L’albergo con la vista peggiore al mondo ha aperto a Betlemme, con 10 camere vista muro. Dietro il progetto c’è il misterioso artista britannico Banksy, che ha costruito l’hotel in gran segreto in un ex laboratorio di ceramica. Ecco foto e video

A due anni da Dismaland, il parco dei divertimenti al contrario costruito nella cittadina di Weston Super-Mare (poi trasferito a Calais dov’è diventato un rifugio per i migranti), Banksy svela un nuovo, grande progetto. Si chiama Walled Off Hotel ed è, secondo la presentazione fatta ieri alla stampa, “l’albergo con la vista peggiore del mondo”. Costruito in gran segreto negli scorsi mesi, l’hotel sorge proprio di fronte al muro di Betlemme, la cortina di cemento che dal 2002 divide Israele dai territori palestinesi. Un vero e proprio albergo, perfettamente funzionante e arredato in stile coloniale, con dieci camere ricavate in un ex laboratorio di ceramica. Oltre alle stanze per gli ospiti, la location, che aprirà al pubblico il prossimo 20 marzo, ospita anche una galleria d’arte che espone le opere di artisti palestinesi, scelte dal curatore e storico dell’arte Ismal Duddera.

Banksy, Walled Off Hotel, 2017
Banksy, Walled Off Hotel, 2017

OGNI STANZA UN’OPERA D’ARTE

Naturalmente ogni stanza è arredata in modo diverso, e oltre ad essere una vera e propria installazione di per sé, ospita numerosi interventi di Banksy sui muri: tra tutte, la celebre immagine della lotta con i cuscini che vede protagonisti un soldato israeliano e un manifestante palestinese. Una scena ironica e amara che diventa imbarazzante decorazione per il muro che sovrasta la testata di un letto matrimoniale, con tanto di piume dipinte che sembrano atterrare sui cuscini.
Si tratta della stanza “Artist”, quella dedicata a chi ama circondarsi di opere d’arte. Ma c’è anche la stanza “Scenic”, che garantisce la migliore vista sul muro, e quella “Budget”, che per soli 30 dollari offre l’esperienza di una notte nell’accampamento: mobili e accessori sono quelli delle caserme israeliane. C’è poi la suite “Presidential”, equipaggiata con tutto quello di cui “un capo di stato corrotto potrebbe aver bisogno”, come recita la descrizione sul sito del progetto.
Infine, a completare l’esperienza, c’è anche un museo dedicato alla storia del muro, dove fotografie, reperti e documenti video offrono al visitatore un po’ di storia del luogo, come in ogni visitor center che si rispetti.

UN PIANOFORTE CHE SUONA DA SOLO

Nella hall, ad accogliere i visitatori, c’è un pianoforte che suona da solo. Lo strumento, controllato in remoto da un software, offrirà ogni sera un concerto originale, scritto e registrato in esclusiva per l’hotel. La programmazione include un greatest hit dei Massive Attack suonato con tre mani, e brani originali di Trent Reznor & Atticus Ross, Flea e Hans Zimmer.
Vorremmo invitare tutti a venirci a trovare, soprattutto i civili isrealiani”, ha commentato il manager dell’albergo Wisam Salsaa, “vogliamo che imparino a conoscerci meglio, perché quando lo faranno capiranno che ci sono molti stereotipi da abbattere, e le cose potrebbero cambiare”. Gli israeliani però non hanno il permesso di visitare Betlemme e i suoi luoghi sacri, e anche se l’albergo di Banksy si trova ufficialmente in una porzione di territorio controllata dai militari israeliani, tutte le strade per raggiungerlo includono almeno un passaggio attraverso zone a controllo palestinese.

Ma Banksy sembra fiducioso e ironizza: “Il mio commercialista sostiene che le persone avranno paura di venire qui, a causa della location militarizzata e rischiosa, ma io gli ho ricordato che in occasione del mio progetto precedente, la gente ha trascorso una giornata intera a Weston-super-Mare.” E continua: “I muri vanno molto di moda in questo momento, ma io me ne sono occupato molto prima che Trump li rendesse cool”. Non è infatti la prima volta che l’artista britannico si confronta con il tema, e con questi territori in particolare: quasi dieci anni fa ha iniziato a dipingere sul cemento della barriera israeliana, lasciando sul posto una serie di opere murali che sono diventate, negli anni, delle destinazioni irrinunciabili per chi visita la zona.

– Valentina Tanni

www.banksy.co.uk

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

4 COMMENTS

  1. Non è vero che divida Israele dai territori palestinesi. Il muro israeliano divide Betlemme includendo territori palestinesi.

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