono allo street artist se è in possesso dell’autorizzazione. Il video termina con Banksy che smonta la bancarella e va via dalla sua postazione, mentre una nave da crociera incombe alle sue spalle.

 – Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.