Art Basel Miami 2019: un report delle gallerie e degli artisti presenti

Ad Art Basel Miami 2019 gli italiani si stanno facendo valere: il clima è positivo e gli artisti, sia storicizzati che più giovani, sollevano un notevole interesse da parte del pubblico. Un report dagli stand della fiera e i pareri ” a caldo” dei galleristi presenti

Vista da Art Basel Miami, l’Italia dell’arte sembra in ottima salute. Le gallerie italiane in fiera sono tante e tanti sono i nomi italiani che si incontrano nei booth delle gallerie internazionali. Riconoscibili, apprezzate e ben pagate, opere di grandi come Mario Merz, Lucio Fontana e Michelangelo Pistoletto fanno la loro parte in un evento che quest’anno sembra aver recuperato un po’ di sobrietà.

-Maurita Cardone

1. LA BANANA DI CATTELAN A ART BASEL MIAMI

Maurizio Cattelan, Comedian, esposta nel booth di Perrotin suscita la curiosità del pubblico di Art Basel. Foto: Maurita Cardone

Ma a rubare la scena, suscitando come sempre clamore, è Maurizio Cattelan che nello stand di Perrotin torna per la prima volta dopo oltre 15 anni a esporre un’opera in una fiera. In perfetto stile Cattelan: una banana appiccicata alla parete con un pezzo di nastro adesivo grigio. E se la provocazione non fosse abbastanza esplicita, il titolo chiarisce: Comedian. Il comunicato stampa della galleria spiega che l’artista voleva fare un’opera (poi emulata in tutto il mondo, come mostra la pagina Instagram dedicata) a forma di banana e, per mesi, ha portato con sé questo frutto e attaccandolo alle pareti delle stanze d’albergo e degli appartamenti in cui andava per trovare ispirazione, fino a decidere che la soluzione migliore sarebbe stata una banana vera. Il nastro adesivo è lo stesso usato da Cattelan nel ’99 per attaccare al muro il suo gallerista Massimo De Carlo. Stavolta, l’opera salta meno agli occhi: persa su una parete completamente bianca, in uno stand in cui molte delle opere occupano lo spazio con prepotenza, va cercata. In apertura della fiera, il pubblico osservava incuriosito la banana che iniziava ad annerirsi. Qualcuno si informava sul prezzo:120.000 dollari. Non molto, rispetto alle cifre di altri grandi italiani portati in fiera dalle principali gallerie venute dalla Penisola che si distinguono per allestimenti senza fronzoli, in grado di riportare al centro della conversazione l’opera.

2. ART BASEL MIAMI: MAZZOLENI

Jose Graci e Davide Mazzoleni davanti a un’opera di Nunzio all’interno del booth di Mazzoleni ad Art Basel Miami. Foto: Maurita Cardone

Mazzoleni punta sui suoi classici con un allestimento che indaga sugli sviluppi dell’arte nel Dopoguerra: “Abbiamo voluto presentare i due diversi approcci che coesistono nella produzione artistica anni ’50, ci ha spiegato il direttore Jose Graci, “da una parte c’è l’uso tradizionale della tela che fanno artisti come Vedova, con un approccio più violento, o Hartung, più segnico; dall’altra parte c’è un andare oltre la tela come in Fontana o Burri. Negli anni del Dopoguerra molti artisti continuavano a fare la guerra sulla tela o con la tela: in questo allestimento abbiamo voluto riconoscere e mostrare l’importanza di quel momento, da cui poi si sviluppa tutto quello che succede dopo, a partire dall’Arte povera che, con Pistoletto o Kounellis, usa materiali diversi e abbandona del tutto la tela”. L’allestimento è di impatto con un booth dominato dalla grande tela rotonda di Emilio Vedova, Non Dove ’86.

