Morto il curatore Okwui Enwezor. Il ricordo di Ludovico Pratesi

Il curatore Ludovico Pratesi racconta l’incontro personale e professionale con Okwui Enwezor

Okwui Enwezor, direttore della 56. Biennale d'Arte Visiva di Venezia
Okwui Enwezor, direttore della 56. Biennale d'Arte Visiva di Venezia

Ho seguito l’attività di Okwui Enwezor fin dal 2002, quando curò una Documenta davvero rivoluzionaria, con le opere di artisti allora poco noti ma destinati a una grande carriera internazionale. Sto parlando di Amar Kanwar, Doris Salcedo, William Kentridge, Glenn Ligon e molti altri, inseriti nel contesto di una mostra indimenticabile: Okwui vi si aggirava con un’aria soddisfatta e sicura di essere riuscito, a 39 anni, a curare un’esposizione colossale, primo non europeo nella storia dell’istituzione. Lo rividi molti anni dopo a Roma, a un’inaugurazione da Gagosian, e parlammo della capacità dei curatori delle mostre internazionali (Documenta o Biennali) di “performare”: “They have to perform”, diceva nel suo inglese perfetto, “otherwise their shows will not be relevant”. Si era subito immerso nella conversazione, incurante del chiacchiericcio mondano che ci circondava, e faceva valere le sue ragioni in maniera calma ma assertiva.

L’INCONTRO A VENEZIA

Lo rividi pochi mesi dopo a Venezia, per un’intervista sulla Biennale che curò nel 2015: era gentile e determinato nello spiegare l’articolazione della mostra, senza mai un ripensamento o un dubbio. Mi resi conto del fascino magnetico che esercitava su chi lo ascoltava, per la sicurezza della sua esposizione, convincente senza mai essere perentoria. Aveva le idee chiare e le voleva trasmettere. Ci salutammo con una stretta di mano: forte e decisa come il suo carattere. Non l’ho più rivisto, ma da allora ho avuto il privilegio di essere inserito nella sua newsletter personale, che forse non riceverò più. Addio Okwui, il tuo esempio ci mancherà.

– Ludovico Pratesi

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