Muore a Roma Ovidio Jacorossi, imprenditore e collezionista fondatore del museo Musja

Il collezionista si è spento a 85 anni, a poche settimane dall’apertura del suo museo d’arte contemporanea, Musja. Ne ripercorriamo la vita, la carriera e l’impegno per la cultura

Ovidio Jacorossi - photo R. De Antonis (dettaglio)
Ovidio Jacorossi - photo R. De Antonis (dettaglio)

È morto a Roma a 85 anni Ovidio Jacorossi, imprenditore e collezionista attivo nel panorama artistico della Capitale. Risale esattamente a due anni fa l’apertura della sua ultima impresa culturale, Musia, spazio dedicato all’arte contemporanea trasformato poi in Musja“dopo il primo anno di vita come laboratorio di sperimentazione multidisciplinare, ‘Musia’ diventa ‘Musja’ (Museo Jacorossi) e in autunno cambia pelle, trasformandosi in museo privato, per offrire al pubblico un articolato programma artistico e culturale, all’interno di uno spazio che sarà interamente dedicato all’arte contemporanea”, spiegava lo scorso luglio Jacorossi in questa intervista su Artribune. I funerali di Ovidio Jacorossi si terranno giovedì 24 ottobre nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, alle ore 15.

Musja, cortile
Musja, cortile

LA STORIA DI OVIDIO JACOROSSI, TRA IMPRENDITORIA E CULTURA

Musja si trova in luogo fondamentale per la vita personale e professionale di Ovidio Jacorossi: dove oggi sorge il museo – in Via dei Chiavari, a due passi da Campo de’ Fiori – nel 1922 Agostino Jacorossi avviava la sua avventura imprenditoriale con un piccolo negozio di carbone. Ed è proprio quella antica bottega di quartiere – divenuta col tempo il luogo-simbolo della storia imprenditoriale e familiare della dinastia Jacorossi –, che oggi è un luogo dedicato alle arti e alla cultura, fortemente voluto dal nipote da Ovidio, nipote di Agostino. Come racconta Massimiliano Tonelli in questo articolo“alla fine degli Anni Ottanta ‘la Jacorossi’ era il decimo gruppo italiano per fatturato, il primo a Roma escluse le conglomerate statali. Un gigante da 5mila miliardi l’anno e migliaia di dipendenti sempre, spiega Ovidio con standing da imprenditore illuminato, ‘incentrato sulla persona’. Negli anni la Jacorossi diversifica: dal carbone si passa al petrolio, al carburante, all’energia, poi si transita alla logistica, alla manutenzione, al riscaldamento, alla gestione di immobili pubblici, all’impiantistica fino alla cultura: è questa la società che negli ultimissimi Anni Ottanta si inventa il concetto di global service per i musei”. Come accaduto al Palazzo delle Esposizioni, sui la Jacorossi investì 18 miliardi per riaprirlo e di cui ha gestito i servizi (caffè, cucina, libreria, cinema, spazi in affitto) per 12 anni.  In questa fase, intanto, la famiglia Jacorossi raccoglieva opere d’arte; l’attività collezionistica diventa più strutturata dalla fine degli anni Settanta, con opere di artisti del calibro di Burri, de Chirico, Balla, Schifano, solo per fare qualche esempio. “A Roma a un certo punto costruimmo una sede aziendale di 7 piani all’Eur, piena di opere d’arte”, ci raccontava il collezionista. La sede aziendale poi fu realizzata a Milano, un’altra sorta di museo di “7 piani e ognuno era dedicato a un decennio: il piano terra con gli Anni Ottanta dove avevo messo tutti i 60 quadri degli Anacronisti che comprai in blocco alla Biennale del 1984, nel piano superiore gli Anni Settanta e su così”. Le dinamiche della vita e dell’economia però a volte fanno brutte sorprese: arriva la crisi, e negli anni Novanta l’azienda viene acquisita da una multinazionale francese.

Musia, Roma
Musia, Roma

LO SPAZIO MUSIA DI OVIDIO JACOROSSI

Nonostante le vicissitudini imprenditoriali, la passione per l’arte di Ovidio Jacorossi rimane immutata, anzi si trasforma in voglia di concretizzare progetti ambiziosi e a lungo termine. Nel dicembre 2017 veniva inaugurato Musia, spazio polifunzionale dedicato all’arte contemporanea ristrutturato su progetto dell’architetto Carlo Iacoponi e sviluppato attraverso la stratificazione di elementi architettonici di epoche diverse, dall’età romana al Rinascimento. Musia ha dato il via alla sua attività con Dal Simbolismo all’Astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi, mostra a cura di Enrico Crispolti che ricostruiva il quadro storico entro il quale si sono sviluppate le vicende delle arti plastiche a Roma nella prima metà del Novecento, con opere di autori del calibro di De Carolis, Balla, Martini, Cagli, Leoncillo, Colla, Afro, Bargellini, Edita Broglio, Di Cocco, i Ferrazzi e Janni.

IL PASSAGGIO DA MUSIA A MUSJA. UN NUOVO MUSEO PER LA CAPITALE

Lo scorso 8 ottobre è stato inaugurato Musja, museo d’arte contemporanea figlio della precedente e quasi omonima esperienza Musia. Un museo privato con una nutrita e importante collezione d’arte del Novecento, che si estende su 1000 metri quadrati, sale dedicate all’esposizione, wine bar e ristorante. “Il nuovo Museo raccoglie e custodisce, sin dalla rinnovata denominazione, l’eredità culturale della mia collezione, le cui opere saranno esposte a rotazione in occasione di mostre dedicate o nell’ambito di progetti espositivi inediti, con uno sguardo sempre attento alle tendenze più innovative del panorama contemporaneo internazionale”, spiegava Jacorossi in un’intervista a Santa Nastro. “Con la nascita di Musja, la famiglia Jacorossi dona un nuovo Museo alla città di Roma e a tutto il Paese, mettendo a disposizione della collettività una collezione d’arte che rappresenta il risultato di una lunga storia umana e imprenditoriale, segnata dalla centralità del valore della persona e dal riconoscimento dell’importanza della creatività nello sviluppo del potenziale di ogni individuo. Musja si propone di essere un punto di riferimento per il pubblico locale, nazionale e internazionale, promuovendo un approccio culturale dinamico che valorizzi il ruolo dell’arte come strumento fondamentale per la crescita del singolo e della società”. La mostra inaugurale di Musja, a cura di Danilo Eccher, si intitola The Dark Side. Chi ha paura del buio?, con opere di Gregor Schneider, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Christian Boltanski, James Lee Byars, Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Monica Bonvicini, Monster Chetwind, Sheela Gowda, Shiota Chiharu, ed è visitabile fino all’1 marzo 2020.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.