Sulle tracce del mito di Icaro: morto a 79 anni lo scultore belga Panamarenko

 Artista, fisico, ingegnere, inventore e visionario, ha plasmato la sua opera attorno al binomio progresso-fallimento. È considerato uno dei più importanti artisti delle Fiandre della seconda metà del Novecento

Panamarenko via Wikipedia
Panamarenko via Wikipedia

Nato ad Anversa nel 1940 da una famiglia di riparatori di barche, avrebbe compiuto 80 anni l’anno prossimo: se ne va Henri Van Herwegen, conosciuto da tutti come Panamarenko. Ad esprimere il cordoglio per la sua morte, alcuni personaggi di spicco del mondo politico, come Jan Jambon, Ministro della Cultura fiammingo che ha dichiarato, “Panamarenko è stato uno dei nostri artisti più sorprendenti, una personalità di alto profilo che non dimenticheremo tanto facilmente”.  Il suo predecessore Sven Gatz, invece, lo ha definito “il poeta di tutto ciò che poteva (non) volare, navigare e correre“, facendo riferimento al suo immaginario artistico fondato su un sentimento di rovina, di insuccesso, attraverso il quale però ha ricevuto molti traguardi, raggiungendo il suo sogno.

PANAMARENKO: LA POETICA DEGI AEREI CHE NON VOLANO

Si è formato alla Royal Academy of Fine Arts dal 1955 al 1960. Dopo un primo abbaglio per la pop art, il suo interesse si indirizza fin da subito nel settore dell’aviazione e delle macchine tecnologiche in grado di elevare l’uomo. Una fascinazione a cui, con tutta probabilità, deve anche il suo nome d’arte, ispirato alla pronuncia di “Pan American Airlines and Company”. Influenzato da Marcel Broodthaers, Bruce Nauman e Picasso, il suo grande maestro e “talent scout” – diremmo oggi – è Joseph Beuys, che nel 1968 lo invita a esporre per la prima volta il suo Flugzeug (aeroplano) all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. La particolarità delle sue opere consiste nella grande attenzione all’ingegneria aerodinamica che le avvicina al vero: ciò che le differenzia, però, è che le sculture di Panamarenko non volano, e mai lo faranno. Così lo scultore ha sviluppato la sua poetica del fallimento, della speranza e della continua curiosità umana: un eterno mito di Icaro che, nonostante le tecnologie più avanzate che possa ver sviluppato, una volta giunto vicino al suo sogno è destinato a precipitare.

PANAMARENKO: I RICONOSCIMENTI

Il suo lavoro si è poi sviluppato in macchine, sottomarini, tappeti volanti e uccelli, con un ottimo successo. Ha esposto in sedi come Documenta IX a Kassel, Neue Nationalgalerie di Berlino, MUHKA di Anversa, Centre Pompidou, Parlamento Europeo di Bruxelles, Fine Arts Museum di Bruxelles, fino al Reina Sofia di Madrid e al Museum of Modern Art di New York. Nel 2005 ha annunciato il ritiro dalla scena artistica e ha lanciato il proprio marchio di caffè, PanamaJumbo. Il 24 aprile 2009, la compagnia belga VLM Airlines ha nominato uno dei suoi velivoli Fokker 50 in suo onore. Panamarenko ha ricevuto due dottorati onorari: nel 2010 presso l’Università di Hasselt e nel 2014 presso l’Università di Mons. In occasione della sua scomparsa e di quegli 80 anni a cui non è riuscito ad arrivare, la sua famiglia organizzerà una doppia celebrazione: dal 24 gennaio al 22 marzo 2020, alla galleria Campo & Campo del quartiere di Borgerhout si svolgerà una mostra temporanea con una ventina tra le sue migliori opere. Le sue celebrazioni proseguiranno in estate, da maggio a agosto presso il MUHKA di Anversa.

-Giulia Ronchi 

https://www.panamarenko.be/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.