A Milano il progetto di videoarte e musica COCO 7. Intervista tra Federico Pepe e Jacopo Benassi

Per parlarvi del nuovo progetto dei due poliedrici artisti abbiamo chiesto loro di intervistarsi a vicenda. Ecco cosa ci hanno e si sono raccontati…

Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7
Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7

In occasione del settimo episodio di COCO – progetto che unisce videoarte e musica, realizzato a quattro mani dal designer Federico Pepe e dal fotografo Jacopo Benassi –, in programma nello spazio de Le Dictateur a Milano, abbiamo chiesto ai due artisti di intervistarsi a vicenda per parlarci di COCO 7.

Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7
Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7

Jacopo Benassi: Fai sogni brutti la notte? 

Federico Pepe: Da quando ho smesso con alcune cattive abitudini sogno molto di più, o perlomeno ricordo di più. Generalmente faccio sogni piacevoli, a volte meno. 

JB: Ti ricordi com’è nata l’idea di COCO 7? 

FP: Mi pare sia nata durante una cena nella mia vecchia casa. Era chiaro, come per i precedenti episodi di COCO, che tu non avevi intenzione di mettere in questo progetto alcuna idea perché ci metti già il corpo. Devi performare. Conosco bene il tuo feticismo per il corpo, al tempo stesso la regola principale che ci siamo dati in questo progetto è che tu fai tutto quello che dico io. Quindi mi chiedo: cosa ti porta a fidarti di una situazione, di un contesto, di chi ti dirige? 

JB: Amo fotografarmi ed essere fotografato! Mi piace essere la parte slave di COCO, è il mio contributo artistico a questo progetto. Inizialmente, quando mi hai proposto di fare COCO non ero convinto, a un certo punto volevo pure rinunciare. Io odio avere delle idee, il mio lavoro si basa su uno stato d’animo. Sono sempre nudo e mi faccio autoritratti, anche quando non mi fotografo direttamente. La cosa bella di questo progetto è che abbiamo trovato un punto in comune: io metto la mia fisicità e tu le idee. È anche grazie a un’esperienza come questa che mi sto avvicinando alla performance live. Per rispondere alla tua domanda, io non accetto limiti e faccio tutto.

Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7
Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7

FP: Penso spesso al fatto che via via, nel corso dei vari episodi, il tuo approccio alla recitazione e la tua capacità di entrare nel ruolo assegnato è cambiata moltissimo. Come valuti questa evoluzione? Cosa è successo? A me pare che COCO abbia aperto un ciclo che ti riguarda e che va anche oltre questo progetto. Sicuramente il tuo rapporto con Kinkaleri centra molto con tutto questo. 

JB: Come una persona che disegna sempre la stessa cosa, mi sono abituato. Poi, forse, ho capito che lasciarsi andare completamente permette di esprimersi senza toccare una fotocamera o un pennello. Detto questo, non mi sento certamente un attore e non sono un attore. Sarei con Paolo Sorrentino se lo fossi, mica con te :) Io quando faccio COCO sono me stesso.

FP: Questo progetto si fonda sull’interazione tra video e musica. Poi entrambi siamo dei compulsivi produttori di oggetti editoriali.

JB: Con COCO ho la possibilità e il piacere di lavorare con amici carissimi che hanno suonato al btomic, il locale che ho aperto alla Spezia alcuni anni fa con un gruppo di cari amici. Tu che ti sei occupato, tra le altre cose, di trovare il nome e disegnare il logo. In COCO coinvolgo i musicisti che sono diventati grandi amici, penso per esempio a Lori Goldston, che ha immaginato la colonna sonora del settimo episodio. Sono gli stessi musicisti che ho fotografato in The Eyes Can See What The Mouth Cannot Say, il magazine che abbiamo fatto insieme. La musica mi segue da sempre. Con btomic ho sentito l’esigenza di salire sul palco, dopo COCO è arrivata la performance No Title Yetcon Kinkaleri con cui ora lavoro spesso, e poi ci sono state le collaborazioni con Khan of Finland e Jochen Arbeit. Io e te collaboriamo da parecchio tempo e, pur avendo due caratteri diversi, abbiamo trovato un punto che ci lega. Qual è per te?

FP: Secondo me ci lega la stessa attitudine verso il lavoro, il fatto di non aver mai avuto nulla di facile o immediato, il fatto che continuiamo da anni a costruire il nostro mondo, pezzo dopo pezzo con costanza. Ci lega il fatto che siamo attratti da situazioni e persone al limite, forse un po’ ai margini, piuttosto che dal glam e da situazioni fighe. Ci lega il fatto che da anni ci sosteniamo a vicenda. Siamo fratelli. Conti alla mano collaboriamo insieme da quindici, forse sedici anni. Cosa pensi sia cambiato in quello che facciamo? C’è una linearità? Siamo schizofrenici?

Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7
Federico Pepe e Jacopo Benassi, COCO 7

JB: Quando ti ho conosciuto stavi preparando il primo numero de Le Dictateur e tornando a casa, dopo il nostro incontro, mi sono detto: il solito pazzo visionario! Invece no, eri e sei uno che fa pochi discorsi ma fatti! Comunque, non so cosa sia cambiato. Sicuramente siamo sempre più noi stessi e probabilmente non è cambiato granché. Hai ragione, siamo fratelli. Quando abbiamo girato COCO 7 ti sei mai chiesto: io, al posto di Jacopo, come farei questa scena?

FP: Manco morto! (lo so, potrebbe sembrare una battuta visto che in COCO 7 interpreti un cadavere)

JB: Rompo il cazzo sul set? 

FP: Rompi il cazzo tantissimo sul set. Sei un lamentone e ormai ti piace farti trattare da attore protagonista. Lo sai che tutti ti vogliono bene però, perché quello speso insieme è sempre un tempo fantastico.

JB: Chi è Jacopo Benassi?

FP: È la voce di una coscienza che non puoi evitare e non puoi silenziare. Il suo sguardo e il suo carattere sono totalmente tangenti. Dritti al punto senza alcuna scorciatoia. Sei una persona di cui sento spesso la mancanza. E quindi penso a un nuovo COCO.

JB: Allora quando facciamo il prossimo? 

FP: Spero a breve, perché dobbiamo chiudere il progetto per passare ad altro. Ma le cose vanno chiuse senza distrazioni. Credo gireremo l’ottavo e ultimo episodio nei primi mesi del 2020. Dovrà essere atomico, grandioso. Oppure sarà una vaccata. E poi ci sarà la presentazione del progetto completo, sei o sette anni di lavoro condensati insieme.

– a cura di Saul Marcadent

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