3. ART BASEL MIAMI: TORNABUONI

Ursula Casamonti davanti a un Boetti nello stand di Tornabuoni. Foto: Maurita Cardone

Si concentra sullo stesso momento storico l’allestimento di Tornabuoni che, oltre ai Fontana, Burri, Boetti, dedica un’intera parte del suo booth ad Afro che, ci spiega Ursula Casamonti, “non è molto conosciuto in America, però sta piacendo e suscitando interesse. Oltre a portare i nostri pezzi forti, le opere iconiche e più decorative, come possono essere quelle di Fontana o Castellani, vogliamo fare anche un po’ di sensibilizzazione e promuovere artisti italiani meno noti”. Soddisfatti finora per le vendite tra cui, oltre a Biasi e D’Orazio, figura la più giovane Francesca Pasquali, la cui composizione in neoprene, Frappa (2016), ci dice Casamonti, è piaciuta molto.

4. ART BASEL MIAMI: CARDI GALLERY

Il booth di Cardi ad Art Basel Miami. Foto: Maurita Cardone

Solo artisti italiani per l’allestimento di Cardi che punta su Spazialismo e Arte Povera con un Fontana da 11 tagli del ’64 (in vendita per otto milioni!) e un mastodontico Kounellis del ’99. La galleria dedica una parete a Mimmo Rotella di cui espone tre opere della serie Blank (1980) e un Personaggio (1990). “Queste sono quattro opere meno note della sua produzione, in cui l’artista copriva invece che strappare”, spiega Edoardo Osculati. Ampio spazio anche a Carla Accardi di cui sono in esposizione sia tempere che composizioni in legno e sicofoil. Alcune, ci rivela Osculati, sono già state vendute: “C’è un rinato interesse per questa artista, anche in Italia”, spiega il gallerista.

5. ART BASEL MIAMI: ALFONSO ARTIACO

Lo stand di Alfonso Artiaco. Foto: Maurita Cardone

Internazionale, invece, il booth di Alfonso Artiaco dove domina un lavoro di grande scala di Ida Tursic e Wilfried Mille, una serie di pannelli che gli artisti utilizzavano per prove colore nel loro atelier e poi stampati e dipinti. La galleria dedica una parte del booth a una monografica di Robert Barry con opere realizzate tra il ’60 e il ’71, meno note, ma fondamentali per comprendere le basi del lavoro concettuale dell’artista.

6. ART BASEL MIAMI: GALLERIA CONTINUA

Lorenzo Fiaschi di Galleria Continua davanti a uno specchio di Pistoletto. Foto: Maurita Cardone

Spazia sui cinque continenti la toscana galleria Continua che propone artisti dall’India, Sud America, Africa ed Europa e che, al secondo giorno di fiera, esprime già molta soddisfazione per le vendite. Quest’anno, Continua, che ad Art Basel Miami partecipa fin dalla prima edizione, ha curato anche un’installazione all’interno della nuova sezione Meridians cui la fiera dedica un intero piano, separato dai booth delle gallerie e dove l’arte è immersa in un’atmosfera più riflessiva. La sezione, curata da Magalì Arriola, propone 34 progetti che vogliono creare un dialogo tra il Sud e il Nord del mondo e dell’arte. Continua ha proposto uno spazio dedicato all’installazione dell’opera Planas: del 1 de enero al 31 de diciembre del año 2005, di José Antonio Suàrez Londoño, una raccolta di schizzi, parole, idee dell’artista colombiano. “L’opera”, ci spiega Lorenzo Fiaschi, “è la produzione di un intero anno e racconta il mondo ossessivo di questo artista, mescolando la sua storia personale e la storia dell’arte. Siamo stati invitati dalla curatrice ad esporla, ma non pensavamo davvero di venderla perché è un’opera immensa, particolare, difficile da allestire. E invece l’abbiamo venduta il primo giorno”.

