Turner Prize: i 4 finalisti dell’edizione 2019. I profili

Diritti umani, denuncia sociale e femminismo. Sono questi i temi trattati dagli artisti che si contendono il Turner Prize 2019, premio tra i più prestigiosi e ambiti dagli artisti britannici contemporanei. Ecco il profilo dei finalisti in quattro brevi ritratti.

Lawrence Abu Hamdan, Helen Cammock, Oscar Murillo e Tai Shani sono gli artisti che si contendono l’edizione 2019 del Turner Prize, premio istituito nel 1984 e tra i più ambiti e prestigiosi dell’arte contemporanea, bramato da tutti gli artisti britannici di nascita o che risiedono in Gran Bretagna che si siano distinti per un importante progetto espositivo. L’artista vincitore – selezionato da una giuria composta da Alessio Antoniolli, Elvira Dyangani Ose, Victoria Pomery e Charlie Porter e presieduta dal direttore della Tate Britain Alex Farquharson – si aggiudicherà un premio in denaro pari a 25mila sterline, mentre agli altri finalisti è destinato un riconoscimento di 5mila sterline. Dal 28 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 presso il Turner Contemporary a Margate si terrà una mostra dedicata ai quattro artisti finalisti, mentre il vincitore sarà annunciato il 3 dicembre 2019 in una cerimonia di premiazione in diretta sulla BBC. In attesa di conoscere chi riceverà il premio artistico più bramato del Regno Unito, ecco una panoramica sui finalisti del 2019.

– Desirée Maida

www.tate.org.uk

1. LAWRENCE ABU HAMDAN

Lawrence Abu Hamdan Portrait, credit Miro Kuzmanovic

Lawrence Abu Hamdan è stato selezionato dalla giuria per la sua mostra personale Earwitness Theatre a Chisenhale, per l’installazione video Walled Unwalled e la performance After SFX alla Tate Modern di Londra. Il lavoro di Abu Hamdan esplora i processi della memoria e del linguaggio, focalizzando l’attenzione anche sui diritti umani. La giuria è rimasta colpita “dall’esplorazione del suono di Abu Hamdan come elemento architettonico e dal modo in cui attraverso il suono ricrea situazioni particolari”.

2. HELEN CAMMOCK

Helen Cammock Portrait (c) Magda Stawarska Beavan

Selezionata per la sua mostra personale The Long Note al Void a Derry Londonderry e IMMA a Dublino, il lavoro di Helen Cammock esplora le storie sociali attraverso film, fotografia, stampa, testo e performance. Creando stratificazioni narrative che permettano di rivelare la natura ciclica della storia, The Long Note esamina la storia e il ruolo delle donne nel movimento per i diritti civili a Derry Londonderry. Il lavoro evidenzia come la politica dell’Irlanda del Nord abbia oscurato la storia sociale del territorio e la varietà di posizioni politiche prese dalle donne in quel contesto.

3. OSCAR MURILLO

Oscar Murillo Portrait, Photograph by Jungwon Kim

Oscar Murillo è stato scelto dalla giuria del Turner Prize 2019 Per la sua partecipazione alla 10a Biennale di Berlino e le mostre personali Violent Amnesia a Kettle’s Yard a Cambridge e al Chi K11 art museum di Shanghai. Il lavoro di Murillo incorpora una varietà di tecniche e media tra cui pittura, disegno, performance, scultura e suono, spesso utilizzando materiali riciclati e frammenti del suo studio. Il lavoro di Murillo riflette sulla sua esperienza di spostamento e sulla ricaduta sociale della globalizzazione.

4. TAI SHANI

Tai Shani Portrait

La giuria ha selezionato Tai Shani per la sua partecipazione a Glasgow International 2018, per la mostra personale DC: Semiramis al The Tetley a Leeds e per la partecipazione a Still I Rise: Feminisms, Gender, Resistance al Nottingham Contemporary e De Le Warr Pavilion, Bexhill-on-Sea. Nella giuria ha suscitato particolare interesse l’ultimo progetto in corso di Shani, Dark Continent, per la peculiarità di combinare testi storici e riferimenti contemporanei. Sviluppato in quattro anni, il progetto prende ispirazione da un testo femminista del XV secolo, The Book of the City of Ladies di Christine de Pizan. Shani utilizza installazioni teatrali, performance e film per creare la propria città allegorica di donne popolata da personaggi fantastici, trasportando lo spettatore in un altro tempo e luogo.

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.