7. ART BASEL MIAMI: L’OPERA DI MERZ

Il booth della Galleria Christian Stein, con al centro Tutto scorre, Heraclito (1985), di Mario Merz. Foto: Maurita Cardone

All’interno della sezione Meridians, l’Italia compare anche con una grande opera di Mario Merz, Pantere sul Cono (1978), presentata dalla berlinese Konrad Fischer. Merz è protagonista anche dell’allestimento della Galleria Christian Stein, che torna quest’anno in fiera dopo tre anni di assenza, con lo spettacolare Tutto scorre, Heraclito (1985), installato all’interno di un booth con poche opere ma di indubbia efficacia.

8. ART BASEL MIAMI: MAGAZZINO

Il booth di Magazzino con un’opera di Alessandro Piangiamore in primo piano. Foto: Maurita Cardone

Punta invece su nomi italiani meno noti e più giovani Magazzino, che porta in fiera e vende al primo giorno Alessandro Piangiamore e Elisabetta Benassi. “Come sempre”, ci dice Mauro Nicoletticerchiamo di sostenere e far conoscere artisti italiani più giovani che, nel tempo, sono riusciti ad ottenere riconoscimento internazionale e ora iniziano ad essere apprezzati e noti”. Ci sono Fiamma Montezemolo, con Neon Afterwords (2016), ispirato a un racconto di Borges, Francesca Leone con le sue Carte, Daniele Puppi con l’opera di videoarte, American Songs (2019) e Namsal Siedlecki con Trevi (2019), una composizione di monete e medaglie recuperate dalla fontana di Trevi.

9. ART BASEL MIAMI: DE CARLO

Il booth della galleria Massimo De Carlo. Foto: Maurita Cardone

Molto soddisfatti anche da Massimo De Carlo, dove è in mostra un mix di artisti internazionali, tra cui anche le italiane Paola Pivi e Maria Lai. Se la prima è molto conosciuta e amata oltreoceano (l’anno scorso durante Art Basel ha aperto una personale al The Bass Museum e la galleria Perrotin le aveva dato ampio spazio nel suo booth), la seconda è ancora da far conoscere: “Crediamo molto nell’importanza di iniziare un’operazione per far conoscere gli artisti, anche attraverso le fiere come questa che è un’importante piattaforma internazionale”, ci spiegano, “la nostra galleria ha una tradizione di artisti che approfondiscono la relazione con il linguaggio e ne fanno una base concettuale del proprio lavoro, come per esempio Tony Lewis o Alighiero Boetti”. La galleria ha portato in fiera anche opere del duo Elmgreen & Dragset, scelti dalla città di Miami Beach tra i quattro artisti commissionati per realizzare opere da esporre intorno al convention center che ospita la fiera, per celebrarne la fine dei lavori di ristrutturazione e ampliamento. L’opera, una piscina double face che richiama l’infinito, è installata proprio davanti all’ingresso del centro fieristico.

10. ART BASEL MIAMI: NOERO

In primo piano Winner or Loser (2019) di Lara Favaretto e, sulla parete, Blue Fan (2019) di Mark Hanforth nel booth di Noero. Foto: Maurita Cardone

Quest’anno tocca invece a Noero portare in fiera un’artista italiana con una personale in corso al The Bass. Si tratta di Lara Favaretto di cui la galleria torinese espone due cubi di coriandoli blu (Winner or Loser, 2019) felicemente accostati al tappeto East Bedroom (2016-18) di Sam Falls e ai neon Blue Fan (2019) di Mark Hanforth. “Per noi questo è un anno importante”, commenta Franco Noero, “soprattutto per questa mostra a The Bass che il museo ha fortemente voluto. È la quarta mostra personale di Favaretto in una importante istituzione americana. È un’artista che ormai è molto nota ed apprezzata. Ma in questi giorni stanno andando bene anche gli altri. Piace molto, per esempio, l’opera di Vezzoli, questa immagine di Cicciolina rubata ai giornali. In generale questa non è una fiera facile, ma è un momento importante per mettere in dialogo il Nord e Sud del mondo”.

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.